giovedì 8 gennaio 2015

Intervista con gli At The Dawn

“…I feel it’s true, I’m not a mad…Forever you’ll remember my name…” (cit.)


LFdM: Ciao Stefano (voce) grazie per questa intervista. Parlare con i musicisti è sempre interessante, quando poi si tratta di quella di casa è doppiamente piacevole fare quattro chiacchiere. Ho un po' di domande da farti, quindi mettiti comodo!
Dunque, venite da Imola, siete in sei, raccontaci un po' della vostra storia..
Stefano: Beh ci sono semplicemente sei amici, alcuni cresciuti insieme fin da ragazzini, altri conosciutisi in età avanzata, ma accomunati tutti da una grande passione per la musica Metal.

LFdM: Capisco! Com'è nato il progetto degli At The Dawn?
S: E’ nato dal desiderio di Michele Viaggi (chitarrista) di creare un progetto a lungo termine che coinvolgesse, appunto, alcuni dei suoi vecchi amici di scorribande musicali, ma con un obiettivo ben definito: creare un qualcosa di valido, che andasse oltre alle solite prove e concerti in locale.

LFdM: Quella degli ATD è la vostra prima esperienza musicale o arrivate da altri progetti musicali?
S: Arriviamo tutti da altre esperienze musicali, sempre in ambito Metal locale, più o meno fortunate.

LFdM: I vostri due album precedenti sono stati registrati in un tempo record, come mai tutta questa velocità nel pubblicare due dischi? 
S: Guarda la cosa in realtà è molto semplice: Countdown to Infinity è stato il nostro EP che ci ha permesso di proporci alle etichette e di trovare un primo contratto discografico e From Dawn To Dusk è la sua naturale evoluzione nonché continuazione; infatti tutti i pezzi di Countdown to Infinity sono contenuti anche in From Dawn to Dusk.

LFdM: Ascoltare la vostra musica è davvero molto piacevole. Si sente energia, potenza ed una grandissima padronanza degli strumenti e della voce. Un perfetto mix tra power, heavy e symphonic con qualche accenno di prog. Come definireste la vostra musica?
S: Ci hai descritto alla perfezione: noi lo definiamo Heavy Symphonic Metal.  

LFdM: Vi va di raccontarci qualcosa di questo aspetto, una breve genesi del processo creativo dall'idea al cd vero e proprio?
S: Molto volentieri. Le nostre canzoni nascono tutte in linea di massima nel medesimo modo: uno di noi spedisce via web a tutti gli altri componenti un’idea di massima della canzone, generalmente già con una struttura e i riff principali di chitarra ben definiti. 
In seguito ognuno di noi fornisce il proprio apporto, modificando a proprio gusto e integrando le parti già scritte. In questo modo quando ci troviamo in sala prove per provare il nuovo pezzo, tutti abbiamo già ben in testa le parti e su cosa lavorare.

LFdM: Il vostro ultimo album sembra quasi un film che procede per gradi e per sonorità diverse, un po' come andare dall'alba al tramonto. È solo una mia percezione o c'è davvero questa escalation?
S: Sì, è così. C’è un filo conduttore che conduce proprio l’ascoltatore dall’alba al tramonto, facendogli attraversare o osservare il cielo: si parte con l’alba, poi un duello aereo, una tempesta di neve, una stella cometa, una fenice, lo spazio, l’empireo,  il tramonto e si chiude con il crepuscolo.

LFdM: Dove trai o traete l'ispirazione per musica e testi?
S: Per quel che mi riguarda (Stefano, voce) dal mito, la storia e le leggende. Non mi piace nelle mie canzoni parlare di temi scottanti o attualità perché se ne sente già parlare troppo e non mi piace parlare del personale perché appunto è…personale.

LFdM: C'è una canzone che, in qualche modo, può essere eletta a simbolo della vostra band, magari una che preferite tra tutte?
S: Di From Dawn to Dusk sicuramente "Red Baron’s Kiss".

LFdM: Trovo molto bella e ben curata la cover dell'album. È una fenice se non sbaglio? 
S: Non sbagli, è una fenice che rappresenta la nascita, l’alba del nostro progetto musicale. Il motto della fenice è POST FATA RESURGO , cioè dalla morte risorgo ed è un po’ quello che abbiamo fatto noi risorgendo dalla morte dei nostri precedenti progetti musicali.

LFdM: La vostra band ha riscosso un notevole successo e credo che non ci sia nulla di più bello che avere conferma del proprio valore musicale. Cosa vuol dire per voi riuscire ad arrivare al cuore delle persone?
S: Beh è la cosa più importante. Significa che hai fatto centro. Non importa quanto vendi, nessuno ormai si arricchisce più coi dischi, per lo meno a certi livelli, per cui quel che conta per me è sentire qualcuno in giro che fischietta le mie canzoni

LFdM: Adesso quali sono i vostri progetti? Altri cd in cantiere o siete indirizzati verso live in giro per l'Italia?
S: Abbiamo appena finito di registrare presso lo studio di Simone Mularoni (DGM) il nostro prossimo album e stiamo attualmente cercando una nuova etichetta con cui farlo uscire….poi live e promozione a manetta, in Italia ma non solo. 

LFdM: Fantastico, quando venite a Milano fatemelo sapere, sarò dei vostri!
S: Se verremo a Milano, e ci verremo prima o poi, vogliamo vederti in prima fila, corna al cielo!

