lunedì 8 giugno 2015

Child of Caesar - Love in Black Recensione

Love in Black

Release: 12 Giugno


Tracklist:

01. Defector
02. Red Sun
03. Gates
04. Nero
05. Long Live the Night
06. Lost Sacrifice
07. You
08. At the Heart
09. Love in Black
10. Worlds Without Sky


Lasciarsi avvolgere dall'oscurità, a volte, non è poi così male. La musica parla con i colori della notte, si tinge di tonalità malinconiche, di suoni che sembrano scaturire dalla nebbia di un dolore latente e poi, con una lentezza quasi massacrante, si insinua poco a poco nel cuore, invadendo con la sua nera tenebra ogni più piccolo sprazzo di luce, fagocitando il sole, gettando ombre su tutto ciò che la circonda, perché si sa: non esiste luogo inondato di luce se non c'è anche la sua controparte più oscura, profonda come il più infinito dei pozzi.

Luce e ombra, notte e giorno. In un mondo fatto di opposti che si attraggono e si respingono cercandosi sempre senza, però, trovarsi mai, la goth metal band tedesca Child of Caesar debutta con un album dalle tinte fosche e dai suoni crepuscolari capaci di aprire una crepa nel muro del tempo, trasportandoci in un passato non troppo lontano e di recente memoria in grado di evocare un sound che molto ha a che fare con quello degli anni '90, sapientemente miscelato da grandi nomi della musica, primo tra tutti Mika Jussila ingegnere del suono presso i Finnvox studio di Helsinki che ha masterizzato l'intero album, riuscendo a catturare quell'essenza di cui la band sembra essere pregna e satura, senza però dimenticare l'ottimo lavoro di mixing e registrazione fatto presso i Tones & Tunes Studios in Germania dove la magia di questo album di esordio ha preso vita.

Love in Black risente delle influenze di band come i Tiamat, Paradise Lost e Sisters of Mercy, riuscendo a catturare l'essenza più profonda e pura di un'anima tormentata che attraverso la musica esprime tutto il suo disagio, la sua pena. Grazie testi che raccontano della vita e della morte, spaziando per sonorità semplici ma evocative, il disco canta con suoni opprimenti e chiusi, capaci di far stringere le pareti rendendo piccolissimo lo spazio circostante. 

Ognuna delle dieci tracce si destreggia alla perfezione camminando in punta di piedi sul filo sottile del sogno, evocando immagini di straordinaria ed inquietante bellezza che prendono vita attraverso una musica viscerale e passionale che colpisce dritta al cuore grazie a chitarre che piangono lacrime di sangue, ad una linea di basso opprimente ed incisiva e ad una batteria corposa che sembra a volte battere allo stesso ritmo dei palpiti del cuore. La voce, una cantilena straziante e quasi sussurrata, serpeggia sottile nei meandri della memoria, scivolando impalpabile come un velo di seta che accarezza le orecchie e ti ottenebra la mente.

Tra le tracce più convincenti spiccano "Red Sun" con la sua melodia melodica e armoniosa, triste e sconsolata che, però, è anche capace di trasformare se stessa, evolvendosi ed ampliandosi, crescendo sempre di più e l'incisiva "Long Live the Night", molto oscura e quasi spaventosa con quella sua intro appena accennata che poi si sviluppa sempre più acquisendo strada facendo elementi che l'arricchiscono senza, però, farle perdere la sua essenza di base.

Tralasciando alcune incertezze e qualche piccolo errore di base, i Child of Caesar riescono a restituire un disco ben costruito dove è la parte sentimentale e profonda ad avere la meglio su tutto quanto il resto, senza bisogno di fronzoli, orpelli, di grida stridenti e di un baccano infernale per imporsi tra il turbinio di note di questo lungo anno fatto di musica.

7.5/10
Dora   






Line-Up:
Daniel Mitchell - Vocals 
André Marcussen - Rhythm Guitar
Christopher F. Kassad - Bass  & Lead Guitar
Dino Cadavian - Drums