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giovedì 28 febbraio 2019

Lord Of The Lost - Rain Dairy e Saddolls Live @On The Rocks Helsinki 22.02.2019


Live report by Anesthesia
Special thanks to On The Rocks crew

E’ sempre difficile scrivere l'esperienza di un live ad Helsinki cercando di non soffermarsi sulla bellezza di questa città.
Lo scorso 22 febbraio, sul palco dell’On The Rocks, piccolo locale situato vicino alla stazione, si è esibita una tra le più acclamate band della scena gothic rock tedesca – i Lord Of The Lost.
Di supporto al gruppo teutonico c’erano i SadDoLLs, gruppo dark wave/gothic metal proveniente da Atene e l'atmospheric gothic rock band finlandese Rain Diary.

E’ toccato ai greci SadDoLLs scaldare la serata, con una esibizione emozionale che ha catturato l’attenzione del pubblico fin dalle prime note. Nonostante i soli trenta minuti messi a disposizione, la scaletta ha ripercorso la loro vita artistica, concedendo a metà concerto, un piccolo omaggio ai finlandesi HIM, con la ruffianissima “Your Sweet 666”.
L’immagine che ci è arrivata è stata quella di una band che aveva voglia di dimostrare il loro valore, passaggi veloci e precisi come lame di rasoio e quella intensità vocale calda e sensuale che il cantante George Downloved, facendo leva sul sex appeal mediterraneo non ha mancato di ricordarci band della caratura di Moonspell. I due chitarristi Paul EviLRose e J. Vitu, supportati dal drumming vellutato di Darroc, si sono mossi all'unisono nella torbida atmosfera dark del locale, gareggiando con l’ottimo bassista Sir Psycho che non ha tradito l’emozione di ritrovarsi per la seconda volta sul palco con i suoi nuovi colleghi.
La speranza per loro che questa breve ma intensa esibizione abbia lasciato almeno la voglia di approfondire la loro conoscenza musicale il giorno dopo.

Setlist SadDoLLs
1. Intro
2. Last Valentine
3. Bloodred
4. Terminate Me
5. Your Sweet 666
6. Cold Blood Inside
7. Lady Cry


I Rain Diary hanno dovuto fare poca strada per arrivare all’On The Rocks.  Fin dalle prime battute mostrano un'attenzione maniacale per ogni singolo dettaglio. Forgiato da grandi talenti come Juha Lankinen, Jani Saajanaho e Jaani Peuhu, che nel tempo hanno collaborato con loro, dimostrano di essere maturati tanto, soprattutto nelle ultime incisioni, proiettando la loro musica sul muro come una pellicola in bianco e nero.
La loro musica funziona come mezzo terapeutico per fissare e comprendere le emozioni, trascinando così il proprio pubblico alla partecipazione totale del loro processo creativo. La voce del lead singer Tommi Suomala arriva tagliente, forse troppo per il genere che fanno, ma sembra non interessare molto alle persone di fronte al palco che applaudono e diventano sempre più numerose.
Una buona performance anche se mi sarei aspettata qualcosina in più a casa loro in termini di pathos. 

Setlist Rain Diary
1. Toxic Blues
2. Berlin
3. Kill The Disco
4. Swans
5. Mirror Of Your Grace
6. Unified
7. The Lights Are Violent Here
8. We are Here, We are Now
9. Frail Flags In Wind


Finalmente arriva il momento che tutti aspettano. I signori di Amburgo fanno il loro ingresso sul palco in tenute cyber punk.
La prima parte della set list è tutta incentrata sull'ultimo album THORNSTAR, pubblicato l’estate scorsa per Napalm Record.
Il loro stile è dichiaratamente un manifesto alla Neue Deutsche Härte, che oltre ad avere attitudini instrustrial/EBM, spazia dal pop al punk, toccando le corde della scuola british dei Fields of the Nephilim ed ovviamente dei conterranei Oomph!
Il pubblico viene coinvolto e travolto da riff marziali ed accattivanti, con altrettanti melodie orgasmiche interpretate alla perfezione dal leader Chris "The Lord" Harms; i suoni elettronici si dipanano nell'aria grazie al talentuoso tastierista Gared Dirge, mentre il basso di Class Grenayde tratteggia ogni vocalizzo del carismatico Chris.
Ora il locale è strapieno e la band da qui alla fine offrirà un set piuttosto vario, che comprenderà anche la cover di Lady Gaga “Bad Romance” che manderà letteralmente in delirio la folla. 

La serata si conclude lasciando spazio al djSet del locale, ma questa notte è ancora troppo acerba per concludersi e ci lascerà vagare ancora per po’, persi nella neve, con la sola certezza che almeno sole, per alcune ore tarderà ad arrivare.


Setlist Lord Of The Lost
01. On This Rock I Will Built My Church
02. Loreley
03. Morgana
04. Full Metal Whore
05. Sex On Legs
06. Naxxar
07. Black Halo
08. Drag Me To Hell
09. Prison
10. Under The Sun
11. Haythor
12. Dry The Rain
13. Six Feet Underground
14. Credo
15. Bad Romance
16. Blood For Blood
17. Doomsday Disco
18. Die Tomorrow
19. La Bomba
20. Forevermore
21. Lighthouse

*photo cr. to owners

mercoledì 5 dicembre 2018

Alestorm + Skalmold live report


ALESTORM + SKALMOLD + SAILING TO NOWHERE
30-11-2018 Dagda Club Retorbido (PV)
Live Report by Andrea

Clamoroso sold-out al Dagda club per gli Alestorm, a conferma della crescente popolarità raggiunta dal quintetto scozzese negli ultimi anni. D’altra parte nulla è meglio dell’heavy metal caciarone, goliardico e “alcolico” degli Alestorm per scaldare un freddo venerdì sera di fine novembre.