LFdM: Un grazie speciale e in bocca al lupo per la vostra carriera.
S: Un grazie a te e crepi il lupo!


(a cura di Dora)

Membri: 
Stefano De Marco : Vocals
Michele Viaggi : Lead guitar
Michele Vinci : Rhythm guitar
Vittorio Zappone : Bass
Mattia Ughi : Drums
Marco Iaffaldano: Keyboards


venerdì 2 gennaio 2015

Intervista agli Atimia


Bene bene, ci troviamo al cospetto di un nome “Atimia” molto intrigante ed inusuale e sette brani che sembrano essere sospesi tra due mondi. 
Gli Atimia si collocano geograficamente nelle Marche e oggi a parlarci del loro mondo è Walter Ruggieri uno dei punti fermi della band.
Iniziamo dal nome… “sindrome da schizofrenia"? (Devo ringraziare di avere un monitor che ci separa)? :)
Walter: Ti ringraziamo per l’interesse per la nostra musica, in realtà la parola Atimia, ha nel suo concetto elementi come l’umore malinconico, l’apatia e la mancanza di sentimento tutte cose che se riuscirai a scrutarti intorno vedrai sempre più spesso nella collettività moderna in cui cerchiamo di restare in vita. 
La violenza quando c’è non è fisica ma interiore il monitor o le distanze servono a poco quando basta uscire dalla porta di casa per subirne inavvertitamente gli effetti da qualsiasi persona vicina.  
Noi cerchiamo di narrare sempre quello che ci circonda, quando le realtà oggettive cambieranno, i nostri suoni e testi subiranno la stessa sorte. 

LFdM: L’essenza è quella dark wave, minimale e profonda. Un gioco di equilibri che sembrano spezzarsi da un momento all'altro come cristalli ed una sensibilità di ascolto davvero sorprendente. Come nasce la vostra musica? Vi sono delle fonti di riferimento esterni o è frutto di uno studio puramente tecnologico?
Walter: Io trasformo ogni istante della mia vita in suoni interiori. Ogni discorso, situazione, evento piacevole o sgradevole crea in me percorsi musicali automatici. Poi è naturale anche l’influenza che ho avuto con tanti gruppi del passato che all’inizio, non ho mai cercato d’intento. 
Essi si sono vestiti intorno a me nel momento in cui li ho ascoltati la prima volta fortuitamente tra i tanti dischi che per buona sorte da piccolo riuscivo ad ascoltare. 
L’equilibrio è per tante persone la destinazione della vita, di riflesso questa ricerca “gioca” anche attraverso la nostra musica.

Quando ci troviamo di fronte a determinati suoni che vanno a squarciare le tenebre di ciascuno di noi si ha sempre un po’ la curiosità di capire chi sta dietro questo suono, quindi, chi sono gli Atimia?
Walter: Gli Atimia sono amici con cui ho avuto ed ho l’onore di condividere parte di me. Personalmente cerco di essere coerente con quello che scrivo o esprimo attraverso i miei suoni. Purtroppo viviamo in una società, dove a volte la trasparenza è percepita come una maschera per la paura . 
Sette, come i sette peccati capitali, proviamo ad attribuire loro un brano, secondo anche la vostra esperienza musicale che vi ha portato a farli venire fuori…
Walter: Non riesco a concepire i miei pezzi come peccati anche perché i famosi sette peccati vanno sempre contestualizzati nelle situazioni specifiche in cui si svolgono. 

1992 anno della vostra formazione, cosa è cambiato nella scena musicale degli Atimia rispetto agli inizi e se si, perché?
Walter: E’ cambiato tutto, la rete ha disintegrato tutte le certezze a livello sociale. Ha distrutto ogni forma di divismo.
All’inizio il web aveva dato speranza di cambiamento positivo per la trasparenza ma poi si è trasformato lentamente in un calderone simile a quella poco democratica televisione che doveva sostituire definitivamente.  
Nella musica e nei suoi addetti ai lavori non si ha più né la competenza né il coraggio di cercare suoni veri o belle e nuove canzoni, le etichette non investono, i siti web principali parlano di solo di “nomi” a parte qualche raro caso, televisione e radio come ben sai sono in mano ai soliti noti da quaranta anni circa. 
Persone come voi sono una rarità che lascia qualche piccola speranza. Non parlo in questo caso degli Atimia ma dei tantissimi gruppi che meriterebbero visibilità a livello nazionale, tanti anche solo nel mio genere di riferimento. 

La dark wave è ancora qualcosa di bello e dannato, o al momento potrebbe rappresentare un ostacolo all’evoluzione della band? Parlando anche dal punto di vista prettamente di collocazione sul mercato.
Walter: Credo nelle belle canzoni se un gruppo crea una bella canzone che raggiunge l’anima va oltre il genere in cui è collocata. 
E poi non ho mai pensato a come dover far musica per denaro ma solo a farla per stare bene spiritualmente, anche se i soldi, in questo mondo servono, altrimenti la propria musica non può essere diffusa. Vendere i propri dischi vuol dire aver la possibilità di produrne altri per chi non ha un’etichetta discografica di rilievo come noi.
Il mercato fondamentalmente non esiste più e le motivazioni sono in parte nella risposta che ti ho dato prima. 
I fattori sono tantissimi soprattutto in Italia, il fondamentale è che la cultura, traino economico d’intere nazioni, è deturpata a ogni giro del sistema. 

