lunedì 12 marzo 2018

MICHAEL SCHENKER FEST - Resurrection

"Resurrection"

Release Date: 2nd March 2018



Country: Germany

Genre: Heavy Metal

Tracklist:
1.Heart And Soul
2.Warrior
3.Take Me To The Church
4.Night Moods
5.The Girl With The Stars In Her Eyes
6.Everest
7.Messing Around
8.Time Knows When It's Time
9.Anchors Away
10.Salvation
11.Living A Life Worth Living
12.The Last Supper

Resurrection, il nuovo album di Michael Schenker, prodotto da Michael Voss Shoen, ha visto la luce sotto Nuclear Blast ai primi albori del mese più pazzo dell'anno.

Come intuibile dal titolo stesso, questo lavoro è pronto a riservarci un sacco di sorprese. Intanto ne svelo alcune: il nostro talentuoso guitar hero della Bassa Sassonia, per l'occasione, si è dotato di una pletora di vocalists di tutto rispetto, andando a riunire Gary Barden, Graham Bonnett e Robin McAuley, che si sono anche cimentati in un roboante incontro di voci su 2 o 3 pezzi, divertendosi come ragazzini; come se ciò non bastasse, Schenker sfodera pure altri assi nella manica, come gli strumentisti Chris Glenn al basso, Ted McKenna alla batteria e Steve Mann alle tastiere e alla chitarra. Ciliegina sulla torta? Un altro virtuoso delle sei corde come special guest, quasi quasi sarei tentata di non svelare di chi si tratta...ma sì, sarò magnanima, è niente po' po' di meno che uno del calibro e del carisma di Kirk Hammett, per intenderci, che, felice come una Pasqua per questa ospitata, spadroneggia alla chitarra sulla opening track "Heart And Soul".

E proprio cuore e anima sono tra gli ingredienti principali di questa nuova fatica del gruppone di Michael Schenker, che, già dalla prima delle 12 tracce presentate è capace di trascinarci in un vortice di strane emozioni, perché, a dire il vero, si respira questa sensazione di rinascita, ma una di quelle in cui non si rinnega ciò che si è stati finora, una di quelle in cui passato, presente e futuro si mescolano ammiccando l'uno all'altro, con fare potente e catchy allo stesso tempo, come in "Warrior", per esempio, dai cori che ti si imprimono tra i neuroni senza fare troppi complimenti.

Hozier non c'entra affatto con la terza traccia, quella "Take me To The Church", primo accenno al tema “religioso” introdotto dal titolo stesso dell'album, anche se si tratta di uno dei pezzi più “commerciali” dell'album, come la successiva "Night Woods", sul cui ritornello vi sfido a non partire con un soft headbanging a ritmo. Poi è la volta di "The Girl With The Stars In Her Eyes" il cui il refrain “she's dancing in the fires at midnight, maybe someday she'll return” e le poderose schitarrate ti fanno venir già voglia di un rewind per ripartire da capo, perché ci stiamo avviando quasi alla metà di questo gustosissimo album. "Everest" è un pezzo bello tosto, ma non il picco più alto di Resurrection, a seguire il rock'n'roll di "Messing Around" rimette in sesto la nostra voglia di agitare le anche come si deve. Se sia vero, poi che il tempo sa quando è il momento in cui qualcosa dovrà accadere, allora "Times Knows When It's Time", sa perfettamente quando toccare le corde del nostro animo, tra i trilli delle sei corde e i cori. A seguire il pezzo più tradizionalmente metal dell'album, nonché uno dei miei preferiti, "Anchors Away", che in qualche modo ricorda una di quelle grandiose ballate targate Accept, come atmosfera, mood e refrain.
"Salvation", altro accenno a una sorta di religious item, apre con un'angelica voce femminile che, armonizzando leggera e ammaliante tenta di arrampicarsi fin sulla vetta del Broken, seguita a ruota da Schenker e dalle sue diaboliche corde, che la avvolgono subito tra le loro grinfie fino a farla scomparire, per primeggiare fiere e preziose per tutta la durata del pezzo, interamente strumentale.
"Living a Life Worth Living" è una ballad di spessore, una di quelle che si imparano in fretta, che dal vivo, una volta, avrebbe fatto scattare gli accendini, per intenderci...oggi vanno bene anche le luci più fredde e lunari degli smartphones, l'importante è lasciarsene catturare e cantare il ritornello a squarciagola, come se non ci fosse un domani. Peccato che finisca semplicemente sfumando.

Ed eccoci arrivati all'ultima cena e pure all'ultima traccia, una di quelle che vede i 3 singers cantare le varie parti soliste, per poi sovrapporsi magicamente e lasciarci in una specie di smarrimento generale, perché "The Last Supper" è una sorta di esperimento, che alla fine possiamo dire sia riuscito davvero molto bene.

Godibilissima e davvero una festa questa Resurrection targata Michael Schenker Fest e sono pronta a scommettere che dal vivo farà shakerare ben bene il parterre.

8/10