Purtroppo causa impegni di lavoro giungiamo al Dagda in clamoroso ritardo, quando l’esibizione dei romani Sailing To Nowhere, che aprivano la serata, è ormai conclusa.
Ci godiamo invece gli Skalmold, esperta band islandese che finalmente inizia ad essere conosciuta anche alle nostre latitudini. Il loro viking metal dominato da cori possenti e da 3 chitarre è efficace anche in sede live, e il pubblico dimostra di apprezzare. Tra i brani eseguiti ci sono anche due estratti da “Sorgir”, quinto lavoro, publicato da poche settimane.
Infine, alle 22,30 circa, è il momento degli Alestorm. Si inizia con “Keelhauled”, seguita in rapida successione da “Alestorm” e “Magnetic North”. Il parterre, già surriscaldato, si scatena letteralmente e il sottoscritto (che non ha più il fisico per pogare…) è costretto a retrocedere di parecchi metri! 
Oltre ad un sound trascinante il quintetto scozzese ha una simpatia e una capacità di interagire con il pubblico davvero unica, siparietti comici e battute si sprecano, come quando Christopher Bowes, presentando “Bar Und Imbiss”, proclama “this song is about killing germans…”. Le songs si susseguono senza un attimo di sosta, tra anthems pirateschi e inni alcolici, e il culmine viene raggiunto con “Hangover”, in cui viene invitato sul palco un corpulento individuo (presumo un roadie) che, dopo essersi scolato due birre “di rigore” si schiaccia una lattina in fronte!
Il concerto si chiude con “Drink”, “Wolves Of The Sea” (con i suoi caratteristici cori pirateschi) e “Fucked With An Anchor”, il brano più folcloristico e goliardico del lotto.

Davvero una bella serata, complimenti alle bands, agli organizzatori e ai gestori del Dagda club!

Setlist:
Keelhauled
Alestorm
Magnetic North
Mexico 
Over The Seas
The Skunk’n Norwegian
No Grave But The Sea
Nancy The Tavern Wench
1741 (The Battle Of Cartagena)
Hangover
Pegleg Potion
Bar Und Imbiss
Captain Morgan’s Revenge
Shipwrecked
encores:
Drink
Wolves Of The Sea
Fucked With An Anchor


martedì 19 giugno 2018

MONSTER MAGNET ALCATRAZ, MILANO, 15-05-2018 live report


MONSTER MAGNET
ALCATRAZ,  MILANO, 15-05-2018
a cura di Andrea


“Sicuramente non sarà un sold-out”, questo è quello che ho pensato quando ho saputo che i Monster Magnet avrebbero suonato all’Alcatraz di Milano, locale di notevole capienza… 
Wyndorf e soci non hanno mai attirato folle oceaniche, certo non mi sarei mai aspettato di trovare poche decine di spettatori, quasi tutti over 40, ad attendere l’inizio dello show. E pensare che, se si eccettua la data dello scorso giugno di spalla ai Five Finger Death Punch, i nostri mancano da Milano da almeno 10 anni…
Dato che i Pendejo! sono stati costretti a dare buca all’ultimo momento, ad aprire la serata sono i Table Scraps, trio proveniente da Birmingham. Sinceramente non mi hanno particolarmente entusiasmato, dandomi l’idea di una stoner band come tante, il cui unico elemento di distinzione è la scatenata batterista e cantante Poppy Twist. Certo non deve essere stato facile per loro suonare in un locale praticamente vuoto. Da risentire.
Per fortuna dopo i Table Scraps la gente inizia ad arrivare, e alle 21:00 siamo circa in 200-250 sotto al palco. Non tanti, ma per il rigenerato Dave Wyndorf sono più che sufficienti. Dopo essersi ripulito, il buon Dave sta davvero vivendo una seconda giovinezza: in ottima forma, sia fisicamente che vocalmente, e forte di un entusiasmo degno di un ragazzino, ben distante dal personaggio scontroso e apatico dei suoi giorni “tossici”. 
Il recentissimo “Mindfucker” è un lavoro diretto e carico di violento rock‘n’roll, e lo show ne segue la falsariga. Ad aprire la serata è il classico “Dopes To Infinity”, eseguita in una versione assai d’impatto, seguono tre estratti da “Mindfucker” e una ruvida “Radiation Day”, proveniente dall’ottimo “Monolithic Baby”. Dave Wyndorf naturalmente è il mattatore della serata, con il suo carisma e le sue movenze istrioniche calamita gli sguardi degli spettatori, ben supportato da una band in stato di grazia. Lo show raggiunge l’apice con il mega classico “Space Lord”, in cui il leader invita il pubblico ad urlare ripetutamente “motherfucker!!”.
Cinque minuti di pausa e la band torna sul palco per i consueti bis. “Spine Of God” è la parentesi psichedelica del concerto, un’improvvisazione di 15 minuti con Wyndorf che declama come farebbe Jim Morrison e i chitarristi impegnati a creare un’atmosfera onirica. Si torna al rock’n’roll più diretto con “Powertrip”, probabilmente il brano più famoso dei nostri, che chiude lo show in maniera trionfale.
Unico difetto del concerto è la sua scarsa durata, appena 75 minuti, diciamo che altri 2-3 pezzi non mi sarebero dispiaciuti… ma visto il passato turbolento e l’età non più giovanissima di Wyndorf (61 anni) non possiamo davvero lamentarci!