Notizie su prossimi eventuali appuntamenti dove potervi venire ad ascoltare?
Walter: Per adesso siamo alla ricerca dell’ennesimo batterista e stiamo registrando il nuovo disco appena riusciremo a completare e risolvere entrambe le cose penseremo a fissare e comunicare nuove date attraverso le nostre pagine facebook, twitter etc etc 

Thx a lot!
Walter: Grazie a te da parte nostra e complimenti per le belle domande e per la passione.
(Michela)

Link:
https://www.facebook.com/theatimia
https://itunes.apple.com/us/album/linganno/id535362785
http://atimia.zimbalam.com/
https://twitter.com/Atimi4

lunedì 29 dicembre 2014

ECHO CHAMBER - Jaani Peuhu


ECHO CHAMBER

Released: Dec 2014
Label: Playground Music Finland

Le spirali dark wave di Jaani Peuhu sono tornate a fluttuare nel mare oscuro dell’elettronica.
Il poliedrico artista finlandese il 26 dicembre scorso, si è fatto e ci ha fatto un grandissimo regalo, 5 brani racchiusi in un piccolo gioiellino chiamato "Echo Chamber".
La raffinatezza con la quale il songwriter riesce sempre a combinare i suoni è eccellente, anche quando si tratta di giocare con vecchi brani, come in questo caso. 
Un passaggio vorticoso di luci ed ombre che oltrepassano la sottile linea rossa tra fantasia e realtà e che viene sapientemente interpretata anche nell'art-work dell’EP. 
Se siete sazi dai pranzi o delusi da qualche regalo… It’s a perfect day!
(Michela)

Track:
A Perfect Day Elise (PJ Harvey Cover)
Little Lies (Fleetwood Mac Cover)
Tonight's Music (Katatonia Cover)
Wide Open Space (Mansun Cover)
You Only Disappear (Tom McRae Cover)


Listen here:

sabato 27 dicembre 2014

Thalie Némésis - Interview


Thalie Nemesis is a french female solo project. "Nemesis" album is an universe of gothic, trip hop and dark wave atmospheres.

We would first like to thank you for this interview. Make known the music in all its nuances and facets is the primary purpose that we have and we are really happy and proud to talk with you. So, let's begin!
Thalie: It's a pleasure for me to to do this interview. Thank you so much for asking me.

LFdM: The desire to make music, to bring others into their inner world is always the spring that pushes the musicians to start a project, or at least, it is usually the case. What can you tell us about yourself? What pushed you toward music?
T: I felt quite fast that I had the need to exteriorize some dark stuff that was buried deep inside me. So I needed to write my own songs. First I wanted so much to belong to a band, a real rock band with guitar-bass-drums, and I used to listen to riot girls that were a great influence for me. But I never managed to be really satisfied in a band, so I started my solo project.

LFdM: listening to your songs, the dominant impression is to be in front of a cross-section of private life, something very intimate and personal made of lyrics and music. Is it really like that? How much of you can we find in your songs?
T: Actually it's the intimate me I can't express usually, in normal life. But it's also hidden behind masks in my music, different masks : myths, psychoanalysis...

LFdM: The atmospheres and sounds immediately recall a certain type of very specific world. You can hear influences from surrealism, you can embrace a universe of suggestions and dreams very strong. It is almost as if the music would create images, fragments of sequences easily translatable into frames, a bit as if you were in a movie, one of those that show you another reality, sometimes even incomprehensible. What are the influences that, most of all, give shape to your music?
T: Symbolism is one of my favorite art movements and onirism is the dimension I'd like to reach in my music. 'Cause unfortunately , we live in “a world in which action is not the sister of dream”, said Baudelaire. Thankfully we have music.

LFdM: It is possible that in your pieces you put something of your French roots? I spoke of atmosphere because it seems to be possible to perceive the colors of your land, a particular French mood. Is it just me, or even your land has been able to inspire you?
T: I'm not sure about French landscapes... 'cause I live in the south. Maybe I'm more influenced by great XIXth French literature, a kind of French inheritage. 
But I also have oriental roots, which may rather influence my work.

LFdM: Surely every artist can not fail to look to other bands as a reference point, not just to imitate them, but to have a benchmark. Is there any musician in particular that has a special value for you and your music?
T: Just one? It's difficult of course... But I really love the amazing work Tori Amos made on her vocals. And her crazy piano playing.

LFdM: When it comes to music people do not always realize how many studies and how many sacrifices there are behind mastering the voice or even being able to play an instrument. You have that kind of musical history?
T: I'm not classical... have never been to Conservatories, for example. But yes, of course, I studied music, guitar, piano, vocals. It's a research that never ends. And I wish I could continue to study lyrical singing soon.

LFdM: Technique and feeling are two elements that coexist, which reinforce and feed each other. The one without the other could not exist in a musical project. In your case came before the technique or the feeling?
T: The feeling, of course! Then to be able to express what is deep inside you, to exteriorize it, you must work the technique. But it will always be the servant of the feeling, which is essential in music.

