giovedì 9 aprile 2015

MATTHAU MIKOJAN: HER FOREIGN LANGUAGE recensione

MATTHAU MIKOJAN - HER FOREIGN LANGUAGE

INVERSE RECORDS
RELEASE DATE:
Finland: 27.3.2015
International: 10.4.2015

Track list
1. Wrapped
2. Things You Can’t Handle
3. No Preference
4. You
5. Presence
6. Another Snake In Paradise
7. Lobotomy Blues
8. Hours Overdue
9. Good Nights, Bad Mornings
10. Life Can Suprise
11. Gold & Silver
12. Thoughts Of Glass
13. Maquerade

Cosa succederebbe a un musicista di lungo corso se, giunto a un certo punto della propria carriera, si ritrovasse senza label, band e booking agency ma che, nonostante tutto, volesse caparbiamente continuare la sua profonda e irrinunciabile relazione amorosa con la divina Euterpe? Probabilmente reagirebbe come Mathau Mikojan e deciderebbe di sparire per un po' dalla circolazione per dedicarsi anima e corpo alla sua capricciosa musa, per studiare con la dovuta attenzione tutti i segreti e i trucchi celati dietro alla registrazione di un album, perché, diciamocelo, una cosa è stare dietro a un microfono, ben altra è stare al banco del sound engineer.

Mikojan, veterano della scena rock finnica dalla fine degli anni '90, figlio d'arte, cresciuto in una famiglia di musicisti e militante in almeno un paio di band alla voce e alla chitarra, prima di dedicarsi al progetto solista, ha appena sfornato "Her Foreign Language", album di 13 tracce, uscito sotto Inverse Records a fine Marzo nella sua terra natia e disponibile per il resto del mondo a partire dal 10 Aprile. Frutto di quasi 2 anni di paziente lavoro, tra momenti di alti e bassi, ma sempre molto voluto e molto sentito dal punto di vista emotivo, un po' come un figlio, quest'album ci racconta un Matthau, uomo e artista con le sue tribolazioni e i suoi entusiasmi. Rispetto ai lavori precedenti con i Bloodpit e con la band omonima, capiamo subito di trovarci davanti a un prodotto genuino, onesto, come sincera e onesta è la bella prefazione all'album, scritta da Mikojan stesso, che consiglierei di leggere un po' a tutti, specialmente ai musicisti che si trovassero in un momento buio, davanti al temibile bivio, divisi tra la triste prospettiva di abbandonare tutto e la più difficile scelta della perseveranza, quella che costa più fatica, più lacrime e sudore, ma che poi alla fine appaga più di tutte e lascia in bocca il sapore della vittoria.

E allora seguiamo Matthau traccia dopo traccia e proviamo a gustare un po' di quel senso di rivalsa e di soddisfazione di chi "ce l'ha fatta".

"Wrapped" è il brano d'apertura, che in una strofa contiene il titolo dell'album quando recita "I let her speak her foreign language" e che mescola atmosfere settantiane con un po' di quello che sembrerebbe un grunge stile Pearl Jam. "Things You Can’t Handle" ha un ritmo più ammiccante e un maggiore appeal rispetto al brano precedente e procede tra belle schitarrate tra rock e un pizzico di blues. "No Preference", trascinante, allegra, talmente gradevole da volerla ascoltare a ripetizione, dal sapore Southern e country, suonata live sarebbe ballata fino allo sfinimento. "You", invece, è intimistica, una sorta di ballad, una dedica forte e delicata allo stesso tempo; "Presence", con il suo gothic mood di voce profonda e chitarre, si distacca notevolmente da tutte le tracce considerate finora. "Another Snake In Paradise" è un ruggito dissacrante e molto coinvolgente per ritmo e ritornello; "Lobotomy Blues", manco a dirlo è un pezzo blues, lento e all'apparenza piuttosto classico, se non fosse per il testo ironicamente autocommiserativo; "Hours Overdue" attacca con schitarrate e ritmi anni 50' e l'audience può tornare a muovere il bacino e continuare a farlo con "Good Nights, Bad Mornings"; "Life Can Surprise" ci esorta a non buttar via il nostro prezioso tempo e a non cercare scuse per non aver realizzato i nostri sogni; "Gold & Silver" ci riporta alle atmosfere rock anni 50' e scommetto che dal vivo potrebbe funzionare piuttosto bene come anche "Thoughts Of Glass" e "Masquerade", che chiude energicamente un album nell'insieme piacevole, con qualche momento, a mio parere, un po' troppo riflessivo, ma verace e diretto, il che, però, non vuol dire per forza easy. 

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Voto 7/10
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