Setlist
1. Dopes To Infinity
2. Rocket Freak
3. Soul
4. Mindfucker
5. Radiation Day
6. Look To Your Orb For The Warning
7. When The Hammer Comes Down
8. Negasonic Teenage Warhead
9. Space Lord
Encores:
10. Spine Of God
11. Powertrip

mercoledì 28 marzo 2018

PHIL CAMPBELL AND THE BASTARD SONS - Live Report


PHIL CAMPBELL AND THE BASTARD SONS + ATHROX
17-03-2018 Dagda Club, Retorbido (PV)


Articolo a cura di Andrea

Per molti il chitarrista per eccellenza dei Motorhead rimane Eddie “fast” Clarke. In pratica però è Phil Campbell colui che per più tempo è rimasto a fianco di Lemmy, contribuendo alla realizzazione di ben 16 studio albums. Ora che i Motorhead non ci sono più Phil Campbell è tornato a suonare nei clubs, accompagnato dal grintoso vocalist Neil Starr e dai figli Todd, Tyla e Dane, rispettivamente chitarra ritmica, basso e batteria. La mia curiosità di vederli in azione era tanta, vista anche la buona qualità dei lavori finora pubblicati (l’omonimo ep dell’anno scorso e il recentissimo “The Age Of Absurdity”).
Ad aprire la serata sono i grossetani Athrox, che propongono un poderoso heavy metal dalle sfumature thrash, molto apprezzato dal pubblico. Una band che merita considerazione, e che spero di risentire al più presto.
Quando finalmente Phil Campbell & the Bastard Sons guadagnano il palco il pubblico è già caldo a dovere. “Big Mouth” e “Freakshow” aprono lo show, seguiti da due classici dei Motorhead come “Deaf Forever” e la più recente “Rock Out”. Phil guida la sua ciurma con la tranquillità di chi negli ultimi 30 anni ne ha viste di tutti i colori, mentre i tre rampolli sfoderano grinta da vendere.
Lo show prosegue nell’alternanza tra brani della band e brani dei Motorhead, molto positiva anche la prova di Neil Starr, che pur con un timbro completamente diverso da quello di Lemmy interpreta alla grande le varie “Born To Raise Hell”, ”R.A.M.O.N.E.S.” e “Silver Machine” (risalente al periodo con gli Hawkwind). Immancabile “Ace Of Spades”, accolta dal pubblico con un boato, che scatena il pogo tra le prime file!
Il finale di concerto ci riserva un paio di belle sorprese: la grandiosa e misconosciuta “Just ‘cos You Got The Power” (originariamente una b-side) e una bella cover di “Heroes” di David Bowie. Chiude lo show una scatenata “Going To Brazil”.
Che dire, i Motorhead non ci sono più ma grazie a Phil Campbell e famiglia il loro vessillo sventola ancora alto!

PHIL CAMPBELL AND THE BASTARD SONS SETLIST:
Big Mouth
Freakshow
Deaf Forever
Rock Out
Cradle To The Grave
Welcome To Hell
Take Aim
Born To Raise Hell
Get On Your Knees
R.A.M.O.N.E.S.
Ringleader
Dark Days
Silver Machine
Ace Of Spades
High Rule

encores:
Just ‘cos You Got The Power
Rock ‘n’ Roll
Heroes
Going To Brazil


giovedì 10 agosto 2017

PORTO LIVE METAL FEST 2017

PORTO LIVE METAL FEST 2017
Piazza delle Feste – Porto Antico di Genova 
29 luglio 2017

Live e photo report a cura di Andrea

Una bella iniziativa promossa da Black Widow RecordsTruck Me HardCDM-Città della Musica e Cornucopia Agency, in collaborazione con Ernyaldisko, ha finalmente portato un festival metal di livello internazionale in una città simbolo della musica italiana. La cornice della pittoresca Piazza delle Feste, progettata come tutta l'area circostante dall'architetto di fama mondiale Renzo Piano, ha visto esibirsi cinque bands molto diverse tra loro, ma accomunate da un'esibizione energica che non ha fatto rimpiangere il prezzo (comunque molto popolare) del biglietto. Una vetrina che avrebbe meritato una partecipazione di pubblico (intorno alle 350 unità) molto più numerosa, anche se tutti i presenti si sono fatti sentire nonostante il caldo africano. Purtroppo le beneamate Ferrovie dello Stato mi hanno impedito di assistere al concerto dei genovesi Bellathrix, che mi è stato descritto come una buona mezz'ora di heavy metal tradizionale e all'insegna del più puro intrattenimento. Entro nell'arena quando anche l'esibizione dei Blue Dawn sta volgendo al termine, ma bastano un paio di brani del loro doom rock sperimentale, tra Black Sabbath, Motörhead e Celtic Frost, per apprezzare il contributo del chitarrista/tastierista Davide Bruzzi (Il Segno Del Comando) ad un sound magmatico e affascinante. Tra gli ospiti esteri della manifestazione, i francesi Northwinds si presentano sul palco forti di un disco bellissimo come “Eternal Winter”, ma il doom metal melodico ed epico del quartetto forse renderebbe meglio in un contesto più intimo, dove il batterista Sylvain Auvé non sia costretto a sforzare la voce mentre tiene il tempo alla perfezione. Gli alessandrini Mortuary Drape, dopo aver doppiato la boa del trentennale di attività, è ancora una macchina da guerra di odio e misantropia. Il loro black metal occulto e chiuso quasi ermeticamente a passaggi melodici sembra persino