LFdM: To record their pieces in the studio I think it is a great privilege as well as an experience that only who makes music can understand. For you, what it means to get into a recording studio?
T: It's really intimate, 'cause I record all by myself in my own room! So it's DIY. But I'm glad 'cause I have good tools, and I like my intimacy. It allows me to shiver at some songs when finally I'm happy with them.

LFdM: There comes a time when an artist has to face the most difficult trial, but perhaps also the most rewarding of all: a live concert. What emotions do you feel before going on stage? What do you feel when you're on stage? And what kind of experience is to face the audience while you propose them your songs?
T: I have to confess I'm really nervous before I go on stage... Then, when I am, I really feel like I'm totally another person, being able to do things I wouldn't be able to do in my “non artistic” life.

LFdM: You’re currently working on Modules étranges. What can we expect from this album and what are your future plans?
T: Well, we're five singers working on this album, male and female. I think the album is about to be released. It's a good mix of electro, and post-punk moods. We also planned a split EP together and recorded some tracks. The work is in progress.

 LFdM: Again many thanks for this interview and good luck for your career!
T: My pleasure!

(Interview by Dora, editing by Alessandra and Alessia)



Némésis - tracks : 
1. Intro - The Hunting (si poteris narrare, licet)
2. Némésis
3. The Puzzler
4. I'm a witch
5. Stockholm syndrome
6. Waste
7. Paris at night
8. Towards dusk
9. Call the Fire
10. Winter song



sabato 20 dicembre 2014

Roberto Tiranti – Sapere Aspettare (Parte II)

ROBERTO TIRANTI  - Intervista 

parole di Michela  - Foto di Yuri Minghini Official Photographer

La Bellezza dell'Arte  (Parte II)

Nella prima parte dell'intervista, Roberto ci ha raccontato un po' delle sue scelte, della sua carriera con i Labyrinth, di come è arrivato alla decisione di intraprendere la strada solista. Già in quell'occasione abbiamo potuto introdurre un aspetto molto rilevante riguardo la musica, non solo in Italia, come viene percepita, gestita e cosa è cambiato in questo meraviglioso mondo...


LFdM: nel passato hai anche bazzicato un po’ l'ambiente dei "talent show", ti sarai reso conto del livello che c’è. Perdona questa mi affermazione.
R: Guarda, ti stupirò anche in questo caso. Ce ne sono di bravi anche li. Il problema, se vogliamo, in quel contesto è ancora peggio. Anche se lo sei, fanno di tutto per non farti sembrare bravo, non è quello che interessa: devi creare il personaggio. Io non critico, io denuncio un dato di fatto. Ho sentito le audizioni di alcuni artisti e sono rimasto di sale. Dai primi ascolti al "prodotto finale" c'è un abisso, non riesci più a percepire le stesse emozioni, perché cuciono addosso un qualcosa che non appartiene più a quella persona.

LFdM: Io mi ricordo dell’audizione di Mengoni: era stato incredibile. Tra l’altro con dei personaggi musicali alle spalle che, indipendentemente dai gusti, di musica ne capiscono.
R: Certo, ma non è quello il punto, mi ricordo di una ragazza, bravissima, avevo avuto l'occasione di vederela fuori dal contesto talent, chitarra e voce, con un timbro vocale ed una personalità incredibile. La rivedo dopo, completamente un'altra persona. Ed è li che voglio arrivare: ti annullano la personalità. Vieni messo all'interno di un bel contenitore ed etichettato.
Da noi ha sempre funzionato così: se hai già una tua personalità non va bene, se assomigli a... allora è ok!
Nei negli altri paesi, soprattutto quelli nordici dove c'è una cultura della musica a 360, ai talent fanno cantare canzoni come “Run To The Hills" degli Iron Maiden, capisci? Qua non sarebbe possibile.

LFdM: Secondo te è una proposta che viene imposta dall'alto o dal basso?
R: Evidentemente c’è una richiesta, sono anni che ci lavano il cervello, con queste cose ed alla fine ci sono riusciti. Siamo sempre stati abituati agli "scimmiottamenti" dei grandi artisti, da Bobby Solo a Little Tony, però alla fine venivano premiati quelli che in certo senso andavano contro corrente e proponevano delle idee nuove, come Celentano o Mina, che dalla loro avevano, ed hanno tutt'ora, una grandissima personalità. C'era molto più libertà artistica ai tempi rispetto ad oggi. 
Esempio banale ma immediato? Un Lucio Dalla oggi non uscirebbe più, perché brutto e peloso, oggi si punta all'immagine. Non uscirebbe più niente dei grandi artisti del passato e ogni volta che uno di questi se ne va, trovo veramente molto difficile rimpiazzarli nella mia mente con qualcosa di recente. Finardi, Vasco Rossi, hanno fatto gli alternativi quando nessuno lo faceva. Mi è capitato di recente di ascoltare "Alba Chiara" e mi sono emozionato; alla fine degli anni 70, con quell''assolo di Solieri era roba tosta, non è facile trovarlo ora. Vasco ha sempre avuto il merito di una ricerca delle sonorità che pochi hanno, e questa è la sua grande forza. Poi può piacere o meno, questo è un altro discorso: i metallari che non riescono ad identificare Vasco nel metal li capisco, perché oggettivamente fa ridere, ma nello stesso tempo fa anche riflettere.

