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venerdì 21 dicembre 2018

ACCEPT - Symphonic Terror

"SYMPHONIC TERROR – LIVE AT WACKEN 2017 "

Release Date: 23 november 2018


Country: Germany

Genre: Heavy Metal

Tracklist:
1. Die By The Sword
2. Restless And Wild
3. Koolaid
4. Pandemic
5. Final Journey
6. Night On Bald Mountain
7. Scherzo
8. Romeo And Juliet
9. Pathetique
10. Double Cello Concerto In G Minor
11. Symphony N.40 In G Minor
12. Princess Of The Dawn
13. Stalingrad
14. Dark Side Of My Heart
15. Breaker
16. Shadow Soldiers
17. Dying Breed
18. Fast As A Shark
19. Metal Heart
20. Teutonic Terror
21. Balls To The Wall

Che Wolf Hoffmann sia un grande appassionato di musica classica non lo scopriamo certo oggi, basta ascoltare i suoi lavori solisti “Classical” e “Headbangers Symphony”, entrambi basati sulla rielaborazione di arie classiche. E poi, chi non ricorda il celeberrimo intermezzo di “Metal Heart” in cui si cita “Per Elisa”? In questo live, registrato l’anno scorso al Wacken, Hoffmann ha finalmente la possibilità di proporre alcuni dei brani più famosi degli Accept accompagnato da un’orchestra sinfonica.
Symphonic Terror è diviso in tre parti: la prima vede all’opera solo gli Accept, ed è incentrata su brani dell’era Tornillo (a parte la storica “Restless And Wild”). La band conferma di attraversare un periodo di grazia, e chi era presente alla data italiana dello scorso gennaio può sicuramente confermare.
L’orchestra entra in azione nella seconda parte, in cui vengono eseguiti celebri brani di musica classica, già proposti da Hoffmann nel suo “Headbangers Symphony”. “Night On Bald Mountain” di Musorgskij è semplicemente da brividi, heavy metal e classica fusi alla perfezione. Non da meno “Romeo And Juliet” (Prokofiev) e Pathetique (Beethoven) tra ritmiche serrate e archi maestosi.
Infine la terza parte, in cui classici della band tedesca vengono eseguiti con l’orchestra. Il risultato è eccellente, i brani brillano di una luce nuova, in particolare “Shadow Soldiers” e l’incredibile “Stalingrad”, addirittura superiori agli originali, con violini e violoncelli che ne accentuano il tono epico e l’andatura solenne.
Un lavoro imperdibile per i tanti fans degli Accept, e che purtroppo rappresenta anche il testamento musicale del bassista e fondatore Peter Baltes, che ha recentemente deciso di ritirarsi a vita privata.

8/10
Andrea

Line-up:
Mark Tornillo – vocals
Wolf Hoffmann – guitar
Peter Baltes – bass
Uwe Lulis – guitar
Christopher Williams – drums




mercoledì 19 dicembre 2018

Frozen Land

"Frozen Land"
Release Date: December 7, 2018


Label: Massacre Records

Genre: Symphonic Power Metal

Country: Finland

Track List:
1. Loser's Game
2. Delusions Of Grandeur
3. The Fall
4. Underworld (Manala)
5. The Rising
6. Unsung Heroes
7. Orgy Of Enlightenment
8. Mask Of The Youth
9. I Would
10. Angels Crying (E-Type Cover)

Dopo il demo Loser's Game del 2017, i finnici Frozen Land (Tony Meloni, voce, Tuomas Hirvonen, chitarre, Aki Kuokkanen, percussioni, Lauri Muttilainen, tastiere e Juhana Heinonen, basso) hanno deciso di fare sul serio e sono arrivati all'uscita dell'omonimo debut album per Massacre Records.

Sin dalle prime note si riesce a percepire quanto la vecchia guardia della golden age del power metal in Europa, che aveva contribuito a renderne la Finlandia fiera regina, abbia potuto incidere anche sui lavori delle nuove leve. Non è un caso che quest' album, registrato presso i mitici Finn Vox Studios, sia stato mixato da Matias Kupiainen, attualmente in forze negli Stratoviarius e masterizzato da quel Mika Jussila, da sempre un nome, una garanzia (Stratoviarius, Sonata Arctica, Children Of Bodom).

Nati come band a Tampere, da un progetto solista di Hirvonen, i Frozen Land si sono presto trasformati in un combo di 5 elementi, pronti a dare il massimo per riportare il metal nordico all'antico splendore tipico degli albori degli anni 90', tornando indietro di quasi un trentennio fa.