smuovere l'afa intorno a noi, dando prova di tecnica chirurgica e professionalità estrema (è proprio il caso di dirlo!). Pur essendo praticamente da sempre la punta di diamante della scena metal locale, i Sadist non suonavano live a Genova da ben dieci anni, periodo in cui il celeberrimo gruppo progressive death metal deve aver accumulato una rabbia enorme. Il cantante Trevor è una furia capace di usare anche l'ironia quando serve, mentre i suoi compagni ridicolizzano tecnicamente la maggior parte di bands straniere molto più fortunate a livello commerciale (soprattutto il leader Tommy Talamanca, sempre un fenomeno quando si tratta di suonare chitarra e tastiere contemporaneamente). A furor di popolo, chiudono la serata i norvegesi Arcturus, maestri indiscussi del black metal sinfonico e avanguardista. L'eco dell'ultimo capolavoro “Arcturian” non si è ancora spenta, infatti i musicisti si presentano con lo stesso look steampunk, mentre il cantante ICS Vortex sembra visibilmente alticcio. Niente che pregiudichi una performance pazzesca, quasi da tenore lirico, per quanto un po' statica come d'altronde il resto del gruppo. Il catalogo degli Arcturus viene saccheggiato per oltre un'ora e mezza, lasciando il pubblico soddisfatto di un festival eccellente che mi auguro potrà essere replicato l'anno prossimo!

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mercoledì 19 luglio 2017

A night with... Vincent & Daniel Cavanagh, Monk Club, Roma


Un concerto acustico di Daniel e Vincent Cavanagh è, ogni volta, un'esperienza mistica.
I due fratelli inglesi e le loro chitarre hanno la capacità di far riaffiorare ricordi ed emozioni, lasciandoti sì agonizzante, ma con la voglia di soffrire ancora.
Perfette l'organizzazione e la location, il giardino del Monk Club di Roma, trasformato quasi in un giardino incantato  per creare un'atmosfera intima e raccolta anche nella caldissima estate romana. Ad aprire la serata, i Rome in Monochrome, una piacevolissima scoperta. 
Alle 21 ecco salire sul palco i fratelli Cavanagh, per dar vita a un concerto pieno di intensità e passione. Magistrale la scaletta, che ha raccolto le canzoni più amate della band partendo dall'album del 1998 Alternative 4 fino ad arrivare al nuovo The Optimist. [Review]

"Are you there", "Forgotten Hopes" e "Lost Control" sono state le perle della serata. Unico appunto da fare, purtroppo, a parte del pubblico: essendo un concerto gratuito, oltre ai fan della band molte persone erano lì soltanto per bere qualcosa e chiacchierare, mentre Daniel e Vincent andrebbero ascoltati in un silenzio quasi religioso per comprendere appieno ogni sfumatura della loro incredibile musica.

Questa la scaletta:
1. Fragile Dreams
2. Untouchable, Part 1
3. Untouchable, Part 2
4. Thin Air
5. Inner Silence
6. One Last Goodbye
7. Pressure
8. Are You There?
9. Dreaming Light 
10. The Beginning and the End
11. The Optimist
12. Deep 
13. Forgotten Hopes
14. Destiny is Dead
15. Lost Control

--- Encore --- 
16. High Hopes (Pink Floyd)
17. The End (The Doors) / Sober (Tool)
18. Another Brick in the Wall (Part 2) (Pink Floyd)

Live report a cura di Alessia

giovedì 6 aprile 2017

Saddolls, Darkkon, Dead Crows’ Circle @Six D.o.g.s, Atene - 31/3/2017

SadDoLLs
Dead Crows’ Circle, Darkkon  
@Six D.o.g.s, Atene - 31/3/2017

(Live and Photo report by Michela Anesthesia)

Quando sul palco non si esibiscono soltanto musicisti, ma persone che consideri come fratelli, non è più solo un momento di divertimento, ma anche di orgoglio. Così, con la stessa ansia che potrebbe avere una madre che accompagna il proprio figlio all'altare, attendo che questa ultima notte di marzo sveli al mondo il nuovo album dei SadDoLLs Blood Of A Kind (Trisol Music Group).
Con le luci dell’Acropoli a fare da cornice all'evento, il Six D.o.g.s club di Atene accoglie i suoi figli tra l’entusiasmo generale di chi si è perfino fatto ore di volo per essere presente. 

Ad aprire la serata due band locali, i Dead Crows’ Circle, che con il loro hard rock genuino iniziano a stemperare la tensione ed gotici Darkkon, un mix di canzoni a cavallo tra gli esordi dei The 69 Eyes e la nuova generazione nata dal ventre dei Fields of the Nephilim.

