lunedì 9 marzo 2015

IMPLODE - I of Everything Recensione

IMPLODE - I OF EVERYTHING

Release: 24 Aprile 2015

Label: Cramada

01. Tithonus
02. Cold Dark Matter
03. The Transcend
04. The Sublime
05. Last Intervention
06. Of Root and Leaf
07. A Manifest
08. Pushing For Solitude
09. A Grail of Rust
10. Behind Craven
11. Of Needle and Thread
12. Stress Communion


Progetto ambizioso quello degli svedesi Implode che con I of Everything, spingono la loro musica all'interno di un concept davvero molto interessante ed intrigante. Tredici tracce divise in gruppi di tre per creare quattro capitoli ideali, ognuno con un proprio tema specifico - da un universo senza tempo fino ad arrivare al singolo individuo - tutti però uniti da un filo ideale che rende organica questa specie di narrazione in musica.

Ambizioso, certo. Complesso, molto probabilmente. Eppure sono questi i dettagli che fanno la differenza, che rendono perfino speciale un album attraverso uno studio approfondito, ad una ricercatezza non solo musicale ma anche tematica, che offre un'ulteriore base di sviluppo per qualcosa di grandioso.

Le sonorità degli Implode sono potenti, aggressive, sanno spingersi al massimo all'interno di soluzioni ritmiche che non lasciano alcuno scampo, che si rincorrono in un ritmo quasi estenuante, sfiancante, capace di lasciar scivolare le tracce l'una dietro l'altra in quello che non è altro che un metal puro, perfino un po' cattivo.

Il primo capitolo Aeon Clockwork (composto da Tithonus - Cold Dark Matter - The Transcend), apre una riflessione su quanto l'uomo sia insignificante davanti alla grandezza e alla potenza dell'universo, là dove non esiste il tempo e dove i limiti si spingono praticamente verso l'infinito, irraggiungibili ed incomprensibili. È la ricerca dell'immortalità, la possibilità di concepire universi multipli, molteplici e inesplorati che, però, possono nascondere insidie indicibili, un po' come nel mito di Titone (Tithonus) che ottiene sì l'immortalità, ma non l'eterna giovinezza e, per questo, condannato ad invecchiare fino alla fine del tempo. Ma è anche un capitolo che parla della creazione dell'universo e di come esso sia destinato a collassare su se stesso per poi riprendere il suo ciclo in un eterno moto di continua ripetizione di sé. Forse siamo finiti in un episodi di Doctor Who e non ce ne siamo accorti!

Terra Pericolosa (The Sublime - Last Intervention - Of Root and Leaf) è il secondo capitolo che parla del nostro mondo, di come l'essere umano lo sfrutta e lo usa per i suoi scopi. L'urlo, in questo caso, non è più quello dell'universo, bensì quello della Madre Terra che, in The Sublime, cerca di imporre la sua voce in quel grido di magnifica disperazione proprio come il sublime classico ci ha insegnato a vedere le cose.

Il terzo capitolo ha come titolo The Syndicate (A Manifest - Pushing For Solitude - A Grail of Rust) riguarda l'uomo e la natura umana, di come gli esseri viventi creino costantemente un muro tra loro e di come questa nostra incapacità di comunicare ci renda distanti gli uni dagli altri, facendoci apparire perfino odiosi agli occhi di chi ci osserva senza, però, riuscire a comprenderci. A Grail of Rust è una sorta di inno alla libertà, un tentativo di liberarsi dalle catene per riuscire finalmente a dispiegare le nostre ali atrofizzate.

Quarto e ultimo capitolo è I Tension (Behind Craven - Of Needle and Thread - Stress Communion), una riflessione più intima e profonda sull'individuo, sulle sue aspettative, i suoi sogni irrealizzabili e la sua delusione nel non riuscire a raggiungere quegli obiettivi troppo alti che durante la vita ci poniamo. Vorremmo conoscere tutte le risposte per essere felici, ma poi sarebbe davvero questa la felicità?

L'album è ben congegnato, davvero molto interessante dal punto di vista di questa sorta di storia che viene narrata traccia dopo traccia. Il problema sta forse in quella ripetitività musicale e vocale che, per quanto sia tecnicamente molto ben fatta e solida, dopo un po' sembra perfino stancare, rendendo i pezzi un po' tutti simili tra loro, nulla più che un grido davvero disperato e sordo al quale l'orecchio smette di prestare attenzione dopo un po'.

Le potenzialità ci sono, così come non mancano né la tecnica (musicale e vocale) né l'intelligenza capace di creare un progetto in grado di spingersi ben oltre alla mera raccolta di pezzi utili per creare un album. Forse il disco pecca un po' sulla varietà e con un tema così bello e importante alla base, è proprio di varietà che c'era bisogno, quella stessa capace di modulare le varie tematiche, dipingendo un quadro dalle mille sfumature.

6.5/10 
Dora

LINE-UP:

Johan Ejerblom (vocals)
Victor Danling (bass)
Henrik Axelsson (drums)
Christoffer Knutsson (guitars)
Victor Lindqvist-Moreau (guitars)

giovedì 5 marzo 2015

Il neurone impazzito - intervista agli Unredeemed


Cavolo chi pensava che una pistoiese avrebbe mai intervistato un livornese? No perché quando si dice che il mondo è piccolo, è veramente piccolo. Cosi finisci che vai ad un concerto, ti becchi una bella band fatta per una buona parte di tuoi conterranei per di più con amici "comuni". 
Secondo voi potevo perdermi l'occasione di far quattro chiacchiere con il loro cantante leader sex-simbol Giovanni Matteo Gliozzo. Ovvio che NO!