La prima traccia, per ritmi forsennati, riffs al fulmicotone e voce che vola là dove osano le aquile, ricorda, neanche tanto vagamente, Paradise, della band di Kotipelto; la seconda traccia non molla il colpo e continua a pestare duro e a portare le corde vocali di Meloni, vocalist italiano, incredibile a dirsi, reclutato grazie a Youtube, a toccare altezze stratosferiche, così come accade nel pezzo successivo in cui sono encomiabili anche i cori; incalzante, catchy e facile da ricordare persino nelle strofe la successiva Underworld, mentre le diaboliche e a tratti funamboliche tastiere di The Rising, riportano alla mente le scale di Bach, in un pezzone dove i cori, dal vivo, faranno venire i brividi pure ai pinguini; più folk negli arrangiamenti e più epico nelle lyrics il pezzo seguente, sulla falsa riga di band come Korpiklaani o Finntroll; un' altra traccia, da considerarsi come un perfetto esercizio di stile è Mask Of The Youth, il pezzo in cui tutti i musicisti si prodigano fino allo spasmo per mantenere ritmi degni della formula uno, mentre il cantante si esibisce in quello che, forse, è il brano più impegnativo per le sue corde vocali dell'intero album. D'altra parte i ragazzi hanno ridotto notevolmente l'impatto che i vari solo hanno storicamente avuto in questo genere, per prediligere la melodia, lasciandola affiorare al meglio, come nell'unica ballad, un pezzo lento, dolce e strappalacrime, che celebra l'amore perso in vita e ritrovato nell'aldilà.

L'album si chiude con un'insolita cover di musica dance, firmata nel 1998 dal musicista e cantante svedese E-Type, ovviamente rivisitata e corretta opportunamente in chiave metal, con schitarrate e sezione ritmica a regola d'arte, che però non ne hanno  intaccato l' originale freschezza, lasciandole anche una certa leggerezza nell'approccio generale.

Come primo lavoro non c'è male davvero: i Frozen Land non avranno inventato la ruota in ambito musicale, ma si lasciano ascoltare piacevolmente. Scommetto che parecchi amanti del power metal non mancheranno di seguire la loro carriera più che volentieri, sperando di vederli al più presto anche live

8/10
Margherita Realmonte (Meg) 

LINE-UP
Tony Meloni - Vocals
Tuomas Hirvonen - Guitars
Aki Kuokkanen - Drums
Lauri Muttilainen - Keyboards

Juhana Heinonen - Bass

https://www.facebook.com/Frozenlandband

venerdì 14 dicembre 2018

HAMMERFALL - Legacy Of Kings (20TH ANNIVERSARY LTD)

Legacy Of Kings (20TH ANNIVERSARY LTD)

Release date: 07 december 2018

Label: Nuclear Blast


Tracklist:
CD 1:
1. Heeding The Call
2. Legacy Of Kings
3. Let The Hammer Fall
4. Dreamland
5. Remeber Yesterday
6. At The End Of The Rainbow
7. Back To Back
8. Stronger Than All
9. Warriors Of Faith
10. The Fallen One
CD 2:
11. Eternal Dark
12. I Want Out
13. Man On The Silver Mountain
14. Legacy Of Kings (medley live)
15. Heding The Call (live)
16. Let The Hammer Fall (live)
17. Legacy Of Kings (live)
18. At The End Of The Rainbow (live)
19. Stronger Than All (live)
20. Heeding The Call (demo)
21. Let The Hammer Fall (demo)
22. Warriors Of Faith (demo)
23. Back To Back (demo)
24. At The End Of The Rainbow (demo)
25. Dreamland (demo)