Un fragoroso applauso accompagna l’ingresso dei SadDoLLs sul palco. La loro emozione è palpabile, soprattutto negli occhi del nuovo (se così si può dire) batterista Darroc, che dà il via allo spettacolo con i brani del "suo" esordio musicale, prima di rientrare a pieno titolo nella band per la pubblicazione di questo album.
Il livello compositivo e di performance è davvero elevato, soprattutto nell'esecuzione dei brani tratti dal precedente album Grave Party, “Lady Cry” e “Last Valentine” tra le migliori.
Le due cover - “For You” degli HIM e "Thirteen" di Johnny Cash, precedono finalmente le nuove canzoni di Blood Of A Kind -"Dunkelstein", "Creep It Into You", "Die Better" e la bellissima "Cold Blood Inside", alternano in pochi istanti la malinconica dolcezza delle chitarre con le parti più aggressive della batteria, dimostrando quanto il lavoro svolto in questi dieci anni stia finalmente dando i frutti più generosi.

I SadDoLLs hanno fatto una profonda dinamica del loro passato, suonando alla perfezione il vecchio repertorio e soddisfacendo anche chi per la prima vota si è avvicinato alla loro musica proprio in questa serata, ma soprattutto hanno svelato cosa scorre nelle loro vene...la musica.


Set List:

Stranger Things/Bleed All
Life Equals Zero
Watch Me Crawl
Misery
Bloodred
Be Darkness
Criminal Of Love
Psychedelic Love
Lady Cry
Last Valentine
On The Road 66
Terminate Me
Thirteen (Johnny Cash cover)
For You (HIM Cover)
Dunkelstein
Creep It Into You
Die Better
Cold Blood Inside
Jigsaw 


Official Site

GALLERY

sabato 18 marzo 2017

Lacrimas Profundere - live report


Se consideriamo l’ottimo consenso di pubblico e critica avuto con gli ultimi due album, non si comprende come sabato scorso al "Dagda Live Club" di Borgo Priolo (PV), ad assistere allo show dei Lacrimas Profundere eravamo in quattro gatti. 
Fortunatamente ciò che rende un uomo artista non è solo la grande abilità tecnica, ma anche la professionalità con la quale riesce a rendere grandioso uno spettacolo anche con poca audience.

Alternando il vecchio ed il nuovo repertorio, la band teutonica conferma la propria passione a certe sonorità tanto care ai gruppi gothic metal alla Poisonblack ed Entwine per intenderci, ma getta anche uno sguardo oltre la cortina dell’alternative rock, inanellando una scaletta assolutamente gradevole e meritevole di tutti i plausi.
Balza subito all'orecchio come molti brani, leggermente rivisitati in chiave più rock, abbiano suonato meglio dal vivo rispetto al disco, grazia anche alla voce particolare del loro principale compositore Rob Vitacca.

Un ringraziamento speciale va a Fabry ed a tutto lo stuff del Dagda Club, che per quanto certe burocrazie tentino invano di occultarne la posizione geografica, hanno messo su un bel posticino dove ascoltare la musica che ci piace. Bravi ragazzi!

Live report a cura di Michela (Anesthesia) 


Photo Gallery

giovedì 24 novembre 2016

ANVIL + REZET + TEODASIA – 20-11-2016 Dagda Club - Borgo Priolo (PV)

ANVIL + REZET + TEODASIA – 20-11-2016 Dagda Club - Borgo Priolo (PV)

Live Report by Andrea

A pochi mesi di distanza dal tour di supporto ad Udo Dirkschneider tornano in Italia gli storici Anvil, per alcune date da headliner. La tappa al Dagda Club è l’occasione per rivedere in azione una band che, dopo l’imprevedibile successo del film documentario “Anvil! The Story Of Anvil”, sta vivendo una seconda giovinezza.
La serata purtroppo non è delle migliori: è domenica, piove e si gioca il derby di Milano. E infatti quando salgono sul palco i veneziani Teodasia, ad accoglierli trovano non più di 40-50 persone. Malgrado ciò i nostri suonano con grande entusiasmo e professionalità il loro pregevole heavy metal sinfonico meritando gli applausi dello sparuto pubblico presente.
Alle 21:50 è la volta dei tedeschi Rezet, che si scatenano con il loro speed-thrash da headbanging, suonato con tanta grinta ma obiettivamente non trascententale. I presenti apprezzano particolarmente la cover di “No Class” dei Motorhead, con dedica a Lemmy e Philty Animal Taylor, ma complessivamente non mi hanno impressionato. Rimandati.
Finalmente, verso le 23, salgono sul palco gli Anvil. Nel frattempo il parterre si è leggermente rimpolpato, ma l’affluenza resta comunque molto deludente. Cari rockers pavesi, è inutile lamentarsi che “dalle nostre parti suonano sempre le solite cover bands” se poi disertate questi appuntamenti! 
Lips e soci sono in ottima forma, sfoggiano sorrisi contagiosi e dimostrano una simpatia incredibile. La band inizia con lo strumentale “March Of The Crabs”, in cui Lips supera le transenne e suona in mezzo al pubblico entusiasta. Seguono altri classici come “666”, “Ooh Baby” e “Winged Assassins”, alternati a episodi più recenti come “On Fire” e “This Is 13”. La serata raggiunge il clou con “Mothra”, eseguita in una versione terremotante, in cui il chitarrista strofina le corde della sua Flying V con un vibratore! 
Dopo “Daggers And Rum”, opener dell’ultimo cd “Anvil Is Anvil” arriva lo strumentale “Swing Thing”, che include l’immancabile solo di batteria, che come spesso accade viene un po’ troppo tirato per le lunghe. Chiude il set l’attesissima “Metal On Metal”, brano-simbolo degli Anvil e autentico inno heavy metal passato alla storia. Per finire, i canadesi tornano sul palco ed eseguono la celeberrima “Born To Be Wild” degli Steppenwolf.
Peccato per l’estromissione dalla scaletta della grandiosa “Forged In Fire”, ma per il resto non ci possiamo davvero lamentare. Divertenti, coinvolgenti, ottimi performers, grandi songs: chi è rimasto a casa si è perso davvero una bella serata!