LFdM: Il problema dei metallari ma non solo di loro, è il possesso. Purtroppo anche nel nostro piccolo, non solo con il blog ma anche con altre realtà che gestiamo, ci rendiamo conto che le persone quando parlano dei propri idoli musicali, lo fanno come se parlassero del proprio fratello/sorella o cugino, con quella presunzione di saperne più degli altri che ti giuro, mi lascia allibita.
R: Esatto è proprio cosi, non sta né in cielo né in terra. Sai cosa penso? Penso che la gente ci crede sul serio a quello che dice e a quello che pensa e in questo ambito, fa veramente paura perché ti rendi conto della mediocrità delle persone e del pressapochismo che alla fine fa perdere l'interesse verso la musica  e verso chi fa questo mestiere con serietà.

LFdM: Secondo te, da parte degli addetti ai lavori, manca la volontà di collaborare con gli artisti?  
R: Ritorniamo alle origini del nostro precedente discorso, pulizia musicale artistica. Anche gli addetti i lavori non ci sono più. Le etichette, le major, si stanno esaurendo piano piano e spariranno prima o poi. Chi fa il brutto e bel tempo oggi dietro una etichetta è il contabile, ed è cosi da almeno quindici anni. Il problema è sempre il solito, si fanno troppi dischi. Mi capita spesso di parlare con molti ragazzi, anche su facebook, tutti vogliono fare un disco, il video, il tour. 
Ai miei tempi, e non ti sto parlando della preistoria, prima si faceva il demo, si portava nei locali e si vedeva la risposta del pubblico. Adesso hanno tutti il pallino del video, che per carità, è un buon veicolo, ma se mancano le idee non vai da nessuna parte. Il punto è che le nuove generazioni pensano di essere più furbe degli altri, di avere il disco dell’anno, ma alla fine non capiscono che tutta la roba che esce, proprio per la facilità che la tecnologia ha messo a disposizione, finisce tutto dentro ad un imbuto e se non hai delle idee valide, è perfettamente inutile lamentarsi che nessuno ti sponsorizza o ti aiuta. Ecco perché ora più che mai serve qualcuno con gli attributi che dica “ok puoi fare questo mestiere” oppure “guarda vai a fare dell’altro”.

LFdM: Visto che hai nominato facebook, e considerato che più o meno veniamo dalla stessa epoca, cosa ne pensi?
R: internet è stata la morte dell’arte. Il digitale ha azzerato tutto permettendo a chiunque di fare un disco in 5 minuti. Certo, a noi professionisti ha reso la vita più facile, vuoi mettere anziché alzarsi tutte le mattine per andare in studio, te ne puoi stare tranquillo a casa a fare la metà del lavoro. Ma per fare questo devi prima di tutto avere la consapevolezza di come utilizzare questo mezzo, manca quello in grado di mettersi davanti ad uno specchio e dice: “ci sono portato?” NO. Ok ciao, vado a fare dell’altro.

LFdM: L’idea. Quella cosa che nasce da dentro, che preme per uscire, che appartiene solo a te stesso e che spesso va ricercata al di fuori dell'ambito nel quale la stai per gettare.
R: Tu stai facendo esattamente la fotografia di quello che DOVREBBE essere l’arte e l’artista. Questo purtroppo non funziona, soprattutto in Italia. Qui, se hai del potenziale te lo uccidono, devi mentire per uniformarti alla massa, non sei nemmeno libero di dire quello che pensi nelle interviste. È giusto avere delle influenze, ma un conto è avere un bagaglio che ti porti dietro e che ti fa crescere come persona ed artista, un conto essere un clone di quello stesso artista che ti ha influenzato. Poteva funzionare negli ani '60, quando in Italia non arrivavano i dischi, ma non ora.  
Purtroppo, e lo dico a malincuore, quello che la gente vuole è una sorta di rassicurazione, sapere che le cose sono così, immutabili e immutate. Non c'è spazio per la novità.

LFdM: Si dovrebbe inizare a togliere i talent dalla TV? Alla fine si parla solo di competizione, di litigi, lacrime e poco altro..
R: Inizialmente l'idea dei talent funzionava abbastanza bene. Poi hanno scoperto il dietro le quinte, da li è iniziato tutto quello che vediamo oggi, ovvero dove la musica, il ballo, l’arte in generale è  un accessorio. L'interesse si è spostato sull'audience. 
E l’audience lo fanno il litigio, le lacrime, i retroscena. Questo è quello che passa. Io faccio lezioni di canto dal '98 e posso assicurare che, anche l’ambiente della didattica, è una giungla. I nuovi metodi vocali sono validissimi, non c'è dubbio, ma non bastano. Tutti hanno bisogno di un vocal trainer per fare ginnastica, ma ci devono essere delle basi altrimenti è inutile, è lo stesso discorso che facevamo prima con il digitale, esattamente lo stesso. Michael Jackson utilizzava i vocal coach, ne aveva bisogno? No, ma lo faceva per tenersi allenato, ma dietro c'era la SUA voce. La tecnica deve essere subordinata a quello che una persona è: la voce deve esistere all'interno di un corpo, se non c'è è inutile padroneggiare la tecnica. I metodi non possono andare bene per tutti. Meccanicamente funzioniamo tutti allo stesso modo, ma è la psiche, la mente ad essere diversa e a fare la differenza. Bisogna capire cosa significa cantare, stare su un palco, sapere che cos'è un microfonico, chi è il pubblico.  Così come bisogna essere consapevoli di quale sia il proprio repertorio, senza andarsi a infilare in qualcosa che non è nelle tue corde, che può solo nuocerti come artista. I metodi via web possono andare bene per i bassisti, tastieristi, batteristi, ma non per la voce. Io per primo non voglio dare lezioni via internet perché la persona la devi vedere, la devi ascoltare. C'è tutto un mondo fatto di sfumature, di coloriture, tutto un discorso sul diaframma, sulla respirazione, ma è molto difficile far capire questo, farlo passare e non puoi farlo via web. Tutti possono fare musica, è vero. Poi, però succede che l'80% delle band che si creano in questo meccanismo incidono un disco, ma non si esibiscono: la musica non può essere proposta per via virtuale, bisogna valutare l'impatto, la reazione della gente. Solo così puoi davvero capire cosa può piacere, cosa invece non funziona e, in base a questa risposta, devi decidere se il tuo progetto può funzionare o meno.

