sabato 31 gennaio 2015

The Answer - Raise a Little Hell Recensione



"Rock and roll music, if you like it, if you feel it, you can't help but move to it. That's what happens to me. I can't help it." 
Elvis Presley

La strada del Rock 'n' Roll è lastricata di band che hanno fatto la storia. Nomi noti ai quali non si può fare a meno di pensare quando si parla di questo genere, pietre miliari verso cui non si può non guardare quando si nomina il genere, veri e propri marchi di fabbrica che ancora oggi sono sulla bocca di tutti, riempiendo non solo le bocche, ma anche i pensieri e, soprattutto le orecchie, incapaci di dimenticare questo glorioso passato che ha dato il via a qualcosa che, molto probabilmente, non morirà mai.
Non è facile, quindi, affacciarsi nel panorama musicale con alle spalle una storia di un tale lignaggio, anche perché il rischio di mancare di rispetto ai propri padri è sempre dietro l'angolo: band sono andate e venute su e giù per questa strada, alcune hanno sostato per decenni su questo percorso fatto di stelle delle musica, altre si sono spente, piccole fiammelle fatte di una luce troppo debole per resistere alla più piccola folata di vento. E poi ci sono loro, i The Answer, una band formatasi nell'Irlanda del Nord nel 2000 e che ha come unico obiettivo quello di rendere fieri quegli antenati che stanno ancora lì, ben saldi con il loro ricordo, su quella strada che non tutti possono percorrere.
Con il nuovo album dal titolo "Raise a Little Hell", in uscita il 9 Marzo per Napalm Records/Audioglobe, i The Answer sembrano intenzionati a ripercorrere i passi dei grandi, creando dodici tracce che sembrano essere un immenso, quanto gradito, omaggio ai tempi d'oro del Rock 'n' Roll, pur non tralasciando guizzi capaci di rendere ben chiara la loro personalità in modo da non farli perdere per quella via tortuosa ed insidiosa che hanno deciso di intraprendere. 
Attraverso la voce graffiante ed incisiva del cantante,  Long Live the Renegades apre le danze mettendo subito in chiaro quello che è il progetto dell'intero cd: fare musica, quella vera, quella più sentita, quella capace di venire direttamente dal più profondo del cuore, senza essere filtrata da niente se non dalle casse del proprio stereo. È un percorso netto, preciso: la direzione è segnata, i motori sono accesi e noi, insieme alla band, veniamo catapultati direttamente su quella strada, sorpassando i vecchi miti, costruendone di nuovi.
Arrivati a metà strada, quasi come se avessimo bisogno di distenderci per riprendere fiato, magari stendendo sull'erba una coperta, pronti ad ammirare il caldo sole di un pomeriggio di luglio, arriva Strange Kinda’ Nothing, una dolce e gradevole ballata dal gusto un po' antico, ma assai gradevole, che ci riporta indietro nel tempo, lasciandoci sognare ad occhi aperti. Non c'è tempo, però, per lasciarsi andare, subito il ritmo riprende piede e, alle delicate note della traccia numero sei, si sostituiscono quelle più incalzanti e veloci di Whiplash, seguite poi da Red e Raise A Little Hell, la degna conclusione di un viaggio iniziato con i migliori auspici e finito perfino troppo presto.
"Raise a Little Hell" non è solo un album capace di portare gloria a quello che resta di un passato indimenticabile, ma svecchia la tradizione attraverso trovate nuove che, però, ben si armonizzano con tutto quanto il resto, creando qualcosa in bilico tra passato e presente che non vorremmo mai smettere di ascoltare.
È un viaggio on the road sul viale dei ricordi, ma sempre con gli occhi puntati verso l'orizzonte più irraggiungibile, là dove il futuro inizia appena a disegnarsi.

7.5/10

Dora



1. Long Live the Renegades
2. The Other Side
3. Aristocrat
4. Cigarettes & Regret
5. Last Days of Summer
6. Strange Kinda’ Nothing
7. I Am What I Am
8. Whiplash
9. Gone Too Long
10. Red
11. I Am Cured
12. Raise A Little Hell

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