Setlist:
1. March Of The Crabs
2. 666
3. Ooh Baby
4. Badass Rock ‘n’ Roll
5. Winged Assassins
6. Free As The Wind
7. On Fire
8. This Is 13
9. Mothra
10. Daggers And Rum
11. Swing Thing
12. Die For A Lie
13. Metal On Metal
Encore: 
14. Born To Be Wild

http://dagdaclub.wixsite.com/dagda

venerdì 11 novembre 2016

LORDI + SHIRAZ LANE + SILVER DUST – Dagda Club 5-11-2016 Borgo Priolo


LORDI + SHIRAZ LANE + SILVER DUST 
Dagda Club 5-11-2016 Borgo Priolo

Live Report & photo by Andrea & Meg 

Da qualche mese i rockers pavesi hanno un nuovo locale destinato a diventare un punto di riferimento per gli amanti dei live: il Dagda Club di Borgo Priolo. Situato sulle prime colline dell’Oltrepò, il Dagda è un locale accogliente, dotato di una buona capienza e in queste settimane ci sta proponendo un programma di tutto rispetto: bands come Voivod, Entombed, Anvil e Vision Divine non hanno certo bisogno di presentazioni.

Uno degli eventi più interessanti è stato quello di sabato 5 novembre, la prima delle due date italiane dei Lordi. Purtroppo il locale è situato in una stradina secondaria non indicata dal navigatore (per noi era la prima volta al Dagda) così, dopo aver sbagliato strada varie volte, siamo riusciti ad arrivare in tempo per vedere solo una parte del set dei finlandesi Shiraz Lane, mentre gli svizzeri Silver Dust ce li siamo persi del tutto. Peccato, perché lo street rock di chiara derivazione Guns ‘n’ Roses dei finnici sembrava di buona fattura.
Sono circa le 22:30 quando, accompagnati dalle note di “God Of Thunder” i Lordi si sono impossessati del palco, acclamati da un parterre di centinaia di braccia tese e urlanti. “Let’s Go Slaughter He-Man” ha scaldato l'audience, subito seguita dalla violenta “Babes For Breakfast” e da “The Riff”. La band ha dimostrato di possedere una grande padronanza del set e i costumoni mostruosi, ai limiti del grottesco, indossati da ogni musicista con sorprendente nonchalance, non hanno deluso le aspettative del pubblico, che ne ha potuto apprezzare gli orripilanti orpelli, curati nel minimo dettaglio. Mr.Lordi, poi, si è rivelato subito sorprendentemente loquace e chiacchierone, sciorinando tutto il suo striminzitissimo vocabolario italiano. Ma, di un finlandese che riesce a pronunciare molto bene una location come Borgo Priolo, direi che potremmo essere soddisfatti comunque. 
Il volume delle chitarre è rimasto forse un po' troppo basso, spesso sovrastato dalle tastiere (come pure dalle basi e dagli effetti, di cui i Lordi fanno solitamente un uso piuttosto massiccio) ma questo non ha tuttavia penalizzato particolarmente lo spettacolo, sempre divertente e piacevole.
La scaletta è un ideale greatest hits della band, che parte dagli esordi di “Get Heavy” e giunge fino all’ultimo (a nostro avviso eccellente) “Monstereophonic”, da cui hanno proposto “Hugh You Hardcore” e “Down With The Devil”, oltre alla già citata “Let’s Go Slaughter He-Man”. Non sono mancate le consuete parentesi per gli assoli di tutti gli strumentisti, per fortuna brevi e non particolarmente tediosi. Nel finale sono arrivate le attesissime “Blood Red Sandman”, “Devil Is A Loser” e soprattutto “Hard Rock Hallelujah” (la track con cui, nel 2006, vinsero l’Eurovision song contest) anche qui eseguita tra teschi fumanti, asce gigantesche e immancabili fumogeni. Hanno degnamente chiuso lo spettacolo “Who’s Your Daddy?” e “Would You Love A Monsterman”, con tanto di lancio di coriandoli sul pubblico sudato e soddisfatto.

Una bella serata di rock’n’roll accattivante e teatrale, condito da uno spettacolo grottesco, da gustare con la giusta dose di ironia. A onor del vero, confessiamo di preferire mille volte i Lordi, con i loro costumi ridicoli, ma davvero ben fatti e il loro sound bombastico, ai tanti rockers seriosi e pseudo-impegnati.

