lunedì 16 marzo 2015

MAD MINUTES: Another Direction Review

MAD MINUTES - ANOTHER DIRECTION
Releasedate: 2015-04-03

Label: CRAMADA
Origin: SWEDEN

Tracklist:
1. Forgot the Safe Word
2. Another Direction
3. Painting Salesman Assassin
4. No Escape
5. Deceiving Progress
6. Ready For The Fight
7. Letter Bomb






Di recente formazione, gli svedesi Mad Minutes irrompono sulla scena punk svedese con sette brani, brevi e dannatamente cattivi.

Proseguendo il cammino dei grandi artisti della terra vichinga (Anti Cimex, Refused,  Hellacopters..), anche questo gruppo di amici ha voluto mettere assieme le proprie esperienze musicali a servizio della vecchia scuola hardcore.

Another Direction vedrà la luce il prossimo 3 aprile per Cramada Records e, come una roulette russa, sfida la comunità punk hardcore con la sua imprevedibilità e ferocia, oltre ad una buona dose di sfacciataggine con la quale si mostra al proprio pubblico.

Pur limitandosi alla pure e semplice applicazione delle regole, gli svedesi calano il proprio settebello con riff ad effetto e testi che, nella loro semplicità, partita dopo partita, rendono il gioco interessante.

Si tratta ad ogni modo di un buon debutto discografico, che mostra positivi propositi di crescita, sia individuale che di gruppo. Non trascurabile.


6/10
Michela

LINE-UP:
Leo (vocals)
Magnus (drums)
Rickard (guitars)
Johan (bass)

Mad Minutes

sabato 14 marzo 2015

Strong Addiction - Anesthesia recensione

ANESTHESIA

Release: 10 Aprile 2015

Label: Inverse Records

01. Fix me
02. Losing it all
03. Red sun
04. Crucify
05. Empire of lies
06. Sense and Sensibility
07. Horns
08. Drag you to Hell
09. Anesthesia
10. Trauma



Chi l'ha detto che dai contest escono solo prodotti scadenti, di quelli che, passata una stagione e forse nemmeno quella, ti dimentichi perché non sono nulla di speciale o, ancora peggio, sono nulla più che un clone di chi è grande davvero? 

A volte anche i contest possono far nascere una stella accendendola nel firmamento della musica, dandole quella luce di cui ha bisogno per cresce e continuare a brillare, magari perfino aiutandola in questo difficile compito che è proprio questo: imporsi nel firmamento dove già tante altre stelle brillano, a volte forti e potenti, altre volte con quella luce residua che traballa appena, ma che non ha alcuna voglia di farsi da parte.

Quello che è successo agli Strong Addiction è esattamente questo. Il 15 Aprile del 2013 hanno partecipato ad un contest per l'apertura dell'Hard Rock Caffè di Helsinki e hanno vinto, anzi stravinto. Questo perché in quella terra tanto unica quanto particolare hanno il gusto per le cose belle, soprattutto quando si tratta di musica e sanno vedere lontano. Molto lontano.

Oggi, a praticamente due anni quasi esatti da quella fatidica data, la band esce con un disco capace di urlare a tutti quanto anche un contest può fare la differenza. 

Anesthesia è un album ben strutturato, cucito alla perfezione come una seconda pelle per questo gruppo di Helsinki che, in questi due anni, non è certo rimasto con le mani in mano, ma si è impegnato anima e corpo a mettere a frutto tutte quelle che sono le sue potenzialità.

Le dieci tracce, per quanto possano sembrare diverse tra loro, hanno un'unità di fondo non indifferente, il cui filo conduttore è certamente la voce riconoscibile del cantante che lega tra loro ogni pezzo, ognuno dei quali molto ben congegnato dal punto di vista musicale e che trovano la loro forza proprio in quelle chitarre corpose, nella batteria potente e in un basso che serpeggia meditabondo, ma sempre presente. 

A colpire di più sono brani come Crucify, forse la più particolare del gruppo per via di questa sua intro malinconica e quasi spettrale, Sense and Sensibility molto immediata e orecchiabile, Drag You to Hell, incisiva e di impatto, graffiante il giusto e ben variegata, ma forse è Horns quella che invita tutti quanti a muoversi sulla sedia in attesa di un concerto dal vivo.

Anesthesia, che dà il nome all'intero album, parte un po' in sordina, sembra quasi non voler decollare, poi ecco che si riprende e lo fa con un certo stile, raccogliendo consensi. Ottima Trauma, degna conclusione per un disco che convince e che amplifica le aspettative verso il futuro di questa giovane band.