LFdM: Si ok, ma stiamo anche assistendo ad una diseducazione nel pubblico. Non fa piacere esibirsi davanti a 50 persone, e adesso stiamo assistendo a questo. Gli spalti pieni li fanno veramente in pochi oggi e per poche band. Il nome, oggi si ricerca quello, più per feticismo che per vera passione. 
R: fantastico. Ed hai ragione. Però devi anche capire che per alcune band c’è una magia dietro e che si porteranno con loro per sempre. Ho avuto modo di aprire agli Iron Maiden una volta, ero pazzo, mi sentivo come un ragazzino e loro nonostante la fama i soldi, sono sempre gli stessi cazzoni di allora, ho visto Ozzy, stesso discorso, quella gente lì ha qualcosa dentro che oggi non la trovi, perché? Perché fai il disco in 5 minuti, non versi una lacrima, una goccia di sudore, non ci credi... e quando i 5 minuti di gloria sono passati, cadi e ti fai male, malissimo. Quanti sono disposti a rialzarsi? Pochi…ecco dove sta la differenza.

LFdM: Per fare musica bisogna essere un po’ zingari?
R: Sì. Assolutamente. Non schizofrenici eh, ma essere sempre se stessi. Fare cose diverse rimanendo sempre umili, con una vita regolare per quanto possibile e, soprattutto un grande amore per la musica. La vita è corta. Si può fare tutto a 20 anni, ma si può dare qualcosa anche a 40 rimanendo sempre sinceri con se stessi anche dal punto di vista spirituale, raccogliendo qualcosa che in altri modi non potresti mai raccogliere…anche nel privato.

LFdM: Roby che dire? Grazie di cuore, adesso dobbiamo solo "Sapere Aspettare". 
R: Grazie a te per questo pomeriggio rilassante. Ci vediamo con il nuovo album a gennaio 2015!

Official Page: https://www.facebook.com/pages/Roberto-Tiranti-Solo-Artist/28167190948?fref=ts


giovedì 18 dicembre 2014

TO/DIE/FOR - "Screaming Birds" single + video



Si dice che nella vita prima di imparare a colpire bisogna imparare ad incassare, fino a che i colpi fanno meno male. I To/Die/For sono un po’ come quei pugili che incassano, tengono duro, e al momento opportuno si rialzano e colpiscono.
Soltanto un anno fa stavamo discutendo del nuovo percorso intrapreso dalla band con la pubblicazione del video “Dear Delirium” (MadMix Studios) e su come avrebbe suonato il nuovo album; invece, dopo quel 14 febbraio 2014, le notizie divulgate dalla band parlavano di saluti, cambi di line up e l’immancabile status di confusione veniva nuovamente ad invadere i cuori dei moltissimi fan.
Oggi però siamo qui, a raccontare una nuova storia. I To/Die/For ci sono, si sono rialzati (forse non sono mai caduti) anticipando con un nuovo singolo e video, la pubblicazione del settimo album, prevista per maggio 2015 per la Massacre Records.
“Screaming Birds” (diretto da Patrik Holopainen per la Junkyard Film) è un urlo silenzioso, di quelli che ti lacerano all’interno come il liquido ambrato stretto nelle mani della ragazza nel video e che ti trascina giù verso l’inferno. I cattivi ragazzi di Kouvola rispolverano la parte più oscura del vecchio gothic rock finlandese, una trasfigurazione della bellezza romantica di "All Eternity" (loro album di debutto 1996) dove ogni strumento è potente, senza mai soffocarsi a vicenda e perfettamente in sintonia.
E se ascoltando questo brano vi sentirete persi, tristi o con la sensazione di cadere, lasciatevi andare, la neve attutirà il colpo…
(Michela)
Membri:
Jape Peratalo Juppe Sutela Esa Viren Matti Huopainen Samuel Schildt.-
Official link: http://www.todiefor.fi/
Official Facebook page: https://www.facebook.com/tdfofficial?fref=ts 




lunedì 15 dicembre 2014

Roberto Tiranti - Sapere Aspettare - Intervista (PRIMA PARTE)

ROBERTO TIRANTI  - Intervista 

parole di Michela  - Foto di Yuri Minghini Official Photographer)

Il Disco: dai Labyrinth al progetto solista  

A pochi mesi dal comunicato stampa che ha annunciato la fine del sodalizio con la sua band storica Labyrinth, in un tiepido pomeriggio, nella “sua” Genova, Roberto Tiranti ci racconta di sé, del suo rapporto con la musica e del nuovo album solista che vedrà presto la luce.