Ah, se vi siete persi la nostra recensione la trovate Qui

LFdM: Bene, iniziamo dall’ultima (e prima per me) volta che vi ho visto live lo scorso anno a Romagnano Sesia. Gran bella serata, che ricordo hai?
GMG: Ciao Michela, innanzitutto grazie per lo spazio concessoci e per l'interesse nei nostri confronti! 
Riguardo la serata a cui ti riferisci… Beh, che dire? Fantastica! A livello personale è stata la realizzazione di un sogno. Nonostante la band sia relativamente nuova, i miei colleghi vantano militanze in realtà medio-grandi, quindi io ero (e sono) il 'novizio' della situazione… Ecco perché per me è stato un bel traguardo (che ovviamente è diventato 'partenza' alla fine del nostro set!) nonostante avessi già suonato con quell'icona che è Max Cavalera. Michael Amott è sempre stato uno dei miei chitarristi preferiti, avendo militato e militando in bands cardine nei rispettivi generi. Adoro gli Spiritual Beggars, ad esempio, quindi da fan della musica in generale e del Rock/Metal in particolare, vedere Michael Amott attraversare il TUO camerino e salutarti amichevolmente invece che materializzarsi dalle casse del tuo hi-fi… Insomma… Ha il suo bel peso!!! 

LFdM: Parliamo un po’ di voi, provenite tutti da scene musicali completamente diverse tra loro, ed ognuno di voi (più o meno) è impegnato con altri progetti. Una bella miscela esplosiva direi, da chi è partito il neurone Unredeemed?
GMG: Il neurone Unredeemed proviene da quel tessuto nervoso chiamato Deformachine, band pre-esistente di cui Emilio 'Pidio' Cornaglia era il fondatore e di cui Federico Pennazzato e Roberto Giuliano facevano parte. Fondamentalmente questa band era arrivata ad un punto di stallo a causa di problemi interni, come purtroppo succede spesso nella musica 'underground', ma la tenacia di Emilio (e degli altri) hanno fatto sì che, dopo anni di difficoltà, trovassero un nuovo tessuto vascolare (per rimanere in Neurologia!) in me e Glenn Strange. Appena chiusi in sala prove abbiamo riesumato vecchie idee e le abbiamo unite a delle nuove, oltre che ad una nuova linfa vitale, una nuova aria, un nuovo clima, una nuova mentalità. Molte cose sono state riportate alla luce del sole in forma diversa ma con la stessa sostanza, un po' come una pupa (no, non una bella donna dai facili costumi, ma l'ultimo stadio larvale dei Lepidotteri) che si trasforma in farfalla. E' stato molto bello assistere a questo processo e soprattutto parteciparvi attivamente. La miscela di cui parli è esplosiva sicuramente visto il background musicale tanto eterogeneo della band (Thrash, Hardcore, Southern, Black per me; Power, Glam, Rock per Glenn; Death / Brutal per Emilio e Roberto; Prog per Federico). Credo che tutto questo sia riscontrabile nel nostro album 'Amygdala', dove si possono evincere tutti questi elementi, ad eccezione del Glam (per ovvie ragioni!)… '50 sfumature di Metal', oserei dire… No, sai… visto che ora vanno di moda 'ste sfumature… Approfittiamone! Per concludere il discorso band 'esterne'… Ne cito solo alcune, forse diranno qualcosa a qualcuno… DeathSS, Secret Sphere, Hell In The Club, Mortuary Drape, Nitro Junkies, Goddog… e molte altre, passato e presente di ognuno di noi!

LFdM: Ovviamente non provenite tutti dalla Toscana, alcuni di voi vengono dall’alessandrino, e anche la Toscana, in ogni caso, non è poi così piccola, è difficile organizzarsi quando si hanno vite così lontane? 
GMG: Con la volontà e la professionalità si risolve tutto, ecco perché non proviamo mai! Scherzi a parte, sicuramente la distanza non aiuta, però basta organizzarsi e tutto viene risolto al meglio. Tecnologia per proporre idee, modifiche, briefings, etc etc… Sala prova a metà strada (Genova) e Rock'n'Roll!!! 
Come giustamente stavi ricordando agli amici che ci stanno leggendo, io e Glenn siamo di Livorno mentre gli altri ragazzi sono di Alessandria.

LFdM: Non c’è dubbio che avete un impatto molto violento ma allo stesso determinato. Sembra quasi che vogliate spingervi oltre il limite imposto dal tipo di musica che fate, come se voleste togliervi dalla massa… cosa puoi dirmi al riguardo?
GMG: Posso dirti che hai ragione: il 'togliermi dalla massa' è sempre stato un mio principio fondamentale, una linea guida; ho sempre agito in questa direzione e sono molto felice che la band faccia altrettanto. Non vorrei sembrare arrogante, ma credo che musicalmente ci sia molto poco come noi in ambito nazionale. Catalogarci in un genere è difficile, era una mia idea personale ma ne ho avuto riscontro leggendo molte recensioni (fortunatamente tutte positive) nelle quali venivano citati mostri sacri come Pantera, Lamb of God, DevilDriver, Meshuggah, Damageplan, Soilwork ed altri… Mostri sacri, certo, ma non propriamente omogenei. Ecco quindi raggiunto il nostro scopo: produrre della musica Heavy che pero' non sia 'trita e ritrita' né catalogabile, che sia pesante ma allo stesso tempo piacevole da ascoltare. La forza della musica è provocare emozioni e fare muovere le persone; credo che la nostra musica riesca a fare entrambe le cose. Come disse Patrick de Gayardon, ' i limiti esistono solo nella nostra testa': nonostante la disgrazia che lo ha colpito, con questa frase ha carpito l'essenza della vita. Bisogna rischiare e spingersi oltre, altrimenti non sapremo mai dove possiamo arrivare e, di conseguenza, quanto valiamo. Capisco il paradosso, quest'uomo cercando il limite ha trovato la morte e non è paragonabile all'arte della musica, ma il principio è applicabile in tutto e per tutto. Osare, sempre! Mi fa davvero piacere che tu abbia avuto questa sensazione, vuol dire che abbiamo svolto bene il nostro lavoro! 