Gli Strong Addiction, insomma, sono davvero tra quelle stelle che si meritano di brillare sulla volta celeste. L'importante è che non smettano di lavorare sodo per continuare a conquistare, giorno dopo giorno, quella fetta di cielo che è stata concessa loro.

7/10

Dora  



Line-Up:
Sebastian Ulmanen (Vocals)
Anssi Lausmaa (Lead Guitar)
Heikki Virolainen (Guitar)
Samu Minkkinen (Bass)
Miikka Minkkinen (Drums)

More info:









venerdì 13 marzo 2015

THERAPY? – Disquiet recensione


THERAPY? – Disquiet
Pubblicazione: 23 marzo 2015
Amazing Records

Track list:
1.Still Hurts
2.Tides
3.Good News Is No News
4.Fall Behind
5.Idiot Cousin
6.Helpless Still Lost
7.Insecurity
8.Vulgar Display Of Powder
9.Words Fail Me
10.Torment Sorrow Misery Strife
11.Deathstimate




Nell’anno che vedrà il ritorno, in taluni casi più che gradito, di moltissime band storiche, i Therapy? non potevano certo mancare. 

Il trio nord irlandese pubblicherà, per Amazing Record Co il prossimo 23 marzo, il loro 14° album intitolato Disquiet.

Dopo aver avuto un ottimo successo a metà degli anni 90’, soprattutto con gli album Troublegum (1994) ed Infernal Love (1995), Disquiet dissiperà ogni dubbio sul loro percorso musicale e farà tirare un gran bel sospiro di sollievo ai vecchi fan, che potranno cosi riassaporare il vecchio British humour.

Arrogante, irriverente, senza troppi fronzoli, ecco che “Still Hurts” diventa il manifesto punk per eccellenza, fatto di chitarre post punk, basso funky e testo ribelle.


Mantenendosi sulla stessa linea d’onda, anche “Tides” scava nei sobborghi londinesi alla ricerca di qualche giovane ribelle da redimere o sbeffeggiare.


Senza troppo concedersi ad intervalli più melodici, l'album mostra il rovescio della medaglia passando da moderni intrecci new wave al vecchio grunge con la meravigliosa “Good News is No News”, proseguendo poi con lo stesso mood di “Fall Behind” e “Idiot Cousin”, fra i brani più rappresentativi.


Disquiet è adrenalina pura che vi farà fare un bel un salto nel passato e ritrovare la verve di una band che, a distanza di vent’anni, non sembra proprio aver perso la propria grinta e ironia.

E se qualche volta vi siete chiesti anche voi come avrebbero suonato album come Troublegum ai giorni nostri, non vi resta che arrivare fino alla fine per trovare la risposta.



Michela
7.5/10

Therapy?
Andy Cairns (Guitar, Vocals)
Michael McKeegan (Bass)
Neil Cooper (Drums)

Link:
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giovedì 12 marzo 2015

LAGUNA - Recensione di Inside Panopticon

LAGUNA - INSIDE PANOPTICON EP

Release: 27 Febbraio 2015

Tracklist
1. A Dark Lane
2. The Host
3. Aurora
4. Panopticon










"L'idea è tutto. Non tradirla e ti dirà tutto ciò che c'è da sapere, sul serio. Basta che continui a impegnarti perché il risultato abbia lo stesso aspetto, la stessa atmosfera, gli stessi suoni e sia preciso identico all'idea. È strano, quando ti allontani dal percorso, in qualche modo lo sai. Capisci che stai facendo qualcosa di sbagliato, perché lo senti."  -David Lynch

Mai tradire un'idea, perché se è forte, se è valida, ma soprattutto se la senti nascere dal cuore ed è per quella idea che sei disposto a creare qualcosa, allora non ti tradirà di certo. 

L'idea alla base del progetto musicale dei Laguna è semplice, chiara: creare un tipo di musica decadente, quasi cupa, attingendo ad un bagaglio che non affonda le sue radici unicamente in un mondo fatto di note scritte sul pentagramma, ma anche da altre arti, soprattutto quella cinematografica, di cui David Lynch è il più grande portavoce.

Quello di Inside Panopticon è un metal malinconico, crepuscolare, un'istantanea fatta musica di un certo gusto ormai in declino, dove il mondo sembra sfumare nei suoi più cupi contorni, disgregandosi poco a poco fino a scomparire.

