lunedì 6 luglio 2015

TUNA DE TIERRA - Episodio 1: Pilot EP Recensione

Episodio 1: Pilot

Release: 2015

01. Red Sun
02. Ash
03. El Paso de la Tortuga

Membri:
Alessio De Cicco: cantante/chitarra
Luciano Mirra: basso
Jonathan Maurano: batteria

Atmosfera satura, colori vibranti, una lunga strada che punta dritta verso l'infinito, dove la terra si confonde con il cielo, dove il caldo sembra soffocarti e le rocce tremolano affaticate sotto il sole di un mezzogiorno d'agosto, crudele e implacabile con i suoi raggi capaci di arrostirti l'anima.

A volte basta un'immagine ad evocare uno stato mentale, a proiettarti là dove la musica ti vuole condurre con le sue calde note sabbiose che sembrano nascere da un canyon roccioso, dove la sabbia fatta di granelli di pietra vola sottile al ritmo di un vento infuocato, ardente come il respiro di un drago sopito sotto la crosta della terra.

Certo, l'immagine aiuta e i Tuna de Tierra, band napoletana al loro esordio discografico con un EP contenente tre tracce, hanno sfruttato al meglio il segno visivo capace di evocare spiriti di fuoco che danzano nella calura estiva, ma il vero banco di prova è quando si schiaccia il tasto play dello stereo perché una fotografia può essere certamente utile a farti entrare in un mondo di sensazioni, ma se la vera protagonista di un disco non è in grado di mantenere quell'illusione allora c'è qualcosa che non va.

Episode I: Pilot non delude le aspettative. Lo stoner rock psichedelico del trio partenopeo, condito con forti accenti provenienti dalla tradizione desert rock, ben si destreggia sulle spigolose sonorità che la band ci propone, corrodendo l'aria come solo il vento sa fare, disgregando le molecole per poi ricompattarle tra loro, amplificando quella soffocante sensazione di trovarsi in quel deserto, in un canyon impervio e pericoloso dove non c'è salvezza per nessuno, non per noi giovani avventurieri che ci incamminiamo su una strada impervia e poco battuta, roba da persone davvero coraggiose!

Le atmosfere lisergiche di "Red Sun", in puro stile stoner psichedelico alla Dead Meadow, lasciano spazio ad un certo virtuosismo che spiega le sue ali in "Ash", dove la parte strumentale appare forte e solida, rafforzata ancora di più da una voce intensa ed evocativa, perfetta per lo stile. A fare da corollario a questi due pezzi, si inserisce la più fresca e quasi etnica "El Paso de la Tortuga", che con un colpo di coda ben congegnato, vira leggermente la direzione pur mantenendosi fedele al progetto di base ottimamente interpretato dai ragazzi.

Di certo un ottimo inizio che inizia sotto ottimi auspici e grandi aspettative.
Vi terremo d'occhio!

7/10
Dora

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