LFdM: In genere non amo fare paragoni, credo che tolga valore ad una band, ma come dicevo prima, sembra che "assomigliare a" sia quasi determinante per creare quella sorta di “tranquillità” nel pubblico. Pensi che le maggiori influenze alle quali si fa riferimento quando si parla degli Unredeemed (Lamb of God, Pantera tanto per citarne alcuni) abbia contribuito ad accaparrarsi un notevole stuolo di fans?
GMG: Sono TOTALMENTE d'accordo con te. E' come dire 'mi piace tizia perché somiglia la Bellucci' (esempio stupido)… Eh beh, grazie al cavolo! Indubbiamente si presenta bene, ma allo stesso tempo questa 'luce' abbaglia gli occhi di chi guarda, nascondendogli magari altri lati interessanti della persona in questione! O magari quando mi hanno accostato a gente tipo Anselmo (?!)… Essendo cresciuto coi Pantera probabilmente ed inconsciamente posso richiamarlo in qualche modo, ma sicuramente non è una cosa voluta o comunque di cui vantarsi. Prima di tutto perché non sono assolutamente degno, secondo perché mi piacerebbe essere apprezzato (o disprezzato) per ciò che sono e che faccio piuttosto che come 'clone' di qualcuno. Per i 'fan' ( o Fratelli e Sorelle, come piace definirli a noi) non saprei. Sinceramente non saprei neanche quantificarli! Spero ci siano e spero ci apprezzino perché diamo loro qualcosa che altre band non danno. Sicuramente sono da apprezzare tantissimo, visto che a differenza della massa 'sfidano' le certezze per un'incertezza… Ma delle volte dobbiamo rischiare le incertezze per avere una certezza! (discorso di prima) Ciò mi suggerisce anche altri spunti polemici, tipo cover-band e surrogati, ma sinceramente non mi va di intraprendere la questione. Dico solamente che reputo ASSURDO pagare un biglietto per sentire pezzi che si conoscono a memoria e con cui spesso ci distruggiamo le orecchie (visto che comunque il pubblico va a vedere band di suo gradimento) eseguite molto spesso in modo approssimativo da 'cloni' neanche venuti molto bene. Ora… Non sarebbe meglio, per una sera, alimentare la famosa 'scena' supportando una band che si mette in gioco con tutti i rischi del caso, piuttosto che sentire per la trecentomiliardesima volta 'Fear of the dark' o 'Master of puppets'? ''Ma io i Pantera non li ho mai visti e non ne avrò più' la possibilità''… A me dispiace, ma neanche io avrò mai la possibilità di vedere Randy Rhoads eseguire un assolo o Armando Picchi, mio concittadino, alzare la Coppa Campioni della 'Grande Inter'. Non per questo cerco surrogati. Purtroppo, o per fortuna, il tempo eèlimitato e le sue fasi sono cicliche e con scadenze. Pero' ripeto, non mi addentro oltre altrimenti sarei ancor più qualunquista. Anzi, mi scuso con te per essere andato leggermente off topic… è solo che dispiace vedere sempre meno persone ai concerti di band che cercano di emergere. Noi siamo molto fortunati ad avere una nostra fan-base, ma non tutti hanno questa benedizione e credo che sia tremendamente ingiusto.

LFdM: Amygdala è senza dubbio un concentrato di thrash, death e black, posso dire che il primo impatto che ho avuto io invece è quello di un album totalmente punk per la sua attitudine? Il punto di rottura di cui si parlava prima?
GMG: Se ti riferisci al 'Punk' nel vero senso del termine, credo che tu abbia ragione, proprio per il fatto di non uniformarsi alle mode. Attenzione: non è un 'andare contro' a priori (ormai mainstream pure quello) ma è solo un modus vivendi insito in ognuno di noi. Voglio dire, basta guardare Glenn per capire che qualcosa è andato storto, ahahahahaha! Il Punk è l'estremizzazione dell'essenza del Rock, quindi la ribellione. Noi siamo sicuramente su questa lunghezza d'onda. Anche il nostro nome, letteralmente 'Irredento', lo testimonia. Non cerchiamo salvezze di alcun tipo, ognuno è il salvatore di se stesso. Amarsi, far ciò che si vuole (nel rispetto degli altri) e vivere la vita a seconda dei propri princìpi. Basta e avanza per avere una redenzione molto terrena.

LFdM: I tuoi testi parlano di vita vissuta, ma anche di voglia di rivincita. Da chi o cosa volete redimerci? O non redimerci?
GMG: Come accennato nel finale della domanda precedente, vogliamo redimerci da tutto e da niente. Sono un amante dei culti che aleggiano su questo pianeta, ma disprezzo totalmente le istituzioni che li rappresentano. Nella mia ignoranza non concepisco (e quindi accetto) il fatto che un uomo come me, quindi imperfetto, facendosi scudo di un titolo datogli da altri uomini imperfetti in nome di un qualcosa di non tangibile e dietro dogma inconfutabili, mi indichi la via per aver salva l'anima. Io sono molto pragmatico. L'unica vita tangibile è questa, la percepiamo, la viviamo, appunto. Allora dobbiamo vivere secondo coscienza, non secondo indicazioni di terzi. Questa è la mia opinione a riguardo. Per quanto riguarda i testi, parlano di una persona che, nonostante l'apparenza sempre giocosa e bramante dello scherzo e la goliardia, ha sofferto, ha sbagliato, è caduta e cerca in tutti i modi non di rialzarsi ma di riflettere su queste cadute, sul perché, sul come. Dopo, allora cerca la risalita. Parlo di errori, di morte, di spiritualità, di sociale (in senso lato), di natura umana, di guerra, di disordini. Tutti elementi che tormentano il nostro quotidiano, elementi che incutono timore anche se affrontati nel modo giusto, quindi figuriamoci il contrario. 

