lunedì 27 aprile 2015

Prehistoric Pigs - Everything Is Good recensione

Everything Is Good


Release: 27 Aprile 2015

Tracklist:
1. Everything Is Good I
2. Universally Droning
3. Red Fields
4. Shut Up, It's Raining Yolks
5. When the Trip Ends
6. Hypnodope
7. Zug
8. Everything Is Good II




Lo stoner rock proposto dai Prehistoric Pigs è strumentale, distorto, con un sound a volte grezzo ma non per questo fastidioso o poco curato, capace di spaziare tra diverse atmosfere, da quelle doom a quelle psichedeliche, arrivando perfino a toccare influenze space che rafforzano decisamente tutto quanto il contesto, rendendolo sfaccettato e ricco di innumerevoli sfumature, forse non tutte udibili al primo ascolto, ma percepibili fin dall'inizio e capace di arricchire un album che ha davvero diversi chiavi di lettura tutte stratificate e ben equilibrate.

Il disco si apre con "Everything Is Good I", capace di imporsi immediatamente proprio per queste sue caratteristiche ricche e dense, capaci di evocare scenari diversissimi e tutto grazie alla musica, univa e grande protagonista delle otto tracce che vanno a caratterizzare questo percorso fatto di note. Ma se credete che sia tutto qui, allora aspettate di ascoltare "Universally Droning" che si veste di abiti totalmente nuovi, inaspettati, completamente diversi da quelli sfoggiati in precedenza, ma strutturalmente ed evocativamente coerenti con quella linea narrativa che i Prehistoric Pigs hanno deciso di intraprendere con questo disco. Ed ecco che poi, con una brusca virata, arriva "Red Fields", anch'essa diversa, quasi esotica nei suoi passaggi di chitarra di ottima fattura.

Lasciatevi condurre nel sabbioso deserto californiano da un basso cupo e grave, permettete alla band di condurvi fin nelle più oscure e profonde viscere della terra, attraversate il cielo stellato fino ad approdare su una delle lune di Saturno e non abbiate paura a farvi incantare da quegli assoli che tanto devono alla imperitura memoria di Hendrix, per poi farvi trascinare dagli accenti di melodie kraut rock e dai riff che richiamano uno stoner kyussiano.

C'è davvero di tutto in questo disco e ciò che manca, ovvero la voce, diventa un'assenza presente, che non ha bisogno di un microfono per esprimersi, aleggiando nell'aria senza invadere uno spazio che non è suo.

7/10
Dora

Members:
Juri Tirelli - chitarra 
Jacopo Tirellli – basso 
Mattia Piani - batteria
Maria Vittoria Pivetta – violoncello su Hypnodope