È un disco ben costruito, dove l'idea di partenza è espressa in tutta la sua delicatezza capace, però, di avere una risonanza molto forte, definita. A Dark Lane apre le porte di questo mondo surreale, quasi onirico, ci conduce come un sussurro, un canto di gabbiano, verso il cuore del disco di cui Aurora è il centro pulsante, attivo, nel quale si concentrano emozioni e sensazioni disparate che agitano lo spirito, scuotendolo e destandolo con una voce capace di entrarti dentro, penetrando come una goccia d'acqua che, un passo alla volta, erode le pareti.

Quattro tracce che riescono a tradurre e descrivere al meglio un'idea e non solo: una vera e propria identità. I Laguna hanno le potenzialità vocali e musicali per evolversi e per entrare nei cuori delle persone: basta solo avere il coraggio di portare avanti i propri sogni.

7/10

Dora




Toti Castronovo (voce)
Gabriele Fontana (basso)
Tommaso Lombardo (chitarra)
Domenico Messina (chitarra)
Gianvito Di Matteo (tastiere)
Gioacchino Fulco (batteria)

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mercoledì 11 marzo 2015

Sinners Moon - Atlantis Recensione

SINNERS MOON - ATLANTIS

Release: 10 Aprile 2015

Label: Inverse Records

01. Inner Demons
02. Memento Mori
03. Buried
04. Pray for the Child
05. Falls of the Neverland
06. My Servant feat. Toni Kakko
07. Fly to the Moon
08. Dark Episode
09. Sinner Moon
10. Atlantis
11. Upon a Star



Parlare di metal sinfonico è quasi più complesso che disinnescare una bomba. Questo perché è da sempre un genere ben identificabile, una sorta di marchio e, come ogni marchio, a volte rischia di fuorviare l'ascoltatore, rimandando sempre a determinati tipi di prodotto, a quelli ormai entrati nella storia e nell'immaginario collettivo dei numerosissimi fan che questo genere può vantare ma che, proprio per questo, non possono esimersi di fare paragoni.

Che i Sinners Moon appartengano indubbiamente a questa sfera musicale è indiscutibile, oltre che innegabile. Gli ingredienti per un metal sinfonico ci sono tutti: voce potente, con quel gusto a metà strada tra il classico e l'operistico, chitarre ritmate, un basso che rende il suono omogeneo, tastiere ben strutturate che elevano le sonorità e una batteria martellante che mantiene viva l'attenzione cadenzando il tempo.

Ma allora cosa rende diversi e speciali i Sinners Moon? Di certo non basta avere una base che rimandi ad un genere, ci vuole quel guizzo di originalità, quella personalità capace di far emergere una band, l'innovazione dietro un progetto e, ascoltando bene Atlantis, è possibile scovare tutto questo. C'è lei, Simona, voce da sirena capace di guidare i navigatori dispersi per il mare verso la terraferma, là dove si nasconde la speranza. E poi c'è lui, Derick, che con il suo growl graffiante, quasi animalesco, sembra essere il kraken, un'altra creatura mitologica, ma questa volta pericolosa, infida, crudele, capace di affondare quella stessa nave in balia della tempesta, salvo poi non resistere davanti alla bellezza della sua controparte femminile, arrendendosi al suo incantesimo, lasciando andare le sue prede oltre il muro di acqua e fulmini, proprio lì dove nasce il sole.

Atlantis è tutto questo. È la lotta tra luce e ombra, la battaglia tra bene e male. È la continua ricerca della via di casa di chi crede di essersi perso per sempre. È quel messaggio di speranza rinchiuso in una bottiglia di vetro, affidato ai flutti in tumulto con la preghiera di riuscire a trovare la salvezza.

L'album si apre con Inner Demons, un inizio forse un po' in sordina, quella quieta prima della tempesta che, però, non dura poi molto. Già Memento Mori si impone subito dopo, definendo quello che poi è lo standard di tutto il disco, sempre in bilico su quel campo di battaglia entro il quale si snodano tutte le restanti tracce.

È una continua giostra, un crescendo potente e molto ben costruito che ci riserva anche una bella sorpresa, molto gradita a chi è amante del genere condito con quel pizzico di power metal che non guasta mai. In My Servant la voce di Toni Kakko, leader dei Sonata Arctica, inizia a danzare con quella di Simona offrendo una traccia mirabile e piacevole.

Sinner Moon e Atlantis, i brani che portano il nome della band e del disco, si apprestano a chiudere l'album, una con un ritmo deciso, veloce, incalzante e potente, l'altra che sembra invitare all'headbanging nella prima parte, diventa poi più dolce e malinconica verso il finale, con quel suono di onde che, insieme alla voce parlata, conduce ad Upon a Star, la traccia finale, quasi una preghiera lasciata al cielo o, forse, su una stella cadente.