LFdM: Di notevole spessore sono le parti di basso, Glenn Strange è un vero animale da palcoscenico, con ottime capacità tecniche, senza nulla togliere agli altri ovviamente si intende, ma quanto il suo apporto è stato importante per questo debutto ed in che misura?
GMG: Chi è Glenn Strange di certo non devo dirlo io. Il suo curriculum parla da solo e la sua carriera, lo stesso. Tutto quello che io posso dire è che per me è un Fratello e non un artista, visto che ho la fortuna di condividere con lui la vita di tutti i giorni da quasi 15 anni a questa parte, frequentando lo stesso gruppo di amici. Sono nato e cresciuto con lui e, se posso permettermi, anche lui con me. Mentre io mi affacciavo nei locali del circuito underground, lui aveva finito 'la gavetta' e si affacciava a sua volta sui palchi più importanti d'Italia e d'Europa. Chi sono i DeathSS lo dice la storia, non io. Io posso solo essere grato a questa band meravigliosa per cui ho avuto l'onore di lavorare per quasi dieci anni, soprattutto nella persona del loro carismatico Leader che mi/ci ha onorato della sua presenza sul nostro album. Incredibile! Per essere corretto anche nei confronti dei miei altri compagni d'avventura, devo però dire che Glenn è 1/5 di una macchina da guerra, quindi non ha avuto un peso specifico nella band. Diciamo che la differenza tra Glenn e un bravo bassista è la relatività di quella proporzione: sicuramente il quinto di Glenn, qualitativamente, non può essere paragonato ad un bassista normale, anche solo per l'esperienza che si porta dietro. Stesso identico discorso per gli altri. Federico Pennazzato è sicuramente tra i migliori batteristi sulla scena nazionale, una vera furia. Leggendo il suo curriculum rabbrividisco, ha suonato in occasioni impensabili per la maggior parte delle persone che si avvicinano a questo tipo di musica, quindi anche qui solito discorso… il suo quinto non può essere paragonato al quinto di un batterista comune. Esattamente come per Emilio e Roberto. Il succo è questo: siamo tutti 1/5 della stessa cosa, ma 4/5 sono di qualità sopraffina, sopra la media. Poi c'è il mio 1/5, ma d'altronde qualcosa che non andava doveva pur esserci, altrimenti saremmo già headliner a tutti i festivals mondiali!

LFdM: La tua voce è molto potente che richiede anche un notevole sforzo fisico sul palco, hai mai pensato di introdurre parti più melodiche, alleggerire un po’ il tiro?
GMG: L'unica cosa che dovrei alleggerire, e lo dico senza sarcasmo, è il mio peso… Ma purtroppo ci sto solo pensando, come dicevi tu nella domanda! Questo tipo di canto richiede una brillante condizione atletica, fisica oltre che una preparazione minuziosa e scrupolosa della tecnica, dei particolari, del sonno, dell'alcol. Tutte cose che io ignoro totalmente. Lo dico proprio per sconsigliare a tutti ciò che faccio, ma io son così, prendere o lasciare. Bravo o non bravo, posso piacere o non piacere… Ma io sono questo. Quello che so fare è sotto gli occhi, anzi, le orecchie di tutti. Per quanto riguarda la melodia (credo intesa come parti 'pulite')… Diciamo che sono parecchio restio, perché il vecchio metallaro che è in me mi urla nelle orecchie 'se si chiama ''Metallo Pesante' un motivo ci sarà, altrimenti si chiamava Pop!'' e quindi persevero sulla via della perdizione.



LFdM: Ha un significato particolare Amygdala?
GMG: Molto sinteticamente, ed in modo tutt'altro che scientifico (quindi mi scuso in anticipo), l'Amigdala è la parte del cervello che gestisce la paura e, allo stesso tempo, le funzioni mnemoniche. Credo fosse, anzi sia, il termine perfetto per sintetizzare tutte le sensazioni che volevo esprimere nei miei testi. Allo stesso tempo, inoltre, prepara perfettamente l'ascoltatore riguardo cosa andrà ad ascoltare. Un disco inquietante, introspettivo, sonoramente violento. Un qualcosa che suscita se non paura, malessere. Un malessere positivo, perché deve essere la base su cui riflettere e prendere lo slancio verso la redenzione personale. Ecco tutta l'idea dietro al mio concetto di redenzione.

LFdM: Ripensando sempre a quella serata, sono rimasta molto colpita dal pubblico presente il locale era stracolmo; purtroppo stiamo assistendo sempre di più ad un mal costume che è quello di arrivare solo per l’esibizione della band headliner, quella sera si esibivano gli Arch Enemy eppure… Tutti parenti? No dai sto scherzando ovviamente. A chi devi tutto questo? Non deve essere per forza un idolo musicale.
GMG: Sicuramente la nostra bellezza ha avuto il suo peso, ecco perché il locale era pieno già dall'alba! Hai perfettamente ragione, purtroppo è il discorso di prima: anche i die hard vanno presto non per godersi il concerto in toto, ma per accaparrarsi la transenna, la possibilità di vedere il proprio idolo a meno di un metro. Ma non condanno questa filosofia, ci mancherebbe. L'ho fatto anch'io e forse è una delle poche cose romantiche rimaste nella musica di oggi, la corsa alla transenna. Ovviamente molto spesso viene uccisa anche quest'ultima, magari con un bel 'Pit' (che ai miei tempi significava CIRCLE PIT, non Pit 'posti riservati')… Come il meet & greet ha ucciso il romanticismo dell'attesa del proprio idolo attaccato alla rete, gli sguardi minacciosi alla security che si interpone tra te e un sogno, la delusione o la gioia della foto o l'autografo… e come il downloading ha ucciso la meraviglia del 'rompere i sigilli' del cd, il dubbio riguardo la riuscita del disco, la frenesia della corsa per non trovare il negozio di fiducia con la saracinesca abbassata. Anche qua dovrei… vorrei… parlare per ore, ma non credo sia il caso. Il progresso porta molte cose buone ma altrettante cose cattive. Tutto sta nel cavalcare l'onda giusta nel modo giusto, un istinto di sopravvivenza dei tempi moderni. Internet (esempio) ti da visibilità assoluta ma permette alle persone di avere la tua fatica gratis. Quindi? Bene o male? Non so se mi sono spiegato…

