lunedì 20 febbraio 2017

The Stompcrash - Intervista


Hanno appena pubblicato il nuovo album "Swear By The Moon" per Trisol Music Group.
Sono giovani, oscuri ed italiani. Il cantante Christian Celsi ci rivela il lato oscuro  di questo disco.


Intervista a cura di Michela (Anesthesia)

LFdM: Stompcrash, siete attivi dal 2002. Purtroppo il genere non dà molto spazio alla divulgazione di massa che per certi versi può essere anche positivo, ma per chi non ha mai sentito parlare di voi, come nasce l’idea Stompcrash?
Chris: Nasce molti anni fa ormai, la voglia di fare la propria musica con le proprie influenze musicali ci portò a creare questo progetto inizialmente in maniera molto ingenua e quesi per gioco. Da allora le cose sono molto cambiate, siamo maturati sia come persone che come musicisti, consapevoli di quello che siamo e delle direzioni che vogliamo intraprendere. La band si è fatta spazio nella scena gothic mondiale e abbiamo suonato in svariati festival e palchi d’Europa, insomma di acqua sotto il ponte ne è passata davvero tanta e posso dire che più di dieci anni fa non avrei mai pensato di arrivare fino al traguardo del quarto album ma ora più che mai sono sicuro ce ne sarà un quinto e forse molti altri.

LFdM: Il vostro genere è molto derivativo, nonostante questo ho apprezzato tantissimo la modernizzazione del suono in questo nuovo album rispetto già a Love from Hell, diciamo che l’ho trovato meno affine alla tradizione gothic; temete ancora di essere etichettati come l’ennesimo clone dei Sister Of Mercy?
Chris: Creare un proprio stile riconoscibile è sempre stata una prerogativa per la band e penso che questo sia un aspetto molto evidente nel precorso di questi quattro album, oggi siamo riusciti a raggiungere questo traguardo pienamente soprattutto gli ultimi due album sono quelli che definiscono in pieno il nostro sound. Non abbiamo mai temuto di essere etichettati come cloni di qualcuno anche perché da questo punto di vista siamo sempre stati molto borderline, è vero le influenze ovviamente ci sono e si sentono come è giusto che sia ma penso che la nostra personalità prevalga nettamente. Forse non saremo amatissimi dagli integralisti del genere proprio perché non siamo dei “cloni” ma del resto un genere che non si rinnova e che non tenta di esplorare nuove sonorita è destinato a morire e noi ci teniamo a rimanere artisticamente  “vivi”.

LFdM: Come è nato Swear By The Moon? I vostri album hanno tutti un filo conduttore, qualcosa che volete narrare fino alla fine dei giorni?
Chris: Di solito non vediamo gli album come dei concept ma è inevitabile che in fase di scrittura si venga a creare un filo conduttore dato dal periodo di vita che si sta vivendo dalle sensazioni che si stanno provando e tanto è più breve in periodo compositivo tanto più questi aspetti sono comuni fra le canzoni. “Swear by the Moon” è stato scritto in un tempo abbastanza breve per cui questo filo conduttore su molti brani del disco risulta ancora più evidente, distopia, dicotomia e alienazione sono sicuramente dei temi ricorrenti nel disco e poi ci sono i temi gotici  da cui tradizionalemente traiamo ispirazione, in questo disco sono presenti due brani ispirati direttamente a racconti di Nathaniel Hawthorne e Anton Chekhov, “The Wedding Knell” e “Mirrors”.

LFdM: I testi sono pieni di riferimenti a Lovecraft, Kafka -  narratori di creature orrifiche. Chi sono i mostri descritti dagli Stompcrash? Quanto è studiato e quanto invece appartiene a qualcosa di più intimo?
Chris: I mostri che vivono nelle nostre canzoni sono sempre mostri interiori che arrivano dal profondo dell’inconscio, è li che risiedono le cose più orrorifiche, i pensieri più malsani e le situazioni più alienanti. Quando si trae ispirazione da un racconto da cui si viene colpiti è perché risveglia qualcosa nel nostro intimo, qualcosa che stava già li ed è venuto alla luce. Spesso i riferimenti nelle nostre canzoni sono molto espliciti, altre volte più velati e presi da una grande distanza ma arrivano sempre dal nostro prodondo.
Oltre ai testi cerchiamo sempre di evocare, con la musica, delle atmosfere che creino un immaginario, che accompagnino l’ascoltatore in una scena, in una ambientazione, una canzone come “Plague Doctor” nasce proprio da questo approccio.

LFdM: Tornando a parlare di differenze, potrebbe palesarsi davanti ai vostri occhi l’idea di stravolgere almeno in parte il vostro suono in futuro?
Chris: Stilisticamente parlando avendo raggiunto il suono che stavamo cercando non vedo la necessità di stravolgere le cose ma sono aspetti che non si possono calcolare e spesso può essere più difficile mantenere un suono piuttosto che cambiarlo, in questo senso non possiamo fare previsioni, l’idea di cambiare non ci ha mai spaventato e il prossimo disco potrebbe anche avere un suono completamente diverso, chi può dirlo. Personalmente ti possiamo dire che abbiamo sempre apprezzato le band che hanno portato dei cambiamenti e delle novità nelle proprie nuove uscite, le band più affascinanti sono quelle che riescono a cambiare mantenendo il proprio stile.

LFdM: Qual è la peculiarità di questo disco?
Chris: Musicalmente è un disco molto più diretto dei precedenti, abbiamo cercato più immediatezza, è un disco più “da live” rispetto ai precendenti, tanto è vero che dal vivo lo suoneremo praticamente tutto. In aggiunta  è un disco molto più coeso rispetto ai lavori precedenti, le canzoni hanno continuità fra di loro e invece che come insieme di canzoni l’album si vive come un’entità unica.

LFdM: Quali sono le band che oggi vi incuriosiscono di più della scena gothic/dark wave?
Chris: Direi sicuramente molte band della scena italiana, molto valide e interessanti che si stanno facendo sempre più spazio nella scena globale. Andrebbero sostenute e seguite di più proprio qui a casa nostra dove spesso tendiamo ad essere un po’ esterofili.

LFdM. Progetti live?
Chris: Stiamo pianificando proprio in questo periodo una serie di date in Europa a supporto del nuovo album “Swear by the Moon” che a breve annunceremo. Oltre ai live nel mese di marzo uscirà un nuovo video per il nuovo singolo “Love is the Deepest Sea”  tratto dal nuovo album.

QUI la nostra recensione

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