7/10
Dora

Line-up:

Simona – vocals
Derick – growl
LukeN – guitars
Jarthuusen – keys
Viktor – bass
Mort – drums




martedì 10 marzo 2015

HEIDEVOLK - Recensione Velua

HEIDEVOLK - VELUA

Release: 20 Marzo

Label: Napalm Records

Tracklisting:

01. Winter woede
02. Herboren in vlammen
03. Urth
04. De hallen van mijn vaderen
05. De vervloekte jacht
06. Het dwalende licht
07. Drankgelag
08. Velua
09. Een met de storm
10. Richting de wievenbelter
11. In het diepst der nacht
12. Vinland


Ci sono alcuni tipi di musica che hanno bisogno di attingere la loro forza dalla tradizione, da un passato vero o mitologico nel quale affondare le radici, arrivando quasi a cibarsi della storia di un popolo per trovare ispirazione, nuova linfa vitale.

Quando si parla degli Heidevolk è questo quello che succede, un po' come aprire un grande volume di miti e leggende fatto musica: ci si incammina per terre selvagge, ci si ritrova a brindare attorno ad un tavolo imbandito insieme a valorosi guerrieri del nord, siamo dei e combattenti, uomini e bardi che vivono e ricordano un passato, una tradizione che mai può essere dimenticata e che viene mantenuta in vita dal nostro canto. 

Veniamo trasportati in un mondo fatto di sensazioni, di odori e di suoni perfettamente riconoscibili che parlano di un mondo costruito sul mito, sulle leggende di cui Velua ci racconta le trame intessute dal destino. 

È una musica atavica la loro, che nasce dalle viscere e che colpisce direttamente allo stomaco, là dove il viking folk metal sembra puntare, quasi lacerando il corpo come se fosse nel mezzo di una battaglia cruciale dalla quale dipende la vita o la morte.

In ogni traccia si può assaporare la potenza e la grandiosità del Nord più antico, quello più profondo, riuscendone a catturare l'essenza attraverso riff succosi e densi, parti vocali estremamente stratificate e ricche, una batteria potente e martellante, il tutto condito da melodie rese piene e rotonde dalla presenza di violini che si inseriscono in maniera praticamente perfetta all'interno della linea musicale principale.

Winter Woede è la perfetta apertura per un disco del genere. Forte, aggressiva, di grande impatto, si impone subito con la sua concreta immediatezza, lasciando poi spazio a brani come Urth, ma ancora più Het Dwalende Licht dove la sezione di archi rende emotiva e partecipata l'interpretazione, perfino commuovente per certi aspetti. Drankgelag suona come un vero e proprio inno, un invito aperto a tutti i viaggiatori stanchi che vagano nella foresta in una notte di tempesta, sembra incoraggiarli a prendere posto attorno al fuoco finché l'alba di un nuovo giorno non si desterà oltre le nubi che imperversano in un cielo di cenere.

La traccia che dà il titolo all'intero album, Velua, è perfetta, epica, grandiosa, il racconto di un mondo che cambia davanti ai nostri occhi con il susseguirsi delle stagioni che, dall'assolata e vitale estate, si spegne poco a poco con la prima tempesta autunnale che si manifesta in tutta la sua potenza nella traccia successiva, Een Met de Storm.

Il disco si conclude con quella che è una bonus track, Vinland, non strettamente connessa con il tema di Velua, ma che parla più specificatamente di un viaggio intrapreso alla volta delle coste dell'America del Nord, in quello che non è altro che il primario bisogno dell'uomo, ossia la voglia di conoscere, conquistare, di scoprire mondi nuovi e nuove terre alla ricerca di un differente futuro.

Nel complesso, l'album è ottimamente congegnato, ben costruito. Indubbia la capacità degli Heidevolk di creare, attraverso la musica, un mondo appartenente ad un immaginario tradizionale: sono dei veri e propri cantori di storie ed è piacevole perdersi nei loro racconti, tanto che difficilmente riusciamo ad uscirne fuori.

7.5/10
Dora




















lunedì 9 marzo 2015

Interview with SANTA CRUZ


Hi guys, it's really a pleasure for me having the chance to interview you even if just online. 
I started following Santa Cruz in 2010, when I found out Arttu "Archie" Kuosmanen won a sort of talent show called Kitarasankari (Guitar Hero), or better he won it but for the online audience, since the competition winner was Hannu (Hata) Salmi.

LFdM: So Archie, I hope you wouldn't mind if I call you with your middle name, I found nothing about that event, not even a hint on Santa Cruz official website or on your Facebook page. If that happened to a member of an Italian band, they would have spoiled this chance to the core, while it seems you're not asking for that kind of publicity, right? Let the music do the talking, so would you mind to introduce us the members of the band?
Let the music do the talking indeed! There's my man Johnny on guitar, my man Middy on bass & my man Taz on drums.