LFdM: Vinile o cd? 
GMG: Vinile per l'atmosfera, cd per collocazione spazio temporale, iPod per praticità. 

LFdM: Ok ultimissime battute: la convenzionale “Dove vi vedremo nei prossimi mesi? Avete già in programma qualcosina? La domanda scema: a parte ringraziare me, un saluto a “Troio” e “Troino” lo vogliamo fare? smuahhhhh
GMG: Spero non in galera o in manicomio, vista la velocità con cui rischiamo di sbandare!
Allora, abbiamo un po' di pentole al fuoco… Purtroppo, per motivi burocratici indipendenti dalla nostra volontà, non possiamo dire tutti gli appuntamenti in programma, pero' posso solamente dire che, oltre alle tre date ufficiali, di cui una di supporto ai mitici Extrema* (27 Marzo - Mephisto, Lu Monferrato (AL) // 18 Aprile - Cycle, Calenzano (FI) * // 25 Luglio - Hard Castle Festival, Castellazzo Bormida (AL) // 26 Luglio SORPRESONA - dovremmo averne altre in via di definizione. Mi raccomando, tutti presenti e casinisti!
Purtroppo sono giunto alla conclusione di questa piacevolissima chiacchierata, quindi devo salutare… Tu hai nominato il Troio ed il Troìno, quindi per forza di cose DEVO salutare prima loro, anzi SOLO loro. Tu sei il Capo ma comparata a quelle due splendide ed aggraziate creature non sei niente, come non lo sono io! Un bacio a quelle due 'poco di buono' con la barba! Infine un doveroso, piacevolissimo e riconoscente 'GRAZIE' a te Michela e a tutta la redazione di Le Fleurs Du Mal… Grazie per avermi dato la possibilità di parlare del mio progetto e grazie per la curiosità mostrata, come già detto… Conversazione piacevolissima!! Grazie, grazie, grazie!!! Un abbraccio a te… e un bel Keep On Keepin' On a tutti voi, amici di LFDM!!!!!! Horns Up!!

LFdM: non saremo stati troppo zuccherosi? Ahahah, grazie a te, e a presto! 

Intervista a cura di Michela


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The Rezillos - Zero Review

THE REZILLOS: ZERO
Release: 10 Marzo 2015

01. (Take Me to the) Groovy Room
02. N° 1 Boy
03. Life's a Bitch
04. Tiny Boy From Outer Space
05. You're so Deep
06. Animal
07. She's the Bad One
08. Zero
09. Sorry About Tomorrow
10. Nearly Human
11. Spike Heel Assassin
12. Out of This World



Quando il silenzio di una band diventa tale da protrarsi per ben quarant'anni, il rischio di essere dimenticati è certamente dietro l'angolo: la musica si evolve, i generi si rincorrono, si modificano, si contaminano tra loro e di quella band di tanti anni fa non resta che il lontano ricordo che diventa sempre più sbiadito man mano che passa il tempo, facendola diventare solo una piccola noticina a margine in uno sterminato elenco di gruppi musicali. 

Non è il caso dei  The Rezillos. La band scozzese nata nel 1976, con il loro modo scanzonato, ritorna alla ribalta con un nuovo album, in uscita il prossimo 10 marzo per Metropolis Records.
Zero è un vero e proprio inno ai bei tempi che furono, il tutto condito con una spruzzata di modernità che ben si accorda al progetto della band.

Lo spunto di partenza è quello di creare 12 brani accattivanti e leggeri subito riconducibili a quella vena punk-rock che attinge agli anni '70 e che esplode in echi di chitarra che dominano tutto l'andamento del disco, rubando poi agli anni '60 il manierismo che si cela dietro le backing vocals

Il tocco di basso anni '50 offre poi un prodotto finito in cui il punto di forza è proprio la miscelazione strumento/voce e che rompe definitivamente il lungo silenzio.

Tra i migliori brani spiccano Life's Bitch, Animal, Sorry About Tomorrow e Out of this World, che chiude alla perfezione questo ritmo incalzante di vecchio e nuovo capace di tradursi in qualcosa di assolutamente moderno pur nella sua reminiscenza passata che non risulta essere fastidiosa.

Zero non può e non deve essere uno di quei dischi che fanno la polvere all'interno di un negozio di musica. Obiettivo raggiunto? Fatecelo sapere..
7/10
Dora

mercoledì 4 marzo 2015

MOONSPELL: "Extinct" - Recensione

MOONSPELL– Extinct

Napalm Records

Release Dates:
G/A/S/Europe/AUS: 06.03.2015
UK/NO/FR/DK/IT: 09.03.2015
SE/ESP: 11.03.2015        
USA/CAN: 17.03.2015

Tracklist:
1. Breathe (Until We Are No More)
2. Extinct
3. Medusalem
4. Domina
5. The Last of Us
6. Malignia
7. Funeral Bloom
8. A Dying Breed
9. The Future is Dark
10. La Baphomette




“C’è, tra me e il mondo, una nebbia che impedisce che io veda le cose come veramente sono – come sono per gli altri”

Forse anche il loro conterraneo Fernando Pessoa nella mente vedeva l’estinzione del genere umano a causa di un male incurabile – l’oscurità della sua anima.

