mercoledì 12 luglio 2017

Cellar Darling - This Is The Sound

"This Is The Sound"

Release Date: on 30th June 2017


Country: Switzerland

Style: Folk Rock 

Tracklist: 
1. Avalanche 
2. Black Moon 
3. Challenge 
4. Hullaballoo 
5. Six Days 
6. The Hermit 
7. Water 
8. Fire Wind & Earth 
9. Rebels 
10. Under The Oak Tree 
11. High Above These Crowns 
12. Starcrusher 
13. Hedonia 
14. Redemption


Cover Me With Snow, Freeze Me to Death, Forever I'll Lay in the Alpin Bed” parole che suonano quasi come un augurio per chi, come me, sta già morendo lentamente e inesorabilmente per la calura estiva, ma che all'improvviso si ritrova ad ascoltare questa superba canzone dal titolo Avalanche, il cui video ufficiale su Youtube, apre proprio con le parole sopra citate. Opening track di un vero gioiellino di debut album firmato Cellar Darling, intitolato This Is The Sound, uscito per Nuclear Blast una decina di giorni fa, Avalanche è un tuffo in un suono fresco eppure dalle radici solide, antiche, ancorate in qualche zona atavica della nostra materia cerebrale, quella in cui sono archiviate storie di popoli antichi e voci eteree di menestrelli che cantano le gesta degli eroi e delle loro battaglie. Formatisi appena un annetto fa, i Cellar Darling altri non sono che tre ex membri della ben più nota folk metal band svizzera Eluveitie e precisamente la talentuosa polistrumentista Anna Murphy alla voce e a quell'incredibile aggeggio, la ghironda (hurdy gurdy) strano misto tra violino e organetto a manovella, Ivo Henzi alla chitarra e al basso e Merlin Sutter alle percussioni. Che si tratti di musicisti di grande esperienza, tecnica e talento, si capisce immediatamente, perché questo è un genere in cui è difficile improvvisarsi e riuscire così bene. La vocalità della Murphy in questa nuova avventura, secondo me, ci guadagna, ne esce esaltata, potente, protagonista, come merita, perché è davvero incantevole, nel vero senso del termine, sa ammaliare e incantare, appunto.
Senza troppe cornamuse e ridondanza di violini, con una strizzatina d'occhio al metal più classico, quest'album piacerà anche agli storici fans degli Eluveitie, oltre che a tutti coloro che apprezzano questo genere epico e folk allo stesso tempo, in cui lo story telling ha quasi lo stesso peso dell'accompagnamento musicale, perché il bello è seguire una storia, un po' come tornare bambini e farsi raccontare le avventure di principi, cavalieri, principesse, battaglie e leggendarie vittorie.
E ora passiamo a un veloce track by track. 
"Avalanche", come ho già scritto, è un gran pezzo, il mio preferito dell'intero album, in cui già si intuisce di che spessore sarà il resto. La voce della Murphy è spettacolare e si sente che per lei è proprio uno strumento come un altro, per la maestria e la tecnica con cui ne fa uso, volteggiando tra le ottave con leggerezza, apportando quel tocco di magia, che in questo genere musicale non guasta. Henzi e Sutter si destreggiano abilmente alle rispettive armi e colpiscono nel segno, rendendo questa track la più “catchy” dell'album, con un ritornello che si pianta da subito nelle nostre sinapsi, ma dalle tonalità così elevate che non so quanti potrebbero arrivarci.
"Black Moon" rimane in un ambito apocalittico da fine del mondo vicina, o presunta, con un bel refrain, stavolta decisamente più cantabile e dal vivo potrebbe funzionare alla grande.
Challenge è una sfida a singolar tenzone, una battaglia di spade con un gran bel giro di chitarra di Henzi che qui duella con la Murphy e ne esce ex aequo.
"Hullaballoo" è più rabbiosa e urlata rispetto alle due precedenti, più cattiva anche negli arrangiamenti delle chitarre e Sutter picchia parecchio, facendo cantare i suoi tamburi.
"Six Days" vanta una splendida intro di piano, ma presto si capisce che sarà un pezzo sul filo del rasoio tra il dolce assolo di un Irish flute e la ruvidità delle chitarre.
"The Hermit" è un'altra traccia bella tosta, che si distacca di molto dalla successiva "Water", di nemmeno due minuti di durata, la maggior parte dei quali occupati da una lunga, dolce e onirica intro di arpeggi alle sei corde, seguita da un coro di voci eteree, guidate dalla Murphy. Unico neo, si interrompe abbastanza di netto, forse avrebbe meritato uno sfumato di sottofondo in chiusura.
"Fire Wind & Earth" torna ad agitare le acque come un maremoto, anche se è proprio l'acqua a mancare come elemento nel titolo, perché è stata celebrata nella track precedente, immagino.
"Rebels" è una sorta di ballad in cui spiccano i rimandi alle radici musicali celtiche, ma con arrangiamenti decisamente meno orchestrali e più rock. Dal vivo sarà un delirio.
"Under The Oak Tree" è un altra track di spessore, con un refrain orecchiabilissimo, supportato dalle cornamuse che ci fanno viaggiare, trasportandoci sulle ali di un grifone, tra le cime delle montagne, sfiorando valichi, pendii e cascate, con lo sguardo che si perde nel verde delle pianure e finisce ai piedi di un'enorme quercia, che ci accoglie sotto la sua chioma come l'abbraccio della Grande Madre.
"High Above These Crowns" è poetica e straziante, ma molto breve, con una parte vocale inarrivabile, che nei momenti più delicati a tratti ricorda vagamente Bjork.
"Starcrusher" è il ritorno alle sonorità più cattive e ai ritmi più sfrenati
"Hedonia" è cantata in una lingua che sembrerebbe antico elvetico, è la traccia più lunga dell'album, supera di parecchio i 7 minuti e il combo ne approfitta per sfoggiare tutte le carte a disposizione.
"Redemption" chiude egregiamente con stile un album adatto a un ascolto meditativo e sognante, un debutto col botto, che merita davvero. Notevole anche l'artwork che lo accompagna.