Tempo di strenne natalizie in casa Hammerfall, che in occasione del ventennale di “Legacy Of Kings” ne pubblicano una lussuosa ristampa rimasterizzata, con un cd e un dvd aggiuntivi.
Legacy Of Kings è probabilmente il lavoro più riuscito degli svedesi, una collezione di songs in cui il loro power-epic metal si esprime al meglio, tra anthems fieri e belligeranti (la title-track, “Heeding The Call”), rimandi ad Helloween (“Dreamland”), Accept (“Let The Hammer Fall”), Manowar (“At The End Of The Rainbow”) e ballate romantiche (“Remember Yesterday”, perché anche i guerrieri hanno un cuore!). Pompatissimo all’epoca (ricordo numerose recensioni da 5 stelle sui magazines nazionali) in realtà “Legacy Of Kings” non può competere con i classici del genere, è semplicemente un ottimo lavoro power metal, godibilissimo ancora oggi, e non è poco.
Il cd aggiuntivo si apre con 3 cover, comparse ai tempi solo su singoli e in alcuni tribute albums: ottime “Eternal Dark” (Picture) e “Man On The Silver Mountain” (Rainbow), superflua “I Want Out” (Helloween), praticamente uguale all’originale, in cui comunque appare come ospite Kay Hansen.
Seguono 6 brani dal vivo in cui gli Hammerfall appaiono in ottima forma, ascoltare ad esempio la trascinante versione di “Let The Hammer Fall” registrata in Brasile nel 2017.
Chiudono il secondo cd alcune demo versions obiettivamente inutili, dalla qualità audio assai carente, in particolare per le parti vocali di Cans appena appena udibili.
Infine il dvd propone una serie di registrazioni live dell’epoca, tratte da vari concerti in U.S.A., Svezia, Svizzera, Cile e Giappone.
Il piatto è ricco, anche per chi ha già la versione originale, per cui chi vuole farsi un bel regalo di Natale si accomodi!

8/10
Andrea

martedì 11 dicembre 2018

The Dahmers - Down In The Basement

"Down In The Basement"

Release date: 26 October 2018

Label: Lövely Records 

Country: Swedish

Genre: punk rock 'n' roll

Tracklist:
1. Blood On My Hands
2. Murder Ride
3. Street Of The Dead
4. Down On My Knees
5. The Ripper
6. Hit ‘n’ Run
7. Howling
8. I Spit On Your Grave
9. Demon Night
10. Creepiest Creep
11. Reoccurring Dreams
12. Without A Face
13. Kiss Of Dario
14. Man Obsessed
15. No One
16. Social Fools
17. November
18. The End

I Dahmers prendono il loro nome dal famigerato “cannibale di Malwaukee”, sono svedesi e con questo Down In The Basement ci propongono 46 minuti di energico punk rock ’n’ roll di scuola americana.
I gruppi che maggiormente hanno influenzato questi pazzi scandinavi sono MC5, Ramones e The Dictators, ma c’è da dire che queste 18 songs sono molto varie e ci si può trovare un po’ di tutto, dal sixties pop al garage revival al power pop californiano di fine anni 70 e anche qualche inclinazione psichedelica.

L’album scorre piacevole, i ritmi sono sempre sostenuti e con brani come “Blood On My Hands”, l’inarrestabile “Murder Ride” o la festaiola “The Ripper” è davvero impossibile restare fermi. I Dahmers sono poi abili a costruire melodie accantivanti e un po’ zuccherose, come in “Street Of The Dead”, “Creepiest Creep”  o nel delizioso pop di “Howling”. L’attitudine horror esce allo scoperto in titoli come “I Spit On Your Grave” garage punk sporcato da qualche effettaccio e nello strambo strumentale “The End”, degno di un film di Vincent Price, mentre “Kiss Of Dario” o “Man Obsessed” non starebbero male su un vinile dei Knack.

Un bel mix di generi, che però convivono alla perfezione in un album fresco e frizzante come una bibita ghiacciata!

7,5/10
Andrea


venerdì 7 dicembre 2018

Revolutio - Vagrant

"Vagrant"

Release Date: November 9th 2018


Genre: Post Apocalyptic Thrash Metal

Country: Italy

Tracklist:
1. Aftermath
2. Meek and the Bold
3. What Breaks Inside
4. The Oracle
5. Ozymandias
6. Eclipse
7. Silver Dawn
8. Requiem
9. Daydream
10. The Great Silence

I bolognesi Revolutio, dopo aver recentemente firmato per l’etichetta finlandese Inverse Records, cercano di districarsi nel distopico mondo post apocalittico del metal, con un album ricco di contenuti.

Vagrant si presenta subito preciso ed ordinato dal punto di vista tecnico e stilistico. Molti brani virano verso composizioni progressive, incentrate per buona parte su riff dinamici e sovrapposti, che richiamano il groove e l’anima sperimentale dei Meshuggah e che tanto piacciono anche al pubblico di appassionati dei Gojira.
Maurizio Di Timoteo si rivela un ottimo vocalist, perfetto per le atmosfere post apocalittiche che richiamano i cult movie alla Blade Runner e Mad Max, mentre le fusion di chitarra e gli assoli di batteria conferito al disco quell'anima malata e schizofrenica che sembra volersi liberare da certi cliché.