LFdM: Hey, finalmente ti conosco! Abitiamo nella stessa città e nonostante questo non ti ho mai incontrato, quindi sono molto felice di ciò. Partiamo da questa notiziola fresca fresca che ha colto tutti di sorpresa, me compresa. Veramente bellissimi i messaggi di stima e di affetto da parte dei fans che ho letto. Cosa spinge un artista a prendere una simile decisione? È qualcosa che sta lì fin dall'inizio, metti su una band sapendo già che comunque è un qualcosa destinato ad avere una fine, oppure è una scelta di stomaco che arriva all'improvviso?
Roberto: Ma guarda, in realtà è una scelta che avevo già maturato da tempo e lo sapevano anche i ragazzi. Quando decidi di mettere su una band lo fai senza pensare che possa finire, la tiri su punto. Fai un progetto, tiri su un paio di amici/artisti e non pensi mai al peggio. Nel caso nostro, i Labyrinth erano già formati nel ‘94, io sono entrato a marzo ’97, poi c’è stato il primo demo e la chiamata della Metal Blade, poi il resto è storia. Per cui ti dico, quando ti rendi conto che quello che potevi dire e fare lo hai fatto, ti rendi anche conto che il ciclo si è concluso.

LFdM: Contrariamente a molte band che si continuano a riciclare senza avere più uno straccio di idea, inanellando errori su errori che non portano a niente.
R: Esattamente. Però guarda noi abbiamo sbagliato tutto nella nostra carriera, in tutti i sensi. Scelte sbagliate che però venivano da dentro, quelle scelte di pancia che tutti noi credo rifaremmo milioni di volte, per cui credimi ci sono errori ed errori.

LFdM: interessante. Che tipo di errori avete fatto?
R: Il primo su tutti gettare alle ortiche la possibilità già nel 2000 di diventare qualcuno. Ci propongono di andare in tour con gli Stratovarius, ovviamente sarebbe stato l’ennesimo tour senza guadagno, eravamo reduci da un precedente simile con gli Hammerfall, per cui abbiamo detto di NO. Morale, in tour ci sono andati i Sonata Artica… vedi cosa sono diventati!!
Questo per farti capire che spesso si fanno delle scelte perché in quel momento si pensa che siano le più giuste, ma ci sono cose imprescindibili alle quali non bisogna mai rinunciare, vedi fare tour! Poi va beh, nel 2002 Olaf Thorsen, il nostro chitarrista se ne va dal gruppo, poi ci lascia anche il batterista Mattia Stancioiu e da lì vengono inanellati una serie di errori. Almeno a detta di molti, ma non per me, perché come dici tu, non ci siamo riciclati facendo la stessa roba per vent'anni.  Certo è che, anche da parte degli addetti ai lavori, sono state fatte alcune scelte tecniche che non ci hanno sicuramente agevolato. Nel 2008, quando Olaf rientra nel gruppo, ha l’idea di fare Return to Heaven Denied- Pt.II, poi mi stampi 1000 copie solo perché ne hai 800 prenotate… capisci bene che se un album ti esce a giugno, non puoi poi ristamparne altre 1000 ad ottobre, perché nel mercato odierno devi battere il ferro finché è caldo, la gente fa presto a dimenticare… ma sono discorsi che ormai lasciano un po’ il tempo che trovano.

LFdM: Quindi la domanda sorge spontanea, il problema è che i Labyrinth sono nati in Italia?
R: No, non voglio dire questo. Forse in parte, ma l’Italia non ha la colpa più grande, certo influisce, ma non è solo questo.

LFdM: Sai perché ti dico questo? Perché se penso a band come i Lacuna Coil, che tra l’altro hanno iniziato proprio facendo da supporto ai Labyrinth, per esplodere definitivamente si sono dovuti sdoganare oltre oceano: qualche perplessità mi viene.
R: Bravissima, loro hanno iniziato proprio cosi, e io non posso che essere felice per loro perché Cristina è un’ottima cantante, perché sono ragazzi in gamba che sanno fare musica e sono umili. Ma non è l’Italia a non funzionare in quanto Italia: è tutto il sistema che non funziona, sotto tutti i profili e tutti i punti di vista.

LFdM: Però, così facendo, non credi che ci andiamo solamente a perdere? In immagine, in qualità, perché alla fine chi ha più interesse ad investire nel nostro paese? Sai quante band conosco che sono dei mostri, ma che in Italia non vedremo mai perché non vengono distribuiti e non c’è nemmeno l’interesse a farlo. Cosi facendo non si ha nemmeno la possibilità di vederli live, certo che le trasferte costano, ma anche ai fans…
R: Adesso dirò una cosa un po’ pesante ma te la dico lo stesso. C’è una saturazione del mercato, io sono anni che predico questa cosa. Prendila come una provocazione, ma ci vuole una pulizia musicale, anzi artistica. Chi è in grado di fare musica la può fare, il resto faccia dell’altro. Non parlo solo di capacità sonore, parlo di capacità a 360°.