I padri del gothic metal, non quello freddo e metallico del nord, ma quello più viscerale e sensuale delle terre lusitane, tornano con un capolavoro assoluto di epicità, dolore e consapevolezza.

L'opener Breathe mostra, fin dalle prime battute, di far parte di un album innovativo, dove l'uso delle orchestrazioni è molto  più sviluppato rispetto ai precedenti lavori, un esperimento che si ripete nelle trame arabeggianti di Medusalem o negli abissi infernali di Malignia.

Come una barca in balìa di una tempesta, Extinct cerca ad ogni costo di prevalere su una forza oscura determinata ad annientare la nostra mente ed il nostro spirito.

The Future is Dark cantano i portoghesi, con arpeggi memorabili che riempiono l'atmosfera, mentre la voce baritonale di Fernando Ribeiro, straordinaria nelle linee armoniche, sfiora la perfezione in Funeral Bloom.

Un vortice di singolarità che vi inghiottirà come un demone antico e vi ammalierà fino ad avvolgervi nella sua nebbia. 

10/10
Michela



SANTA CRUZ: "Santa Cruz" recensione

SANTA CRUZ - "Santa Cruz"
Spinefarm Records

Title Track:
1. My Remedy
2. 6 (66) Feet Under
3. Bye Bye Babylon
4. We Are The Ones To Fall
5. Wasted And Wounded
6. Let Them Burn
7. Vagabonds (Sing With Me)
8. Can You Feel The Rain
9. Bonafide Heroes
10. Velvet Rope


Il self titled, la cui uscita è prevista a breve, tra il 6 e il 10 di Marzo 2015 segue "Screaming For Adrenaline" del 2013. 
La band attirò le attenzioni su di sè nel 2010, quando Kuosmanen partecipò al talent show Kitarasankari (Guitar Hero) conquistando la stima del pubblico, che lo premiò con il voto online, anche se poi la competizione fu vinta da Hannu "Hata" Salmi.
La line-up dei Santa Cruz è rimasta invariata rispetto al debut album, ma il sound è diventato ancora più forte e trascinante.

La title track elenca 10 pezzi piuttosto tirati, che quasi non ti lasciano prendere fiato. E' un hard rock tipico della scena finnica quello di Kuosmannen e soci, però forse più cattivo e ammiccante all'heavy metal, dettaglio evidente soprattutto nelle parti di chitarra.
L'opener "My Remedy" è già notevole come impatto, e se è vero che "chi ben comincia..." allora possiamo aspettarci qualcosa di davvero succulento. L'atmosfera di questo pezzo d'apertura ci riporta agli anni 80' targati Guns'n'Roses e Motley Crue con chitarre protagoniste e parti corali curate e coinvolgenti, di quelle che ti piantano il ritornello dritto in fronte. Non è da meno, anzi, è ancora migliore "6 (66) Feet Under", molto potente e ispirata ai Bon Jovi di "New Jersey", con un refrain da far inevitabilmente schiodare le chiappe dalla poltrona. "Bye Bye Babylon" è leggermente più lenta, ma attenzione non si tratta di una classica ballad, ve ne accorgerete... La quarta traccia "We Are The Ones To Fall" dovrebbe essere già nota ai più, grazie al video (che omaggia Fight Club) postato dalla band su youtube. Devo ammettere che come testo non è tra le mie preferite, dato che tende a una certa ripetitività, ma ha un ritornello e una schitarrata solista da urlo, dettagli che le conferiscono un grande appeal, rendendola estremamente catchy quindi, niente paura, canticchiarla all'infinito, anche solo dopo il primo ascolto è tra gli effetti collaterali. 

"Wasted And Wounded" a parere mio non ha un attacco particolarmente accattivante, anzi, è un po' fuorviante, ma si riprende nel ritornello e nelle parti di chitarra. "Let Them Burn" è tutta un pestare dall'inizio alla fine, a partire dal coro iniziale "Bang bang to the ground..."che live deve rendere moltissimo e già mi immagino la platea che innalza i pugni al cielo durante la performance. "Vagabonds (Sing With Me)" è un altro pezzo che scommetto vedrà parecchia partecipazione da parte dell'audience durante il live e chi ama le schitarrate metal, non vedrà l'ora di godersele dal vivo, come pure gli amanti delle percussioni, visto che qui "Taz" ci va giù pesante e a rotta di collo. "Can You Feel The Rain" è forse la traccia più lenta e particolare, per certi versi, perché capace di lasciarsi ascoltare come sotto ipnosi, dopo un pezzo così diverso come quello precedente. 

E' la traccia più "ballad" dell'album, anzi, è l'unica, bellissima, ballad, ma niente di simile alle classiche firmate dalle band americane precedentemente nominate. Come da prassi, dopo un lento, si riprende a pieno ritmo. con la tostissima "Bonafide Heroes", cattiva e poetica allo stesso tempo. "Vevet Rope", che strizza l'occhio ai Sixx A.M. di "Live Forever", chiude un album molto gradevole che, nonostante non si preoccupi di celare le fonti di ispirazione principali, ha tuttavia una sua identità abbastanza definita e di sicuro segna un grande passo avanti per la band finlandese, che ha ancora tanto da dare. Staremo a vedere. 

Intanto non perdiamoceli in tour, dato che dal vivo sembrano essere piuttosto in gamba e noi in Italia cominciamo a pensarci su, che manca meno di un mese al 2 Aprile al Live Club di Trezzo.