Un disco mutevole, che ha sicuramente i suoi difetti, che non ne deturpano la bellezza ma  bensì ne alimenteranno quella piacevole sensazione di attesa per il futuro di questa band.

Camaleontico.

7.5/10
Michela (Anesthesia)

Line-up
Maurizio Di Timoteo – Vocals
Luca Barbieri – Lead Guitars
Carlos Reyes Vergara – Rhythm Guitars
Francesco Querzè – Bass
Davide Pulito – Drums


lunedì 3 dicembre 2018

Oberon - Aeon Chaser

"Aeon Chaser"

Release date: October 26, 2018


Genre: Gnostic Rock

Country: Norway

Track List:
OMEGA
WALK IN TWILIGHT
TO LIVE TO DIE
BLACK AURA
THE SECRET FIRE
WORLDS APART
LAINAKEA
SURRENDER
LOST SOULS
BROTHER OF THE ORDER
MAGUS OF THE DUNES


Nei meandri dell’ermetismo mentale di Bard Oberon, nasce il progetto Oberon, un artista criptico e complesso che unisce spiritualità gnostica alla volontà di esplorare il processo interiore del destino umano.

Brani come "Lost Souls" e "Walk In Twilight" creano elettrocuzioni oscure che si mescolando ai synth neo-folk creando così ombre inquietanti e malinconiche che attingono in pieno al rock di fine anni ottanta.
I testi trovano la propria dimora tra il neo classicismo della seconda metà del settecento e la tentacolare filosofia del rosacrocianesimo, un connubio tra intelletto e forza fisica ben disegnato dalle chitarre elettriche.
Tecnicamente "Aeon Chaser" è un disco che ha più l’urgenza di essere suonato che la pazienza di essere ascoltato, un inno alla consacrazione di un Dio superiore alla quale solo le vibrazioni della musica possono rapportarsi ed eventualmente sottoporsi.

Intenso oltre misura.

7/10
Michela (Anesthesia)


Bard Oberon: vocals, guitars, bass, keyboards, percussion
James F.: guitars
Jan Petter Sketting: guitars, percussion
Tory J. Raugstad: drums

mercoledì 28 novembre 2018

RADIANT - Radiant

"Radiant"

Release Date: November 9, 2018


Country: Germany

Genre: hard Rock

Tracklist:
1. Yes I Am
2. I'm Alive
3. Silver Linings
4. You Rock
5. Dorian Gray
6. Forever One
7. Heroes
8. Liars
9. Not Worth After All
10. Paint The Grey
11. My Own Way
12. Should I Live With You
13.Life's Shadows
14. Hit The Night


La band  teutonica di Herbie Langhans (voce, chitarra e tastiere) Flo Gottsleben (chitarre) Carsten Stepanowicz (chitarra solista) Markus Beck (basso) e Manni Spalka (percussioni) approda al debut album, confezionando un signor Hard Rock, stile old school, senza troppi fronzoli. Il sound respira un'aria che rimanda all'aroma di eccellenze come Winery Dogs, Journey, 3 Doors Down e Whitesnake, tanto per intenderci. Il motto dei Radiant da quando si sono formati nel 2014 a oggi è: più rock, meno metal, più riff accattivanti e meno virtuosismi in velocità, tutti obiettivi pienamente raggiunti, anche perché l'album è stato concepito, scritto, arrangiato, provato e registrato dal combo nella sua interezza, caratteristica che ha contribuito a creare l'unicità del suono dei Radiant, band che può vantare l'imponenza e la versatilità delle corde vocali di un Herbie Langhans con un'esperienza targata Voodoo Circle e Avantasia alle spalle, nonché la potenza delle percussioni e la ricchezza degli assoli di chitarre e bassi alla Billy Sheehan.

La prima track ha intro, riffs e refrains che ricordano molto i Journey, il ritornello, facile da ricordare e canticchiare, resta in mente subito, certo i cori sono una figata inimitabile. Più martellante nei ritmi la traccia successiva, in cui la chitarra solista a un certo punto la fa da padrona e ha parecchio da dire; tastiere e riffs delle sei corde dal retrogusto tipicamente ottantiano ci accolgono con la terza track; accattivante il sound del quarto pezzo, forse un po' più di ispirazione Whitesnake; letterario il titolo della quinta traccia, che ricorda l'omonimo romanzo di Oscar Wilde e che musicalmente ha alcuni tratti tipici di una ballad; la sesta traccia spezza il sound più soft di quella che precede e di quella che segue; l'ottava traccia non nasconde l'ispirazione e le intenzioni decisamente metal e funziona davvero molto bene, con strumenti e voce che danno il meglio di sé. Seguono un paio di songs ben fatte, ma personalmente non particolarmente degne di nota e poi una dolce ed elegante ballad, che a me, non so spiegare il perché, ha fatto venire in mente i vecchi Gotthard, forse per quel respiro romantico, forse per quel tipo di cori, insomma un pezzo slow di quelli che dal vivo ti fanno buttar via il cellulare e prendere l'accendino pure se non fumi; l'ultima track è stata registrata come un live e infatti può vantare decisamente un gran bel tiro. 