LFdM: Non posso far altro che essere pienamente d’accordo con te. Il guaio è che oggi tutti pensano di avere del talento e se tanto tanto non lo capisci, diventi tu quello sbagliato, come dire, io sono bravo sei tu che non capisci niente. Credo che ci sia molta presunzione in giro. 
Torniamo a te. Penso che tu abbia una delle voci più belle della scena musicale italiana e non solo. Scrivi anche i testi giusto?
R: Sì, dai Labyrinth in su ho scritto tutti i testi, a parte Return to Heaven Denied, Pt. II che li ha scritti Olaf, avendo già scritto Return to Heaven Denied, Pt. I, il resto è tutta farina del mio sacco.

LFdM: E’ più importante un testo o la musica?
R: Adesso ti sgancio una boma: spesso i testi rovinano la musica. Certo, se segui dei gruppi stranieri è giusto cercare di capire il testo, vedere se il mood corrisponde alla musica che stai ascoltando, almeno quando si parla di gruppi immensi. Quindi la mia era una provocazione.
I Queen hanno scritto dei pezzi incredibili, come delle puttanate colossali. Una volta che tu riesci a capire l’essenza, apprezzi molto di più la musica.

LFdM: Nel nuovo disco avremo un Roberto Tiranti a 360° oppure vedremo e, soprattutto, ascolteremo qualcosa di diverso?
R: C'è un po' di tutto. Ovvio c’è il mio passato, il mio presente e ci sarà forse il mio futuro. Per la prima volta sono contento delle cose che ho scritto. Non avrebbe avuto senso continuare a fare metal, visto che avevo forse la migliore band nelle mie mani. Mattia Stancioiu ha suonato un paio di pezzi all'interno, ci siamo divertiti. C’è del rock ma anche tanto di più. Sono veramente soddisfatto.

LFdM: Pensi di essere stato la causa del loro stallo? Parlo dei Labyrinth.
R: No. Non era più il tempo. Abbiamo fatto il tour con i Sonata Artica che non ha portata a niente. Spesso ci siamo sentiti dire, da qualche etichetta, che avevamo un nome ingombrante e che, piuttosto che dare a noi i soldi, preferivano dare visibilità ad un gruppo sconosciuto.
Per me si era concluso un ciclo e per loro forse no. Cosi hanno chiesto a Mark Boals (Royal Hunt, Ring of Fire, Iron Mask, Soul Sign) di entrare nel gruppo ed è andata cosi.

LFdM: Quindi commercialmente è più facile lanciare qualcosa di nuovo che rilanciare qualcosa che è già sentito.
R: Esattamente.

LFdM: Magari col cambio di line up, può creare questa sorta di attesa.
R: Sì, forse. Grazie a lui potranno avere questo interesse. Per cui sarò contento per loro, se lo meritano, Mark è un grande cantante ed un grande professionista, ho avuto modo di collaborare con lui nel 2011 con Shine, il brano scritto per lo tsunami in un progetto a livello internazionale.
Quindi ti ripeto, sono contento. Sono convinto che faranno un ottimo lavoro.

LFdM: Hai collaborato in molti progetti come backing vocals, ti è sempre piaciuto vero?
R: Si assolutamente. Anche nel mio disco solista ci sarà qualche pezzo vocale, solo voci a cappella. Una cosa divertente. Uno dei due brani è una cover, il brano Crazy dei Gnarls Barkley, cantato con Irene Fornaciari e l’altro ho preso spunto da qualche brano del compositore argentino Astor Piazzolla, 22 voci che creano un tappeto armonico sul quale ho inventato una melodia un po’ buffa.
Penso che piacerà.

LFdM: quando lo potremmo sentire il tuo album?
R: Volevo già farlo uscire a novembre, ma ho un ospite che non riesce nei miei tempi richiesti, quindi lo posticiperò, avrei voluto tiralo fuori perché sai quando metti un disco su Music Raiser, uno può pensare che ti sei preso i soldi e te ne sei andato, cose cosi.. va beh comunque adesso sono anche in tour con i Wonderworld quindi dai, vale la pena aspettare ancora un po’.

LFdM: Uh si giusto e con il grande Ken Hensley, indimenticabile tastierista degli Uriah Heep. Il disco dei Wonderworld è uscito il 1 ottobre giusto?.
R: Si, esatto, abbiamo già fatto un paio di date in giro per l’Europa. L’idea è venuta a Ken Hensley, visto che i tempi sono brutti per tutti, è stato fantastico, vendere un pacchetto: io che apro ai Wonderword, ed i Wonder che aprono ai Live Fire, il suo attuale progetto. Cosi ognuno di noi si fa promozione e la gente è contenta perché ha la possibilità di ascoltarsi anche qualche pezzo storico.

LFdM: In italia?
R: Ma figurati, in Italia è un disastro organizzare concerti. Non c’è verso. Abbiamo fatto qualche data ma niente di che, nemmeno in Spagna dove attualmente vive Ken.

LFdM: Sì, ho visto con Michael Monroe. 4 date in Italia avranno tirato su 100 spettatori, nonostante il nome ed i musicisti che aveva al seguito, non c'era quasi nessuno. Mentre se vai all'estero, in qualunque parte non ti dico che fanno sold out ma poco ci manca. E’ una questione di cultura.
R: Se poi capiti per caso ad altre manifestazioni più “popolari” non tiri su niente.
È finito tutto. Una volta si diceva “almeno ci sono i live”, adesso nemmeno quello.....

... il resto...alla prossima puntata!

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