venerdì 2 gennaio 2015

Intervista agli Atimia


Bene bene, ci troviamo al cospetto di un nome “Atimia” molto intrigante ed inusuale e sette brani che sembrano essere sospesi tra due mondi. 
Gli Atimia si collocano geograficamente nelle Marche e oggi a parlarci del loro mondo è Walter Ruggieri uno dei punti fermi della band.
Iniziamo dal nome… “sindrome da schizofrenia"? (Devo ringraziare di avere un monitor che ci separa)? :)
Walter: Ti ringraziamo per l’interesse per la nostra musica, in realtà la parola Atimia, ha nel suo concetto elementi come l’umore malinconico, l’apatia e la mancanza di sentimento tutte cose che se riuscirai a scrutarti intorno vedrai sempre più spesso nella collettività moderna in cui cerchiamo di restare in vita. 
La violenza quando c’è non è fisica ma interiore il monitor o le distanze servono a poco quando basta uscire dalla porta di casa per subirne inavvertitamente gli effetti da qualsiasi persona vicina.  
Noi cerchiamo di narrare sempre quello che ci circonda, quando le realtà oggettive cambieranno, i nostri suoni e testi subiranno la stessa sorte. 

LFdM: L’essenza è quella dark wave, minimale e profonda. Un gioco di equilibri che sembrano spezzarsi da un momento all'altro come cristalli ed una sensibilità di ascolto davvero sorprendente. Come nasce la vostra musica? Vi sono delle fonti di riferimento esterni o è frutto di uno studio puramente tecnologico?
Walter: Io trasformo ogni istante della mia vita in suoni interiori. Ogni discorso, situazione, evento piacevole o sgradevole crea in me percorsi musicali automatici. Poi è naturale anche l’influenza che ho avuto con tanti gruppi del passato che all’inizio, non ho mai cercato d’intento. 
Essi si sono vestiti intorno a me nel momento in cui li ho ascoltati la prima volta fortuitamente tra i tanti dischi che per buona sorte da piccolo riuscivo ad ascoltare. 
L’equilibrio è per tante persone la destinazione della vita, di riflesso questa ricerca “gioca” anche attraverso la nostra musica.

Quando ci troviamo di fronte a determinati suoni che vanno a squarciare le tenebre di ciascuno di noi si ha sempre un po’ la curiosità di capire chi sta dietro questo suono, quindi, chi sono gli Atimia?
Walter: Gli Atimia sono amici con cui ho avuto ed ho l’onore di condividere parte di me. Personalmente cerco di essere coerente con quello che scrivo o esprimo attraverso i miei suoni. Purtroppo viviamo in una società, dove a volte la trasparenza è percepita come una maschera per la paura . 
Sette, come i sette peccati capitali, proviamo ad attribuire loro un brano, secondo anche la vostra esperienza musicale che vi ha portato a farli venire fuori…
Walter: Non riesco a concepire i miei pezzi come peccati anche perché i famosi sette peccati vanno sempre contestualizzati nelle situazioni specifiche in cui si svolgono. 

1992 anno della vostra formazione, cosa è cambiato nella scena musicale degli Atimia rispetto agli inizi e se si, perché?
Walter: E’ cambiato tutto, la rete ha disintegrato tutte le certezze a livello sociale. Ha distrutto ogni forma di divismo.
All’inizio il web aveva dato speranza di cambiamento positivo per la trasparenza ma poi si è trasformato lentamente in un calderone simile a quella poco democratica televisione che doveva sostituire definitivamente.  
Nella musica e nei suoi addetti ai lavori non si ha più né la competenza né il coraggio di cercare suoni veri o belle e nuove canzoni, le etichette non investono, i siti web principali parlano di solo di “nomi” a parte qualche raro caso, televisione e radio come ben sai sono in mano ai soliti noti da quaranta anni circa. 
Persone come voi sono una rarità che lascia qualche piccola speranza. Non parlo in questo caso degli Atimia ma dei tantissimi gruppi che meriterebbero visibilità a livello nazionale, tanti anche solo nel mio genere di riferimento. 

La dark wave è ancora qualcosa di bello e dannato, o al momento potrebbe rappresentare un ostacolo all’evoluzione della band? Parlando anche dal punto di vista prettamente di collocazione sul mercato.
Walter: Credo nelle belle canzoni se un gruppo crea una bella canzone che raggiunge l’anima va oltre il genere in cui è collocata. 
E poi non ho mai pensato a come dover far musica per denaro ma solo a farla per stare bene spiritualmente, anche se i soldi, in questo mondo servono, altrimenti la propria musica non può essere diffusa. Vendere i propri dischi vuol dire aver la possibilità di produrne altri per chi non ha un’etichetta discografica di rilievo come noi.
Il mercato fondamentalmente non esiste più e le motivazioni sono in parte nella risposta che ti ho dato prima. 
I fattori sono tantissimi soprattutto in Italia, il fondamentale è che la cultura, traino economico d’intere nazioni, è deturpata a ogni giro del sistema. 

Notizie su prossimi eventuali appuntamenti dove potervi venire ad ascoltare?
Walter: Per adesso siamo alla ricerca dell’ennesimo batterista e stiamo registrando il nuovo disco appena riusciremo a completare e risolvere entrambe le cose penseremo a fissare e comunicare nuove date attraverso le nostre pagine facebook, twitter etc etc 

Thx a lot!
Walter: Grazie a te da parte nostra e complimenti per le belle domande e per la passione.
(Michela)

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