Ascoltare i Radiant riporterà i quarantenni di oggi alla loro adolescenza e potrebbe distrarre i più giovani dalle scene trap, emo, disco, experimental, nu-qualsiasi cosa possa seguire...Non so se nel mondo della musica ci sia effettivamente bisogno dei Radiant, so che a me ha fatto bene ascoltarli e credo che già questo sia un gran bel risultato.

8/10
Margherita Realmonte (Meg)

lunedì 26 novembre 2018

THE HEARD -

"The Island"

Release date: 2 novembre 2018

Label: Despotz Records

Genre: Hard Rock

Country: Sweden

Tracklist:
1. The Island
2. A Death Supreme
3. Tower Of Silence
4. Sirens
5. It
6. Caller Of Storms
7. Revenge Song
8. Queen Scarlet
9. Crystal Lake
10. Leaving The Island

I The Heard nascono dalle ceneri dei Crucified Barbara, storica band svedese scioltasi due anni fa. Ne fanno parte la chitarrista Klara Force, la bassista Ida Evileye e la batterista Nicki Wicked, con l’aggiunta della ex Deathstars Jonas “Skinny” Cougar e della singer Pepper Potemkin, ex modella e artista burlesque.

The Island è il loro debutto, ed è un lavoro che si distacca del sound del gruppo madre, ma senza rinnegarlo del tutto. Strutturato come un concept album, narra la storia e i personaggi di un’isola immaginaria situata nel mar Baltico, un luogo apparentemente idilliaco ma che nasconde misteri e insidie.
Rispetto alle violente e dirette Crucified Barbara qui il suono è più introverso e maturo, più melodico e con varie sfaccettature, che vanno dal dark al doom al gothic. 
Va detto che il songwriting non sembra ancora del tutto centrato, The Island infatti  alterna  episodi riusciti ad altri privi di mordente e a tratti noiosi. Fanno parte della prima categoria la title track, il singolo “A Death Supreme” e la bellissima “Sirens”, che mettono in mostra la capacità della band di creare atmosfere decadenti alternando sprazzi acustici con riffs graffianti e melodie introspettive. Ottima la prova della cantante Pepper Potemkin, in grado di ben figurare accanto alle più esperte colleghe.
Meno convincenti songs come “Queen Scarlet” e “Crystal Lake” abbastanza ordinarie nel loro incedere sabbathiano. 

The Island è in ogni caso un lavoro positivo, migliorabile sotto alcuni aspetti ma in cui si intravede una band dalle notevoli potenzialità.

6,5/10
Andrea

Line-up:
Pepper Potemkin –  vocals
Klara Force – guitar
Jonas “Skinny” Kangur – guitar
Ida Evileye  – bass

giovedì 22 novembre 2018

Fvzz Popvli - Magna Fvzz

"Magna Fvzz"

Release Date: October 5th 2018


Country: Italia

Genre: Psychedelic Rock

Track List:
1. Let It Die...
2. Napoleon
3. The Deal
4. Get Me
5. Rvmpeltum
6. Cherry Bowl
7. Magnafvzz



Fortemente contaminati dal sound degli anni 70’ tornano i Fvzz Popvli, trio proveniente dalla capitale, che con il loro nuovo album MAGNA FVZZ, staccano il biglietto di sola andata per la scena power di primissimo ordine.

L’album è un viaggio nei meandri della corposità delle distorsioni dell’universo della musica rock d’autore. 
La prima traccia ha un buon inizio, il gioco di chitarre si sviluppa tra psichedelia ancestrale e totalmente dilatata e rock ‘n roll alla Motörhead a far da contraltare ad una voce aggressiva ed ipnotica. 
Tastiere pulsanti riproducono gli stati d’animo degli esecutori, dondolandosi tra un passato glorioso ed un presente che vuole scatenare una bolgia ossessiva.

Per il tutto il disco le chitarre acustiche sono sempre in primo piano, con i loro giochetti funkeggianti che non aspettano altro che abbracciare il proprio pubblico dal vivo. 
Promossi a pieni voti!

