venerdì 10 aprile 2015

BANTORIAK - Recension Weedooism

Weedooism
Release Date: 13 Aprile 2015
Label: Argonauta Records





01 – Entering the Temple
02 – Lysergic Tantra
03 – Try to Sleep
04 – Hidden Number Two
05 – Smoke the Magma
06 – Chant of the Stones





Un canto, molto simile ad una nenia lontana, quasi ad una preghiera affidata alle sabbie del deserto, si alza dall'orizzonte lontano turbinando nel vento, spazzata via da quella che sembra una tormenta di polvere che, granello dopo granello, impregna tutta l'aria, confondendo le voci, lasciando solo un suono tintinnate come uno scacciaspiriti a guidarci nella tempesta.

Si apre così Weedooism, il primo album degli italiani Bantoriak, che già attraverso "Entering the Temple", la traccia iniziale del disco, mettono subito in chiaro quelle che sono le più profonde intenzioni del disco: condurci in un viaggio nei più intimi recessi della musica, arrivando ad elevarci in una purificazione quasi catartica che solo l'arte è in grado di compiere.

Danzando come molecole impazzite e disgregate in quel turbinio di suoni e sensazioni, approdiamo ora in un caldo, quasi asfissiante crogiolo di speranze infrante e sogni smarriti che "Lysergic Tantra" pare evocare, per poi essere sbalzati dall'altro capo del mondo con "Try to Sleep", con quel suo motivo mediorientale dal gusto un po' esotico. Ed ecco che il viaggio riparte, non ci si può fermare mai e ci si ritrova immersi in una nebbia fitta fatta di cenere e lava con Smoke e Magma.

Definire questo album d'esordio etichettandolo in un genere, è praticamente impossibile. Le sonorità sono quelle appartenenti ad un heavy psichedelico, con forti e predominanti richiami allo stoner/doom di stampo atmosferico, ma c'è molto più di quanto non si senta ad un primo impatto e che solo a diversi ascolti è possibile riuscire ad afferrare: un gusto quasi vintage per un certo stile musicale, ottenuto anche attraverso l'uso di strumentazioni artigianali molto anni '70.  

Weedooism ci accompagna in un percorso a metà strada tra le rive del Gange e un deserto californiano, arido e silenzioso, funestato dal vento e dalle intemperie ed è questo un viaggio che non ha bisogno d'altro se non della musica per compiersi: non una voce dietro ad un microfono, non distorsioni al limite del naturale, neppure orpelli o trovate all'ultima moda per accattivarsi un pubblico sonnolento e un po' distratto. È l'essenza stessa della musica a farla da padrona, unita perfino all'eco di quella che sembra essere una natura selvaggia ed incontaminata, che viene evocata, mai palesata, ma che noi sappiamo essere lì, proprio davanti a noi.

Se la musica ha mai avuto un reale potere, allora è proprio questo: creare immagini attraverso i suoni, cancellare le certezze della mente per elevare il pensiero ad un'altra dimensione, in quel viaggio unico e inaspettato che i Bantoriak sono stati capaci di approntare per noi con una sola raccomandazione: seguire i propri passi ovunque essi decidano di portarci.

7/10

Dora