Voto: 7/10

Margherita Realmonte (Meg)

LINE-UP:
Arttu "Archie" Kuosmanen - vocals, rhythm and lead guitar, acoustic guitar (2007–present)
Joonas "Johnny" Parkkonen - lead and rhythm guitar, guitar, acoustic guitar, backing vocals (2007–present)
Mitja "Middy" Toivonen - bass, backing vocals (2008–present)
Tapani "Taz" Fagerström - drums, percussion, backing vocals (2009–present)
"Pura, fottuta adrenalina" è il genere a cui appartengono, secondo la loro pagina Facebook ufficiale i Santa Cruz di Helsinki. La band finlandese, fondata nel 2007 ad opera di Arttu -"Archie" Kuosmanen e Joonas "Johnny" Parkkonen, è prossima al celebrare l'uscita del secondo album in studio, ancora per l'etichetta Spinefarm.

Link:

lunedì 2 marzo 2015

Velvet Six "Demons Los Divas"

Velvet Six "Demons Los Divas"
Etichetta: Inverse Rrcords
Pubblicazione: 10 aprile 2015


Track List
1. Twist
2. Demons and Los Divas
3. Something Evil
4. Back To Back
5. Lightkeeper
6. Loves Like
7. Underneath
8. The Family
9. Blood rain
10. I saw


Come anime perse che vagano nella gelida notte finlandese, i Velvet Six, spalancano le porte dell’ade dove sardonici angeli delle tenebre si prendono gioco della nostra vulnerabilità di fronte all’amore. 

Con un ritrovato equilibrio spirituale all’interno della band, i ragazzi di Kokkola (Finlandia) senza troppo mascherare le proprie influenza musicali, si riaffacciano davanti a loro pubblico con Demons Los Divas, un album tutto goth & roll la cui uscita è prevista per il prossimo 10 aprile per la finlandese Inverse Records.

Le 10 tracce si propongono con i gorgoglianti arpeggi di tastiere di Mirko Kronqvist, mentre voluttuosi echi in “Lightkeeper” evocano quel Love Metal nato ben oltre 15 anni fa sotto la straordinaria intuizione di Mrs. Tiina Vuorinen (RedBerg Agency), oggi loro manager.

Un tappeto armonico ben interpretato che viene spezzato dalla voce sprezzante ed aggressiva di Olle Wallenius, che in "Back To Back" trova finalmente il proprio oblio in melliflui ritornelli pop che annunciano una più moderna attitudine della band. 

I Velvet Six sono senza dubbio il tipo di band capace di incendiare il cuore di moltissimi giovani fan e con un pizzico di personalità in più potrebbero fare un gran bel salto di qualità.

Quindi, se stanotte i vostri tormenti avranno bisogno di risposte, potrete affidarvi a questi angeli caduti dal cielo per alleviarne il dolore.

7/10
Michela




Velvet Six:
Olle Wallenius (voce)
Richard Vikman (chitarra)
Christoffer Solborg (chitarra)
Henrik Björkgård (batteria)
Miro Kronqvist (tastiera)
Matias Muotio (basso)





The Answer - Interview


From Northern Ireland, The Answer present their new album Raise a Little Hell. 
Its sound is distinctly rock 'n' roll and can bring back to mind a kind of music that has made school.
Les Fleurs du Mal had the pleasure of interviewing their guitarist Paul Mahon and to find out more not only about the album, but also about their way of making music.

HERE our review about the album!

LFdM: From Rise to Everyday Demons passing through Revival and New Horizon until to get to Raise a Little Hell: your music has evolved a lot, improved album after album without losing its rock  soul that is the figure of your band. What can you tell about this process?
Paul Mahon: For the first 3 albums its not something we thought about consciously, things just developed naturally, rise was the result of 4 yrs of being  a band, playing live and writing together, it perfectly summed up who we were at that stage, especially if you listen to the double  bonus version of the album which could have been our use your illusions 1 and 2 but we kept it more succinct for the official release.
With Everyday Demons we just wanted to capture a very live sound in the studio, we had been touring rise for 2 yrs so our live chops were in a great state,we also found around this time our songwriting was becoming catchier and more direct. With Revival we took more time to write after being on tour with acdc for a yr and a half. We ended up with a lot of material, we experimented down a few different paths and used the studio as an instrument in some cases. We set out to make a very big Fm/stadium rock album which i think we achieved and at the time it was without a doubt our strongest set of songs and performances we had captured. With New Horizon we took a step back and considered our approach a bit more for the first time. In some ways it worked and in some ways it didn’t. We found a very live and edgy production for the record and embraced the heaviness that had existed from the first album more than ever. On Raise a Little Hell we combined all these approaches,its very heavy in places,it still has blues roots, the performances are intense and on the edge and the songs all stand up on their own played  by a 4 piece band in a room though in some cases we accentuate this with a little production and in some cases we keep it raw.

LFdM: Every band starts to gain experience touring with other bands, sometimes opening concerts that have a considerable impact on the public. You had the chance to follow the AC / DC during the Black Ice Tour. What about this experience? Do you have "stolen" some secret from the backstage that even today you consider useful for your band?
Paul: It was a great experience in a myriad of ways. Number one it was a dream come true, to see AC/DC every night and what better rock show to get you’re band on! It opened up a lot of opportunities for the band to gain exposure in the media and to fans we wouldn’t have reached otherwise. It was also great to be involved and become part of the AC/DC touring party fro over a year,it was our life for that time. I don’t think theres any secret,its just a lot of hard work and talent and AC/DC are the perfect example of the 2 working in perfect synergy.

LFdM: Staying on the subject: did you face any difficulty in interacting with an audience that, at least in the first time, was there to witness the performance of a legendary band? Or did you find a way to interact and to talk with fans, maybe even letting them to forget that after your performance AC/DC would took the stage? Was it hard to face?
Paul: They are a very hard band to open for, the fans are there to see them and they are obsessive and passionate  fans that just want AC/DC. We had opened up for the stones and Aerosmith a few times and found their fans to be more open to another band, they maybe weren’t as obsessive as AC/DC fans.So we found out very soon we had to bring our A-game every night and not let up.
As the tour went on we certainly got more comfortable on stage and learned how to work it,what songs would work best, what to play or do if the audience was a bit cool on a particular night, what to do if we had them in the palm of our hands. Afterwards we found the fans to be very receptive and cool to us and i think we won a lot of them over.