7.5/10
Michela (Anesthesia)



lunedì 19 novembre 2018

SIDE EFFECTS - Descending Rabbit Holes

"Descending Rabbit Holes"

Release Date: 28 September 2018


Country: Croatia

Genre: eclectic rock

Tracklist:
1. Don’t Contradict The Facts
2. In The Shadow Of A Crumbled Fort
3. Scratch The Surface
4. Colorblind
5. Don’t Turn Away
6. Diversion
7. The Siren Song
8. Hideout
9. Obituary Of Common Sense
10. Lint
11. Recoil

A dimostrazione che anche la scena dei paesi dell’ex Jugoslavia sa offrire gruppi molto validi arrivano questi Side Effects, provenienti da Zagabria e giunti al decimo anno di attività. Leader della band è il cantante e chitarrista Ivan Mihaljevic, che ricopre anche il ruolo di unico compositore (non è un caso che i precedenti lavori siano usciti a nome Ivan Mihaljevic & Side Effects). In patria sono molto conosciuti, anche grazie alla loro intensa attività live, che li ha visti supportare artisti come Richie Kotzen, Paul Gilbert e addirittura Whitesnake.

Dopo alcuni anni di silenzio discografico, dovuti anche a qualche cambio di line-up, i nostri tornano con questo Descending Rabbit Holes, un ottimo lavoro di heavy rock moderno, influenzato dal class metal ma anche dall’alternative metal e dagli Alter Bridge.
Brani come “Don’t Contradict The Facts” o “Colourblind” si fanno apprezzare per l’energia profusa e per le linee melodiche, sempre lontane dalla banalità. Il leader è dotato di una voce d’acciaio, di un indiscutibile talento chitarristico e in questo lavoro suona anche molte parti di basso, ma non bisogna dimenticare la bravura del batterista Alen Frljak e del nuovo arrivato Petar Stojko. “In The Shadow Of A Crumbled Fort” e “Scratching The Surface” hanno una struttura più articolata e mostrano qualche influenza progressive, apprezzabile anche la delicata ballad “Hideout” e il class metal ruffiano di “The Siren Song”.

Anni di gavetta hanno dato i loro frutti, Descending Rabbit Holes è un lavoro maturo e pienamente riuscito.

7,5/10
Andrea

line-up:
Ivan Mihaljevic – vocals, guitar, bass
Petar Stojko – bass
Alen Frljak – drums


lunedì 12 novembre 2018

THE GHOST AND THE MACHINE - Red Rain Tires

"Red Rain Tires"

Release Date: on 28 September 2018


Country: Austria

Genre: Post Blues

Tracklist:
1.Falling
2. Dirty Mind
3. Blue Day / Yellow City
4. Caroline
5. Passengers & Slaves
6. Complex Animal
7. Scars
8. Butterflies Dust
9. Wreck Of Innocence


E’ un suono molto particolare quello che propongono i The Ghost And The Machine, band austriaca giunta al secondo lavoro. Si autodefiniscono post-blues, etichetta dietro cui si nasconde un suono che attinge al folk, al jazz, all’alternative e all’indie rock. Del blues come generalmente viene inteso, quello del Delta, non ne troviamo traccia.

Tutto l’album verte su atmosfere raffinate e intime, a volte un po’ malinconiche, che nella loro particolarità riescono comunque ad essere facilmente fruibili e certamente non ostiche.  In particolare “Dirty Mind”, con il suo feeling un po’ alla R.E.M.,  potrebbe funzionare anche come singolo, se adeguatamente spinto.
Episodi apparentemente rilassati come “Blue Day / Yellow City” o “Caroline” hanno in realtà una tensione che striscia sotto pelle,  il sognante folk di “Falling” e le influenze jazz di “Passengers & Salves” sono dimostrazioni di talento e di creatività, le parti strumentali sono avvolgenti e gli arrangiamenti sono minimali ma efficaci. Mandolino e armonica a bocca impreziosiscono il pop rock evoluto di “Complex Animal”, si sente anche un po’ di country nella ballata crepuscolare “Wreck Of Innocence”, mentre “Scars” regala atmosfere oscure di indubbio fascino. 

Red Rain Tires non è un album indicato a chi cerca adrenalina e scosse elettriche, è musica introversa, notturna e poetica.

8/10
Andrea

Line-up:
Andi Lechner – guitar, vocals
Heidi Fial – bass, vocals
Matthias Macht – drums