Lordi Setlist:
1. Let’s Go Slaugher He-Man
2. Babez For Breakfast
3. The Riff
4. Hellbender Turbulence
5. Bite It Like A Bulldog
6. Icon Of Dominance
7. Hug You Hardcore
8. It Snows In Hell
9. Children Of The Night
10. Cadaver Lover
11. Down With The Devil
12. Blood Red Sandman
13. Hard Rock Hallelujah
14. Devil Is A Loser
Encore:
15. Who’s You Daddy?
16. Would You Love A Monsterman



mercoledì 28 settembre 2016

SpazioRock Festiva 2016 - Live Report

SPAZIOROCK.IT FESTIVAL 2016:

OVERTURES ° ELVENKING ° DOMINE 
IRON SAVIOR ° RHAPSODY ° POWERWOLF 
STRATOVARIUS

@Live Club, Trezzo sull’Adda (Mi)
sabato 24 settembre 2016


Live & Photo report by Dora

Il power metal esplode ed accende il primo weekend autunnale di una Milano ancora baciata da un sole non poi così pallido.

E' un sabato come tutti gli altri quello del 24 settembre, o almeno lo sarebbe se il Live Club di Trezzo sull'Adda non ospitasse il primo festival power metal organizzato da SpazioRock, capace di riunire grandi nomi della scena power internazionale, ma anche di ospitare realtà più piccole e tutte italiane.

Fin da subito si è percepita una grandissima attesa per l'evento: fan appostati davanti al locale, un fremito leggero che pervade l'aria, grandi aspettative e un certo interesse intorno alla manifestazione, complice anche la possibilità di partecipare ai meet & greet con i propri beniamini.

Ad inaugurare il festival è una band friulana, gli Overtures, pronti più che mai a scaldare i già frementi animi accorsi ad affollare lo spazio adiacente allo stage.
I ragazzi di Gorizia danno spettacolo, in tutti i sensi: suoni pieni ed articolati, grande padronanza del palco, voce invidiabile e una certa tecnica che può reggere senza problemi il confronto con i più grandi, brani accattivanti e in puro stile power che ben si adattano al tema del festival e che scaldano tutti i quanti, pronti a sfoggiare fin da subito chiome fluenti al vento che si muovono al ritmo della musica.
Chi già conosceva la band avrà certamente apprezzato la sua performance, anche se forse fin troppo breve nonostante sia stata decisamente ottima sotto ogni punto di vista, ma gli Overtures hanno chiuso i loro quattro brani con qualche fan in più: un gran bel risultato!

Setlist:
Repetance
Artifacts
Go(l)d
Fly, Angel

Non c'è tempo di salutare i friulani che già i rodies sono pronti a cambiare la scena sul palco che viene calcato ancora una volta da una band italiana, questa volta di Sacile in provincia di Pordenone, loro sono gli Elvenking, il cui look colpisce immediatamente per la particolarità dei visi pitturati e degli abiti di scena decisamente caratteristici, ma è ancora una volta la musica ad essere la vera e unica protagonista, tra sonorità folk sfrenate che corrono sul filo di un violino pressoché perfetto, per poi esplodere su ritmi intensi e grandiosi combattuti a suon di voce, chitarre e batteria.
I sei elfi italiani saltellano per tutto il palco e non è un caso se la loro realtà sembra essere tra le più apprezzate anche all'estero, grazie al gusto musicale spiccatamente nordico che fa si che ci regalino una performance dalle forti emozioni ed energia.

Lo spettacolo continua...

Setlist:
The Scythe
Elvenlegions
Moonbeam Stone Circle
Grandier’s Funeral Pyre
The Divided Heart
The Loser

Italia ancora protagonista con i Domine, band fondata ormai nel lontano 1986 a Piombino dai fratelli Enrico e Riccardo Paoli, chitarrista e bassista della band.
L'assalto musicale al quale ci sottopongono ci colpisce da più fronti, ma è di certo quello vocale ad essere il padrone incontrastato dei cinque pezzi proposti dalla band, capace di toccare acuti talmente alti da rompere perfino la barriera del suono che diventa epico, gigantesco, magnifico.
I brani scivolano via come sabbia tra le dita e tra un pogo feroce e un headbanging da torcicollo di cui i fan presenti sembrano essere assoluti campioni, anche il tempo dei Domine arriva alla sua conclusione, non senza qualche piccolo intoppo tecnico, prontamente risolto e sistemato e forse perfino passato inosservato ai più. troppo impegnati a cantare sulle note delle canzoni dei propri idoli.

Setlist:
Thunderstorm
The Hurricane Master
The Ride of the Valkyries
Dragonlord (The Grand Master of the Mightiest Beasts)
Defenders 

Non c'è tempo da perdere, ormai gli animi ben surriscaldati ed è il momento di sano, grezzo, crudo metallo teutonico, quello degli Iron Savior, anche loro colpiti da qualche problemino tecnico che fa fischiare le casse e anche le nostre orecchie, ma che viene ancora una volta risolto prontamente e senza troppe vittime.
Sono però i quattro tedeschi a mietere vittime e lo fanno colpendo forte, con riff prepotenti e micidiali che ti stendono come una granata che ti scoppia in piena faccia.
Non c'è molto da dire davanti a grandi maestri del power metal: la sola cosa che si può fare è ascoltare, chinare la tesa davanti alla prestante potenza della musica e lasciarsi travolgere da essa. A volte basta davvero poco per essere coinvolti in qualcosa di unico e grandioso, gli Iron Savior insegnano proprio questo!