LFdM: Has anything changed in your approach to music after this experience, or you would have been the The Answer that we know today without this great opportunity to tread the stage with a band like AC/DC?
Paul: It certainly changed our band DNA a little,it would be impossible for it not to.
We learnt how rock’n’roll is a simple art but devilishly hard to perfect to the levels AC/DC have. They understand how to make something universal to everyone but also have its own unique stamp.I think our live performance was already very good but we managed to take it up a few levels from watching the masters every night and then implementing these lessons in our own shows each night and finding what worked best for us.The best rock school 101 ever!

LFdM: Nowadays the music scene offers a wide range of different and innovative genres. Where your desire to make music comes from?
Paul: We are still striving to be better and improve upon what we have just done. We are trying to be perfect and then life gets in the way and we do our best and it becomes art. When you have been in this game for a while you have to draw upon your life experiences and show a little of  yourself in the music, it keeps it real,vital and connects with people.

LFdM: Being Irish, to come from a country rich in history from every point of view, even in music, has somehow influenced the way you make music?
Paul: Yes the rich Irish music history has been an influence up close and from afar. We have had some dalliances with a celtic influence in our music, on tracks such as comfort zone and strange kind of nothing. And from the more obvious influences of thin Lizzy and Rory Gallagher. If we get into more specific cultural identity i would say we are Northern Irish first and then Irish. The Northern Irish culture and identity has its own character and grit influenced by the troubles,it was initially characterised by religious identity but that has now started to take a back seat and a new distinct and united cultural identity is emerging. The Northern Irish values of hard work, flair and keeping you’re feet on the ground at all times are certainly evident in all our creative output.

LFdM: In listening to your albums is possible to notice a classical influence, if I may say, that immediately refer to a certain type of music making. Is it just an impression or there’s something true? What are your major sources of inspiration when creating you tracks?
Paul: When you say classical do you mean it as in the genre of classical music? Or do you mean it is music that is classic? Timeless? I think it has a classic and timeless quality. Where does this come from? Well I think partly we were very influenced by the british blues boom and the bands that grew out of it into something else entirely, I’m thinking of Led Zeppelin, Black Sabbath, Cream, Deep Purple, AC/DC, Thin Lizzy and their american counterparts. I think this music is timeless. 
WHile I don’t think we sound exactly like these bands,there are other bands around now that border on the pastiche,but their influence on us is undeniable. We aim to take a blues foundation and push it way beyond its boundaries and see what musical landscape we end up in. We also have a knack for a good tune and know how to play, this makes it classic and timeless.

LFdM: The peculiarity of your music is also a certain immediacy of the melodies which makes the songs always very pleasant, catchy, singable. Can we consider this one of your strengths, a kind of trademark by The Answer?
Paul: Yes i think so. Its something we worked on and something i think in part distinguishes us from a lot of the bands we were influenced by. I think bands in the 70’s could get away with having a great riff and thats the song. You can still do that if the riff is unique and good enough but listeners have grown a little tired of that so you must offer more. So as a starting point we wanted to make riff based songs with a bit more songcraft, mix lennon and mc cartney with Page and Plant and see what happens.

LFdM: Now let's talk about Rise in a Little Hell, your latest creation. What can you tell us about this new album?
Paul: Its our 5th record and we have managed to bring together all the elements that are good about the answer and everything we learned from the previous 4 albums. There is devil may care attitude of rise,the urgency of everyday demons,the song craft,sonic tapestries and exciting arrangements of revival, the heaviness and directness of new horizon. On this record we can go from a track like last days of summer into Strange kind of nothing. Long live the renegades combines all the best bit s of the band in one track. I think we have explored more space and groove than ever in I am what I am and we can close the album with a heavy statement like Raise a little hell. We have made sense of  and distilled all our influences into this album to make our own sonic brew.

We recorded the album in spain with Will Maya,he has worked with us in various guises since our first ep keep believein. Will is a good friend but also a harsh critic but someone we respect. We were able to get to work straight away as a result as we didn’t have to get to know one another. There was a trust from the beginning which is very important when making an album as you have to be able to be creatively open and vulnerable to get into a place where you’re best work can happen.

LFdM: There are deep differences compared to previous albums or have you maintained a certain continuity? Personally I noticed a stronger rock vein, but it could be just me…
Paul: I think there is a continuity certainly in our first 3 records,you can hear the progression in songwriting, style and performance. Maybe New Horizon took a left turn but i there are still elements of it in this album. I think we found a way this time to combine the heavy side of the band with the classic rock side and the melodic side. It covers all the ground we like to creatively but in a tight and direct manner.

LFdM: Is there anything in particular that inspired the lyrics of RaLH?
Paul: Tracks such as Long live the renegades, I am what I am and raise  a little hell are 2finger salutes to the state of the music industry today. 
To those that don’t believe in the power of rock’n’roll, that don’t believe in themselves. We are saying rock n roll is alive and well and we are going to show you!


LFdM: The release of a new album will get you started then a promotional tour in which you can involve old fans and also look for new ones: what are your plans for the RaLH tour?
Paul: We are looking forward to getting back on the road and playing the new songs for a start. We look to play to more people and we are heading to America for a full tour,our first there since the AC/DC Black Ice tour, so we are looking forward to getting back there,armed with 5 albums worth of great rock n roll songs to spread the answer gospel a bit further.



LFdM: Well, we'll see next month in Italy!
Interview by Dora 
Editing by Alessandra