venerdì 4 settembre 2015

Uncle Acid & the Deadbeats: "The Night Creeper" recensione

"The Night Creeper"


Label: Rise Above Records
GSA Release: 04. September 2015
European Release: 07. September 2015

Track list:
1. Waiting For Blood
2. Murder Nigths
3. Downtown
4. Pusher Man
5. Yellow Moon
6. Melody Lane
7. The Night Creeper
8. Inside
9. Slow Death
10. Motorcade


Ph. Credits: Ester Segarra


Che ne dite di un bel concept album dalle fosche tinte noir, ispirato al film giallo italiano degli anni 60'-70', ma di stampo più slash e violento, impregnato di LSD e mescalina, che ammicca al sound dei Black Sabbath con accenni a MC5, Beatles, Led Zeppelin e Doors?

Intrigante, vero? Bene The Night Creeper degli Uncle Acid & The Deadbeats ormai è prossimo all'uscita per la Rise Above Records. Il quarto album della cult psychedelic band di Cambridge, dal titolo inquietante e misterioso, è stato registrato presso i Toe Rag Studios e può vantare anche l'apporto del sound engineer Liam Watson (Electric Wizard, White Stripes, tanto per intenderci).

La vocalità di Kevin Starr ricorda molto quella dello zio Ozzy, ma con tratti più acidi e rochi, mentre i giri di chitarra sono indubbiamente figli di Iommi.

La traccia d'apertura ha tratti Sabbathiani talmente distinti che non si può sbagliare, sia nel ritmo cupo e cadenzato, sia nei riff delle sei corde. Come inizio, niente male, direi. "Murder Nights" è più ossessiva e lisergica, ah, a proposito, l'ossessività è il tratto distintivo di tutto l'album, vuoi anche proprio per il genere trattato, tuttavia, a volte, ho l'impressione di una ridondanza e di una ripetitività troppo marcate. Ma proseguiamo con "Downtown", più lenta, che minaccia di volerti restare decisamente piantata nella testa, con quel giro di chitarra e quegli accenni melodici dati dai cori, un po' più brit-pop, ma sempre in acido. Con "Pusher Man" si cominciano ad aprire le porte della percezione e il trip, se non era già iniziato dalle prime note dell'album, ora è arrivato di sicuro. Ma se questa track vi ricorda i Doors, la successiva strumentale "Yellow Moon" non può non riesumare ricordi zeppeliniani. 
"Melody Lane", invece, rapisce le sinapsi e se le porta via, sappiatelo. La title track è la settima canzone che ci avvolge e ci trasporta in una spirale di fumi neri infernali, dalla cui coltre è davvero un'impresa liberarsi e scivolare nella traccia successiva non sarà di aiuto, anzi. Finalmente, si fa per dire, una "Slow Death" ci attende quasi in dirittura di arrivo, lenta e suadente, con quel suo sapore vintage dei più psichedelici anni 70'. 
"Motorcade" chiude quest'avventura in maniera inaspettatamente dolce e quasi sussurrata, come a non volerci ridestare brutalmente dal trip in cui siamo caduti track by track. 
Che ne dite, anche se quasi tutti siamo già rientrati dalle vacanze, ce lo facciamo un altro viaggio?

Voto: 7,5
Margherita Realmonte (Meg) 

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