LFdM: You are all very young and this band was born almost 10 years ago (2007), so you all had very clear ideas about your future since a very early age. When and why did you start believing in your future as musicians?
I think immediatly when I started playing guitar I started picturing that. The confidence just built up through the years & with getting positive feedback. Same with all of us I think. All of us have just pretty much lived through music most of our lives so that's what we need to do.

LFdM: Santa Cruz: who put this name to the band, was it a common decision? What is its meaning for you guys?
Me & Johnny decided that when we started. I saw it written on the globe when I was on 5th grade. Santa Cruz sounded cool & there's one in Cali so why not.


LFdM: As far as I can read and listen your musical muses came from the USA, from ancient glories like Guns'n'Roses, Motley Crue and Skid Row. But are there other European or Finnish artists or bands you take inspiration from to create your own sound, according to the genre of "pure fucking adrenaline"? 
Yeah a lot from the UK & from Finnish artists we like Irwin Goodman a lot.


LFdM: It might seem a sort of commonplace but I always believed Finland is the land of Rock. I have plenty of Finnish friends among my FB lists and all of them are musicians, play some instruments or have been into the music field for years. Would you try to explain me this strange phenomenon?
Maybe you've been hanging at the wrong bars!

LFdM: For that same reason I have always been pretty sure that in Finland all musicians are friends and hang along perfectly, no controversials, no fights, always fair play and mutual respect. Is really like this or it's just my imagination? 
Yeah pretty much right. Finnish people are not that temperate. Except when we're drunk but nobody remember's that afterwards. Except when somebody dies.

LFdM: You know, Archie, after that incredible gig at Tavastia last December when you played in this unique quartet called The Local Band, starring Olli (Reckless Love), Jussi (The 69 Eyes) and Alexi Laiho (Children Of Bodom) well, Ithough I had enough proofs. Can you tell us whose idea was to make you join that gig and how was it playing bass, doing covers like 'Shout At The Devil', 'Slave To The Grind', and playing the epic guitar battle with Laiho? Do you think this project might have a future or was it just a wonderful single unrepeatable event?
Yeah you know, I don't know man. I'm high. No, but Jussi called me in the middle of the night when I was at Middy's wedding, asking me if I could play bass. I replied yes & he told me about this project he'd been talking about with Alexi & here we went to play Tavastia. We actually played this Finnish festival called Ruisrock last summer so there's been two now. Maybe we'll do something someday, you never know.

LFdM: Hanoi Rocks, The 69Eyes, HIM, to cite a few, all come from HELLsinki, exactly like you. What's the magic about this city?
Helsinki is the city of bums!

LFdM: I know you had a few line-up changes, but now it seems like you found the perfect condition to conquer the world with your music. Can you tell us how does the songwriting process work in your band? Do all the members take part to it or is it just in the hands of one or of a couple of you?
Johnny makes all the demos. It's pretty next level dude. I fart on the mic sometimes. We laugh.


LFdM: In March you'll release your second album and I am one of the lucky ones who has had the chance to give it a prelistening. Well, let me tell you it's been 40 minutes of "eargasm" and I was pretty sad it was already over and cannot help listening to it again and again. Now, let's start from your first single with related video, "We Are The Ones To Fall", whose idea was to start a sort of boxe match among you guys, I thought you were pretty close friends also outside the band...
Yeah we used to be. Nowadays we just fight. Naaw, actually I had the idea of doing our little version of David Fincher's movie Fight Club. Guys liked the idea & we called up the director Ville Juurikkala and visualised the idea to fit us & the resources we had in use.

LFdM: Among your new album tracks there's one titled "Bonafide Heroes", well, you seem to show once again your love for ancient Latin language. Besides this,  that song is a blast, can you tell our curious readers what is it about?
It's about Tom Cruise on Top Gun!

Well, as you readers might have noticed, Santa Cruz guys, apart from being very talented musicians, must definitely be really funny and crazy people to hang out and have a great time with. Actually this interview was not exactly over, since a couple of questions got lost somewhere into the world wide web, it happens, anyway, we don't forget to thank Santa Cruz and can't wait to see them performing onstage soon. I am pretty sure we'll find it a real blast of a live act, don't forget that they're made to "come, see and conquer". 

To all of our Italian fans, remember Santa Cruz will play at Live Club, Trezzo, April 02, don't miss it!

Interview by Margherita Realmonte
HERE you can find our last review

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