Setlist:
Way Of The Blade
Starlight
Revenge Of The Bride
Gunsmoke
Beyond The Horizon
The Savior
Condition Red
Heavy Metal Never Dies
Atlantis Falling 


Alle sonorità più grossolane ed heavy degli Iron Savior, si succedono quelle più epiche e sinfoniche del triestino Luca Turilli e della sua creatura Rhapsody.
Il grande successo di questa band però è stato pagato a caro prezzo dai moltissimi fan che ne hanno ritardato l'esibizione per strappare loro autografi e foto al meet & greet che si era svolto pochi minuti prima.
Nonostante questo inconveniente abbia dimezzato il loro spettacolo, Luca & Co. hanno regalato una performance spettacolare destreggiandosi tra duetti di puro metal sinfonico (eccellente la presenza di Emilie Ragni) e pezzi in cui la voce di Alessandro Conti ha completamente cancellato i piccoli inconvenienti tecnici. 
Un grande ritorno per un grandissimo artista.

The show must go on...

Setlist:
Nova Genesis (Ad Splendorem Angeli Triumphantis)
Il Cigno Nero
Rosenkreuz (The Rose And The Cross)
Land Of Immortals (Rhapsody Cover)
Unholy Warcry (Rhapsody Cover)
Tormento E Passione

Prometheus
Demonheart



Tra la folla rumoreggia ancora un certo sgomento per l'interruzione un po' brusca del concerto dei Rhapsody quando ecco che due aquile dorante irrompono sulla scena facendo calare il silenzio e una certa, pruriginosa agitazione per quello che, a brevissimo, accadrà sul palco.

I Powerwolf sono sicuramente una tra le chicche più interessanti all'interno di questo festival, un qualcosa che deve essere visto almeno una volta nella vita, perché non tutti possono dire di aver partecipato ad una messa metal, la stessa che in brevissimo tempo inizia ad essere celebrata davanti ai nostri occhi profani ed attoniti.
Tra inni laici e cori lugubri ed opprimenti veniamo, un brano alla volta, impossessati dall'oscuro spirito dell'heavy metal, celebrato per noi dalla potente e grave voce di Attila Dorn, il nostro officiante, una satanica presenza su un palco che si accende dei sacri fuochi del metal che fa prendere vita ad oscuri fantasmi che danzano con il volto pitturato, lo stesso dei componenti della band, perfetti nel loro ruolo di demoni.
E' una messa nera, oscura, un momento di puro raccoglimento profano dal gusto quasi mistico. Chi non li aveva mai visti live ne resta catturato, impossessato, chi invece che non è nuovo a questa celebrazione musicale, non è comunque immune dalla possessione.
Tutto resta immobile davanti a una rappresentazione così carica ed emotivamente sconvolgente e quando anche l'ultima nota smette di riecheggiare nell'oscurità, ci sentiamo ancora immersi nella messa officiata dai Powerwolf, maestri del genere.

Setlist:
intro: Lupus Daemonis
Blessed & Possessed
Coleus Sanctus
Amen & Attack
Sacred & Wild
Army Of The Night
Resurrection By Erection
Armata Strigoi
Let There Be Night
Werewolves Of Armenia
Kreuzfeur
Sanctified With Dynamite
We Drink Your Blood
Lupus Dei

E poi ecco, il momento tanto atteso, quello per cui vale la pena stare dieci ore in piedi tra la folla, a pogare, ad urlare, ad alzare le braccia al cielo.
Quando gli Stratovarius salgono sul palco, non dopo un leggero ritardo che fa tremare i presenti, ormai diventati una massa gigantesca che si accalca sotto il palco, è come se la luce della Finlandia si irradiasse dallo stage per poi esplodere alle prime note di "Speed of Light", un vecchio brano che accende gli animi ma anche i rimpianti di chi non ha vissuto l'era storica di questa band.
E' perfezione e pura magia; è il tempo che si piega su sé stesso ed implode poco a poco, destreggiandosi tra brani vecchi e nuovi che si nutrono tutti della stessa, spumeggiante energia, la stessa che contagia tutti i presenti, che coinvolge band e fan, addetti ai lavori e chi forse si trova lì solo per passare una serata in modo un po' diverso dal solito.
Tra cori da stadio, voci che si mescolano tra loro, sorriso rivolti ad una band che non si risparmia e non smette per un solo istante di dare il meglio di sé, i brani scivolano via come un balsamo sulla pelle guarendo le ferite, irrompendo tra le quattro mura del locale che ormai sembra essere diventato evanescente e primo di sostanza, rinchiuso in una bolla perfetta di musica che ha limiti, nemmeno quella del tempo che scorre inesorabile, portandoci alla fine di una magnifica serata.


Setlist:
Speed Of Light
Eagleheart
Phoenix
Sos
My Eternal Dream
Against The Wind
Paradise
Wiil The Sun Rise
Shine In The Dark
Black Diamond
Forever
Unbreakable
Hunting High And Low

Quello organizzato da SpazioRock è stato certamente un evento degno di nota, perfettamente curato sotto ogni punto di vista, non solo per quanto concerne la scelta delle band invitate a regalarci la loro musica, ma anche da quello organizzativo che ha brillato per efficienza.

Certo, non sono mancati piccoli intoppi che però non hanno precluso l'ottima riuscita dell'evento. 

La pratica rende perfetti e se questa era solo la prima edizione, non vediamo l'ora di scoprire come saranno le prossime!